Il Blog di Giovanni Vattani

Dalle innovazioni nei sistemi di pagamento, alle nuove tecnologie, dal Fintech alla Blockchain

Il Banco dei Medici fu tra le prime istituzioni bancarie a vedere la luce nel panