Da Katmandu alla Santa Alleanza per la Blockchain passando per la Currency Cold War, sulle note di Rino Gaetano

Ieri ricorreva l’anniversario della morte di Rino Gaetano; all’alba del 2 giugno 1981 un incidente stradale poneva fine alla carriera del cantautore crotonese. Facendo leva su tre sue caratteristiche fondamentali (l’inconfondibile voce ruvida, l’ironia e la profondità dei suoi testi, la denuncia sociale che riecheggiava spesso nelle sue canzoni), aveva raggiunto il successo dopo una lunga gavetta. Di lui si è sempre detto che era “avanti”… probabilmente, visti i gusti dell’epoca, era avanti di qualche decennio ma nonostante questo riuscì a ricavarsi una nicchia tutta sua nel panorama musicale italiano. Ieri, leggendo una notizia che vi commenterò qui di seguito, mi è tornata alla mente una delle sue canzoni meno conosciute, “A Kathmandu”“A Khatmandu, c’è anche il gurù, ci porta in paranoia predicando a testa in giù, a Khatmandu, non dormi più, ti sforzi di scavare dentro i tuoi tabù…”

Katmandu, come tutti sapete è la capitale del Nepal, ed è proprio questo stato dominato dall’Himalaya è stato teatro di una bellissima storia di innovazione ed inclusione; la protagonista è la app Khalti, un e-wallet nepalese che ha aiutato il popolo di quella nazione a pagare, in modo smart, le fatture di telefonia, tv sat, forniture elettriche e tanto altro. Khalti, che in nepalese significa “tasca”, ha oggi, a soli tre anni dal suo debutto sul mercato, circa 115 dipendenti di cui 50 sono donne, 1,2 milioni di utenti registrati, 150mila attivi di cui oltre 70mila sono donne. Sono state proprio le donne a guidare il successo di questa app, nonostante vivano in condizioni fortemente discriminatorie (matrimoni infantili, violenze, salari più bassi dei colleghi uomini), cosa che porta un pesante “divide” anche in termini di “empowerment” economico. Grazie però al supporto del Fintech Innovation Fund della Nazioni Unite e del programma di accelerazione Spring, Khalti è riuscita a lanciare la campagna “Smart daughter”, che ha permesso di formare 10mila donne e ragazze nepalesi, tra i 15 e i 35 anni, fornendo loro conoscenze e competenze finanziarie. Questa nuova consapevolezza e disponibilità di servizi, sommata ad un efficacissimo passaparola, ha permesso di mutare la condizione femminile contribuendo a demolire uno degli stereotipi in essere in quella società e cioè quello secondo il quale solo gli uomini possono pagare le bollette. Oltre a questo progetto, Khalti ha avviato un programma di supporto a 3500 aziende, piccole e medie, guidate da donne, al fine di rafforzare i mezzi di sussistenza e l’emancipazione dell’universo femminile. Proprio una bella storia !

La giornata di ieri ha visto la nascita di InterWork Alliance, una sorta di Santa Alleanza (ne fanno parte, tra gli altri, Microsoft, Accenture, Neo, Digital Asset e SDX) che faciliterà l’adozione e la diffusione della tecnologia blockchain, attraverso l’adozione di standard globali. La direzione di questa alleanza appare chiara : passare dal dire al fare, standardizzando, dove e come possibile, i canoni di sviluppo bypassando il tema della scelta del protocollo da utilizzare, scelta che, fino ad oggi, ha un po’ frenato l’espandersi di questa tecnologia. La speranza è che, stavolta, la mossa funzioni davvero perché non se ne può veramente più di POC e Use case che non vedono mai concretamente la luce.

E’ uscito nei giorni scorsi l’ultimo libro di David Birch, “The Currency Cold War”. Birch è considerato uno dei più grandi esperti di finanza e denaro digitale e in questa ultima sua fatica afferma che grandi stravolgimento ci attendono, di qui a breve, nel modo di comprare e vendere i nostri beni. Al centro di tutto ci saranno i nostri smartphone, ormai in grado di svolgere operazioni complesse come, ad esempio, gestire i nostri acquisti usando, di volta in volta, una valuta diversa a seconda del bene che si sta trattando e della nostra controparte, il cosiddetto “denaro intelligente” o “valuta programmabile” o ancora “valuta di scopo”, ovvero valute digitali che conservano al loro interno una serie di informazioni che con il contante non otterremo mai (chi è la persona che mi sta dando i soldi, qual’è lo scopo della transazione, dove andranno a finire i soldi). Tutto questo in totale trasparenza ed alla luce del sole, tutti potranno vedere tutto. Birch ha pensato anche a coloro i quali desiderassero fare transazioni completamente anonime: questo soggetti potrebbero farlo, pagando però, attraverso tassi di interesse negativi applicati alle transazioni. Nel futuro teorizzato da Birch, le aziende emetteranno i propri token digitali (valute private) in forma al portatore, scambiabili con beni e servizi futuri. Si potrebbe arrivare al punto che una start-up di un parco eolico potrebbe offrire denaro sotto forma di chilowattora riscattabili dopo cinque anni (una nuova forma di obbligazioni…). Non so se il futuro descritto dal libro sia più o meno prossimo, di sicuro, a breve, sentiremo parlare sempre più spesso di valute digitali (CBDC) e, presto ne vedremo l’avvento.

Il mio “a prestissimo e … mai paura” stavolta è accompagnato da una citazione di Rino Gaetano sulla sua canzone “Ma il cielo è sempre più blu” : “Ci sono immagini tristi o inutili, ma mai liete, in quanto ho voluto sottolineare che al giorno d’oggi di cose allegre ce ne sono poche ed è per questo che io prendo in considerazione chi muore al lavoro, chi vuole l’aumento. Anche il verso – chi gioca a Sanremo – è triste e negativo, perché chi gioca a Sanremo non pensa a – chi vive in baracca -“

Request To Pay, la nuova vita degli ATM e le ultime mosse in tema di CBDC e Open Banking

Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay

Nei giorni scorsi VISA ha annunciato, insieme a 100 tra fatturatori e consumatori, di aver terminato in UK i beta test relativi alla Request to Pay (R2P). I partecipanti al test sono già accreditati per entrare a far parte del nuovo schema di pagamento non appena sarà live. La R2P, in buona sostanza, permette l’invio, da parte del beneficiario, di una sorta di bolletta digitale, che il debitore può pagare in real time … praticamente il sogno proibito di tutte le utilities o grandi billers. I vantaggi sono chiari anche per i clienti che potranno regolare il pagamento, in maniera veloce e sicura, da qualsiasi device (pc o smartphone). Per semplificare : il beneficiario effettua una richiesta, il pagatore riceve informazioni sull’importo, la descrizione della transazione e le informazioni sul beneficiario. A valle dell’approvazione della richiesta da parte del pagatore, i fondi passano dalla sua banca a quella del beneficiario. La R2P approderà nel nostro paese, presumibilmente, tra fine 2020 ed inizio 2021, un pò in ritardo sulla tabella di marcia, e le prime banche che supporteranno il servizio dovrebbero essere Intesa, Unicredit, Banco BPM e Banca Sella. Attendiamo fiduciosi.

In una recente intervista al sito MobilePaymentsToday, Simon Powley, Head global advisor consultant di Diebold Nixdorf, multinazionale americana, leader nei sistemi self service di transazioni finanziarie (primi fra tutti gli ATM), ha aperto nuovi scenari sul futuro degli ATM in ottica post Covid. In questi giorni, in effetti, abbiamo constatato come ci siano, per ovvi motivi, lunghe file agli sportelli bancari e questo non ha fatto altro che accrescere, nei clienti, il desiderio di una relazione diversa con la propria banca : più digitale ma con un minimo di interazione fisica, self service ma semplificata ed aumentata nei servizi rispetto ad ora, ottimo livello di offerta da fruire nel massimo della sicurezza; ecco, è proprio in questo ambito appena descritto che, secondo Powley, chi costruisce dispositivi ATM dovrà calarsi nel prossimo futuro, considerando anche il fatto che, nella maggior parte dei paesi europei, escludendo l’area scandinava, sono ancora moltissime le transazioni che vengono regolate per contanti.

Come ben sappiamo, è da tempo che la Cina si trova all’avanguardia nello studio delle monete digitali emesse dalle banche centrali, le cosiddette CBDC (Central Bank Digital Currency), delle quali spesso vi ho parlato dalle colonne di questo blog. Ma la Cina è al top anche per quanto riguarda la produzione e la vendita di smartphone, soprattutto in Africa. Qui, in una realtà dove circa i due terzi della popolazione non ha un conto in banca, dove regna una forte diffidenza verso le istituzioni creditizie e dove la maggior parte dei lavoratori, regolari o meno, viene pagata in contanti, si crea automaticamente un habitat favorevole per le valute digitali; se a questo ci sommiamo che la Cina, tramite alcune delle sue aziende di punta, la Transsion di Shenzen su tutte, punta ad integrare servizi finanziari nei propri smartphone, ecco che il cerchio si chiude. A far tremare i polsi, non ai cinesi ovviamente, ma a tutti gli altri operatori in questi settori, sono soprattutto due numeri : nel prossimo decennio, in Africa, la popolazione di persone in età lavorativa arriverà a toccare la cifra di 1 miliardo ed i consumi interni raggiungeranno un valore pari a 2,5 trilioni di dollari. Se quanto sopra affermato, riportato oggi dalla rivista Left, tra qualche anno assisteremo a pesantissimi sconvolgimenti ma, come dice Simon Powley di Diebold Nixdorf, “We don’t see challenges, we see opportunities”

A prestissimo e … mai paura !

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Pagamenti post pandemia, colonnine di ricarica smart e nuove alleanze nel banking.

Il guru del banking Chris Skinner ha pubblicato, sul suo blog (https://thefinanser.com/) un report sulle prospettive dei pagamenti nel periodo post pandemia. Tutto è cominciato quando un rappresentante dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha consigliato l’utilizzo di strumenti di pagamento contactless in luogo dei contanti, considerando le banconote uno dei mezzi di diffusione del virus. Skinner si interroga ed interroga alcuni tra i più importanti esponenti del settore Fintech europeo (tra cui i nostri Antonio Grasso di Digital Business Innovation, Matteo Rizzi fondatore di FinTechStage e Paolo Sironi una delle voci più ascoltate in tema Fintech), su come sarà il futuro dei pagamenti in Europa. Di sicuro la pandemia non porterà all’eliminazione del contante, ma è altrettanto vero che ha avvicinato moltissime persone all’utilizzo di strumenti di pagamento alternativi e molti di loro sono divenuti affezionati ed ambassador di queste nuove modalità fino a diventarne, come afferma nel report Andrea Dunlop, dei super user. Altro dato da sottolineare è che non esiste una prospettiva valida per tutti i paesi: per i paesi scandinavi ci sarà la conferma di una società quasi completamente cashless mentre, scendendo di latitudine, ci saranno degli impulsi ad andare, in maniera più o meno veloce, verso il raggiungimento di una maggioranza schiacciante del cashless verso il cash. Se poi, i vari attori del sistema saranno sufficientemente bravi, si potranno far toccare con mano, ai propri clienti, i benefici dei pagamenti cashless, non solo in termini di costi bensì di qualità di servizi offerti (grazie all’aumento dei pagamenti elettronici ed alle novità portate dalla PSD2, si potranno offrire, su misura, assicurazioni, microcredito, ecc…). Di sicuro c’è stato un choc, una discontinuità pesante, e bisogna riuscire a tirarne fuori il massimo del valore. Se poi, come ricorda Antonio Grasso, da questo choc le banche centrali cogliessero definitivamente lo spunto di trasformare le valute fiat in denaro digitale, allora il salto sarebbe quantico. Nel rimandarvi alla lettura completa del report, vi lascio con un elemento programmatico espresso da Paolo Sironi : “The time is now, more than ever, to help banks embrace new business models grounded on transparency principles and accelerated by digital technology.”

Ottime novità provengono dal settore della mobilità elettrica: l’australiana Tritium ha presentato una colonnina di ricarica che è in grado di riconoscere il veicolo (cosa riservata, fino ad oggi, solo ai proprietari di Tesla) e di procedere quindi allo sblocco della colonnina ed alla ricarica senza utilizzare alcuna card o app. Questa innovazione potrebbe definitivamente colmare il gap atavico tra il rifornimento con carburante fossile e la ricarica elettrica ed insieme, rispettivamente, alla crescita delle immatricolazioni delle auto elettriche ed al diffondersi di piattaforme paneuropee di ricarica (vedi Hubject), potrebbe generare nuovi e più positivi orizzonti per tutta la filiera della mobilità elettrica. Avanti così l’ambiente ve ne sarà grato.

E’ di ieri la notizia dell’ennesimo accordo in ambito banking: SisalPay|5 e Hype hanno stipulato una partnership che permetterà, ai titolari di un conto Hype di ricaricarlo presso la rete SisalPay|5. La ricarica potrà essere effettuata in contanti e, nel prossimo futuro, anche con il Bancomat. Con questa operazione SisalPay|5 prosegue il suo cammino per consolidare la sua posizione di fornitore di servizi nel mondo Open Proximity Banking con la prospettiva di evolversi in una Fintech Open Platform.

A prestissimo e… mai paura !

Le CBDC e le paure USA, Blockchain tra presente e futuro ed il lato arcobaleno di Mastercard

 

Foto di Tumisu da Pixabay

In un recente rapporto di JP Morgan, a cura di Josh Younger e Michael Feroli, si afferma che le CBDC (Central Bank Digital Currency), ovvero le valute digitali legali distribuite dalle banche centrali, rappresenterebbero un serio pericolo per l’egemonia globale del Dollaro statunitense. In buona sostanza la paura è data dalla possibile emissione di una valuta di riserva globale che possa supportare, in maniera concorrenziale al Dollaro, il commercio internazionale. Il timore è realmente fondato ? Diciamo subito che le CBDC non stanno nascendo per fare concorrenza al Dollaro, bensì per avere una moneta digitale, con tutti i pregi che questa si porta dietro, emessa però da una banca centrale, e quindi al riparo dalle vertiginose fluttuazioni e speculazioni che sono invece il pane quotidiano delle altre cryptovalute, Bitcoin in testa. Pericolo reale o immaginario, l’importante, a mio avviso, è che anche questo rapporto contribuisca in qualche modo alimentare la discussione, la curiosità e la conoscenza intorno alle CBDC e che queste, dopo tanto parlare, vedano finalmente la luce.

Rimaniamo in tema di Blockchain: sul Sole24 Ore di ieri, è stato pubblicato un articolo di Gian Luca Comandini, uno dei massimi esperti italiani in tema di Blockchain e facente parte del gruppo di esperti Blockchain del MISE. Anche lui, più che sulla bontà ed efficacia della tecnologia, insiste su una necessità basilare : “Consapevolezza, comprensione, ordine e studio. Tanto, tantissimo studio” . Lo studio, l’apprendimento, anche su queste tematiche sono fondamentali, ed è ancora più importante non farlo da soli, occorre fare rete, con colleghi e con chi ha la stessa passione. In poche parole, odio ripetermi, anche in questo caso occorre Coopetition: dividersi gli oneri e cercarsi gli onori ognun per se. Chissà se la Blockchain, prima o poi, riuscirà finalmente ad essere “sdoganata” su larga scala ? A questo proposito, confido molto nella diffusione della cosiddetta DEFI, DEcentralized FInance, e delle sue applicazioni, soprattutto in tema, dico io, di InsurtechFin (mi piace questo termine che abbraccia assicurazioni, tecnologia e finanza) alla base della quale ci sono tanto la Blockchain che l’Intelligenza Artificiale. DEFI potrebbe essere un ottimo acceleratore per entrambe le tecnologie. Ora però una domanda mi sorge spontanea: ma il suddetto gruppo di esperti del Mise, oltre ad aver partorito il classico topolino (se non ricordo male si parlò di un’applicazione per la tutela del made in Italy), ha terminato così le sue attività o sta continuando a … studiare ???

Chi continua a studiare, eccome, è sicuramente Mastercard; da quelle parti hanno da sempre presente che si può rimanere sulla cresta dell’onda solo correndo una staffetta con l’innovazione (l’accordo vincente con Enel X per l’aggiudicazione del Fintech Cyber Innovation Lab in Israele è uno degli ultimi esempi). L’altro giorno mi sono imbattuto in un articolo di Open circa le ultime “avventure” del premier ungherese Orban : lo scorso 19 maggio, il governo ungherese ha vietato la registrazione del cambio di sesso nello stato civile e il riconoscimento giuridico dell’identità di genere delle persone transgender (mi verrebbe da dire : Europa dove sei ? ma mi taccio ancor prima di averlo pensato …). Voi direte, cosa c’entra Mastercard con quanto successo in Ungheria ? Lo scorso anno, Mastercard, ha lanciato un challenge per introdurre la True Name Card (sulla carta di credito è riportato il nome scelto dalla persona dopo il cambio di sesso, e non quello presente in anagrafe, che potrebbe aggiornarsi soltanto dopo molti anni). Vi consiglio di guardare il video (a questo link : https://youtu.be/BJzxfwDyyas ) perché fa capire tante cose e l’espressione finale di uno dei protagonisti vale più di tante parole “That’s what I’m”. Allora … Fintech o Banche Italiane, online o meno, la vogliamo fare questa carta True Name ? Come si dice alle mie latitudini : Daje !

A prestissimo e … mai paura !

Le carte miagolano, le challenger banks ruggiscono ed il Bancomat si sveglia dal letargo : welcome to the jungle !

La gatta nella foto è il quadrupede che ci gira per casa da circa 16 anni; si chiama Duchessa e, come vedete, ha accolto in maniera “rock” la notizia del debutto sul mercato di una carta di credito miagolante. E’ proprio così avete capito bene : la startup gallese Anna (il cui acronimo sta per Absolutely No-Nonsense Admin), ha appena chiuso un round di finanziamenti di circa 19,7 milioni di Euro, e si rivolge principalmente alle PMI. Oltre a supportare i clienti per la fatturazione, la contabilità e la dichiarazione dei redditi, la app di Anna è corredata da una carta di credito, circuito Mastercard, con un design fatto quasi esclusivamente a mano, che, ad ogni pagamento … miagola ! Nel prossimo futuro è previsto un arricchimento delle funzionalità della app in ottica Psd2, sia per il mercato UK che per quello europeo. Se avete tempo e voglia, seguendo questo link troverete il video casting che è servito a trovare il miagolatore ideale.

Quando vi dicevo che bisogna darsi una mossa per quanto riguarda l’educazione bancaria, finanziaria e digitale, intendevo mettere chi dovere, in grado di parare colpi che, prima o poi, sarebbero arrivati; il primo, che rischia di essere pesantissimo, lo ha assestato N26 facendo partire sui social l’hashtag #tuttosullabanca; in buona sostanza un’efficace campagna di marketing, indirizzata a far emergere le differenze tra soggetti innovativi e digital first e le banche tradizionali. Il momento è propizio per questo tipo di iniziative ed i tedeschi di N26 non si sono fatti pregare (a proposito… lo sapranno tutti che N26 è un soggetto bancario che risponde all’autorità di regolamentazione finanziaria tedesca ? Così, giusto per la trasparenza…). Un sondaggio, commissionato dalla stessa banca, ha fatto emergere una generale “preoccupazione” dei cittadini verso le proprie finanze e verso chi le ha in gestione, ed una pesante insoddisfazione degli stessi circa il rapporto che li lega alla propria banca, sbandierando l’applicazione inaspettata di costi aggiuntivi da parte del proprio istituto … Banche, se ci siete battete un colpo ! O anche un miagolio

Avete presente quando si dice “un fulmine a ciel sereno” ? Ecco è andata proprio così ! Un po’ tutti gli addetti ai lavori (quelli credenti quanto meno) avevano già in mano il rosario per la veglia funebre del Bancomat ma, all’improvviso, ecco il fulmine : Bancomat sale a bordo di Samsung Pay. Potrebbe essere un primo passo per il rilancio digitale di questo strumento di pagamento che, ormai da mesi, stava un po’ avvitandosi su stesso, nonostante i tentativi di rianimazione effettuati con BancomatPay. Anche qui si dovrà scontare, però, una partenza a scaglioni, ovvero, non da subito tutti i bancomat di tutte le banche saranno smaterializzabili all’interno di SamsungPay: si comincerà con quelli di Intesa San Paolo, UBI e Cassa Centrale Banca, e poi gli altri seguiranno a ruota. Ecco è proprio questa granularità a portare nuvole nere sul buon esito dell’operazione (è stato così anche per BancomatPay). Vedremo se stavolta, a dispetto delle previsioni, l’operazione avrà successo.

Tornerò, solo telegraficamente, sulla Coopetition (tema che avevo affrontato in altro post e che trovate qui); lo faccio lasciandovi un pensiero della filosofa americana Judith Butler : “Nonostante i secoli di proclami a proposito dell’Homo erectus, l’umano non sta in piedi da solo” … e, aggiungerei, che l’Homo Sapiens, da solo, non è che sia così tanto sapiens.

A prestissimo e … mai paura !

Cash vs Cashless passando per la Digital Identity.

ImmagineE’ con un pizzico di emozione che mi affaccio a questo nuovo mondo; lo faccio per condividere le mie esperienze e le mie passioni, con chi conosco ma, soprattutto, con chi non conosco !
Inizierò parlandovi di “digitalizzazione” e “cashless”.
Qualche giorno fa, Rick Coeckelbergs, ha posto una domanda in un suo post su Linkedin :

Può la tecnologia cambiare il rapporto di forza oggi esistente tra pagamenti Cash e pagamenti Cashless (oggi è circa di 4 a 1), in favore del Cashless ?

La mia risposta è ovviamente un SI, ma che sento il dovere di argomentare…
La tecnologia può esserci di aiuto, ma non possiamo pensare di effettuare un cambiamento culturale, mettendo semplicemente a disposizione degli strumenti di pagamento digitale: dobbiamo educare le persone ad usarli !
Nella mie personale esperienza, ho messo a disposizione dei clienti della mia azienda, molteplici sistemi di pagamento ma non tutti hanno avuto il riscontro sperato, e la motivazione è stata sempre la stessa, mancanza di educazione ed informazione; non tanto da parte di chi gestisce od espone il metodo di pagamento, quanto dalle istituzione bancarie e dagli stackholder interessati. Nella nostra cara Italia, la maggior parte delle persone, preleva i soldi al bancomat per poi attraversare la strada ed utilizzare il contante per pagare i propri acquisti…
Per cambiare queste abitudini radicate occorre uno sforzo molto più grande ed articolato che quello di mettere a disposizioni dei clienti piattaforma di pagamento tecnologicamente avanzate e digitali. Occorre che tutti gli attori coinvolti nella catena dei pagamenti facciano opera di “evangelizzazione” e che, in qualche modo, incentivino ad utilizzare mezzi alternativi al contante.
Secondo me le strade percorribili, parallele, sono due:

1) Premiare l’utilizzo di piattaforme alternative al contante (riduzione della commissione da parte del PSP, premi in Loyalty da trasformare in sconti, da parte dei Merchant)

2) Sviluppo “coatto” di un wallet digitale

Il secondo punto merita un approfondimento maggiore.
La mia personalissima idea su questo tema è la seguente : ad ogni codice fiscale si abbina un’identità digitale ed un wallet digitale.
Il meccanismo, ovviamente da approfondire e da declinare nel dettaglio potrebbe essere il seguente: ad ogni codice fiscale vengono agganciati, in maniera “silente”, l’identità digitale (SPID ad es) ed un wallet digitale. Al primo contatto della persona con la PA (richiesta certificati anagrafici, visite mediche, gestione pratiche agenzia delle entrate, ecc…), l’identità digitale ed il wallet, unici strumenti che permettono lo svolgimento della pratica o del pagamento,  vengono attivati in tempo reale e sono pronti per l’utilizzo.
E’ un’idea che lanciò così, ancora in stato embrionale, ma sulla quale vi invito a riflettere, magari per ampliarla insieme e per renderla un qualcosa di tangibile; le idee non ci mancano, la tecnologia ci assiste e questo è il primo mattoncino … Si può fare !

 

 

 

News dalle challenger banks, imbuti didattici e il sorriso di Nannarella

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Era il 1973, in settembre, quando Anna Magnani morì ed io, che avrei compiuto, giusto la settimana dopo, sei anni, non potevo ovviamente sapere nulla di lei. Ho imparato a conoscerla anni dopo, guardando i suoi vecchi film ed innamorandomi di quel sorriso schietto e di quello sguardo vissuto, profondo e malinconico. La sua risata esplosiva era contagiosa ed un pizzico di quell’allegria, tipicamente romana, sorniona, accompagna sempre i miei post, alleggerendoli e rendendoli, magari meno “tecnici”, ma di certo più semplici, diretti e, spero, godibili. Torneremo da Nannarella (così la chiamiamo da sempre noi romani) a fine post.

Andrea Isola, General Manager di N26, intervistato da Fintech District, fa il punto della situazione sui loro recenti sviluppi nel mercato italiano. A conferma di alcuni trend già comparsi recentemente in alcune ricerche, apprendiamo che il 45% dei clienti di N26 è over40, dimostrando un avvicinamento sempre maggiore al digitale da parte di clienti maturi ed anziani. Le caratteristiche di N26 che vengono maggiormente apprezzate, sempre secondo Isola sono : trasparenza (bah), sicurezza e user experience. Sulla trasparenza non esprimo altri commenti se non quello presente tra parentesi, sulle altre due mi sembrano caratteristiche che hanno la maggior parte delle app bancarie (più o meno ovviamente) … scorro poi velocemente l’indicazione degli altri punti di forza (onboarding veloce, digital only, condivisione del denaro e degli accounts). Magari sarà una mia deformazione professionale ma non ci vedo nulla di veramente disruptive in tutto ciò … sarà mica che questa tipologia di soggetti contano sull’effetto moda/novità/fa figo e non impegna ? E non sembra anche a voi che “prendano” senza “dare” (non parlo di servizi ma di valori ovviamente). Una delle consorelle di N26, Monzo, non sembra navigare in ottime acque e, svaniti i tentativi di una potente ricapitalizzazione è passata a licenziare circa 300 persone in UK e altre 165 in USA. Che siano i primi campanelli di allarme per l’intero settore delle challenger banks ? Che ci si stia rendendo conto che un modello del genere ha un’espansione limitata ? Tasto pausa, caffè, riflessione.

Un infortunio lessicale del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina (“gli alunni non devono essere riempiti come imbuti”) ha oggi tenuto banco, inevitabilmente, sui social e sui mezzi di comunicazione; il fatto che questo sia il principale argomento di discussione e sia finito tra i principali trend di Twitter, la dice sulla voglia degli italiani di cogliere al volo il minimo segnale e sfruttarlo al massimo pur di far polemica (o per distrarre, chissà). Io, invece, mi soffermerei su alcune frasi, estrapolate da una lettera che lo stesso ministro ha inviato a La Stampa e che è stata pubblicata oggi : “Impariamo a vivere il digitale con complicità, non con estraneità” , e poi, “Le riaperture delle scuole in altri paesi europei, sono realmente “didattica” o sono tentativi, più che giustificati, di recupero di forme di socialità ?” e termina con “Non c’è alcun modello distopico all’orizzonte, nessuna scuola in remoto. Riapriremo le scuole. Ma sarà anche necessario avere scuole più aperte”. Ecco se ci si concentrasse su queste affermazioni e su queste fossimo in grado di sviluppare un dialogo costruttivo allora, forse, saremo cittadini migliori.

Uno degli aforismi più belli che ci ha lasciato Nannarella è questo :  “Di errori ne ho fatti parecchi. Non dimentico i torti subiti, spesso non li perdono, ma non mi vendico : la vendetta è volgare, come il rancore. Questo mi da una tal forza da leoni, una forza che non mi fa avere paura di nulla”

E allora, a maggior ragione … A prestissimo e … mai paura !

Facebook Monday, Smart Working e un richiamo a Terra Madre

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A leggere le notizie di oggi sembrava di trovarsi nel bel mezzo di un Facebook Monday; tutte le principali attenzioni erano rivolte al network di Zuckerberg. Nel terzo anniversario della multa comminata nei confronti del social americano da parte della Commissione Europea (110 milioni di Euro per aver per aver fornito agli utenti informazioni fuorvianti circa la sua acquisizione della app mobile WhatsApp), Margrethe Vestager (lei, oggi come allora), Commissario Europeo per la concorrenza, afferma che un provvedimento di tassazione più equo, la cosiddetta Webtax sia ormai non più rimandabile (per quello che conta è il mio stesso pensiero, anche se altre, in aggiunta a questo, potrebbero essere le azioni verso i giganti del web); Vestager è al lavoro con il Commissario Europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, al fine di dirimere una non semplice matassa: pur sei i vertici della CE hanno ben chiari gli obiettivi, ci sono dei paesi, specie quelli in cui i colossi americani hanno la base europea e dove godono di un regime fiscale tollerante, che continuano a mettersi di traverso per il timore di perdere le entrate connesse all’ospitalità degli svariati quartier generali. Il braccio di ferro sarà duro e senza esclusioni di colpi, si accettano scommesse !

Nel frattempo, Zuckerberg, grazie all’acquisizione di circa il 10% del big indiano dell’ecommerce Reliance, punta dritto allo sbarco in questo settore. L’India è una piazza molto interessante, visti i suoi circa 1,3 miliardi di abitanti, e Reliance, facente capo alla famiglia Ambani, con i suoi oltre 400 milioni di utenti, rappresenta un ottima palestra in vista di un futuro ruolo di Facebook nel settore mondiale del retail. Sono bastati pochissimi giorni perchè il pilota di una piattaforma che gestisce gli acquisti tramite Whatsapp, catalizzasse l’interesse di oltre 6000 negozi, in un’area ristrettissima dell’India. Se colleghiamo questa notizia alle parole della Vestager … la Commissione Europea sembra Paperino, quando in un vecchio cartoon, cerca con le dita e con le zampe di turare i buchi, sempre più numerosi, di una tubatura dell’acqua …

Sempre oggi, in questo Facebook Monday, Thierry Breton, Commissario Europeo al Mercato Interno, ha incontrato proprio il nostro Zuckerberg, per discutere “il ruolo e la responsabilità delle piattaforme online durante la gestione della crisi sanitaria”. Vedremo nei resoconti di domani cosa ne sarà scaturito; qui non si accettano scommesse (non mi piace perdere facile…)

Sul Mattino di oggi, ho letto un articolo di Alessandra Graziottin sullo Smart Working e le sue possibili evoluzioni nel prossimo futuro. I pregi dello smart working (quello ante Covid, 1 o 2 giorni a settimana) li conosciamo tutti, e speriamo che quel modello si diffonda presto e rimanga permanentemente a beneficio della maggior parte dei lavoratori italiani; conosciamo, purtroppo, anche qui troppo bene, i difetti del Long Smart Working che stiamo sperimentando tuttora : manca la “liturgia del lavoro”, manca il piacere delle riunioni faccia a faccia, manca il fare e sentirsi parte di una squadra, manca la pausa caffè e le chiacchiere che ne derivano… in buona sostanza, manca la vita vera ! 

Carlin Petrini, fondatore di Slow Food e anima di Terra Madre, qualche giorno fa, ricordando le difficoltà che si hanno sul fronte dell’agricoltura, in tutto il mondo, a causa dell’inquinamento, del malgoverno e della criminalità, ricordava di aver visto, in Cina,  un murales che recitava così : “Non torneremo alla normalità perché la normalità era il problema”.

A prestissimo e … mai paura !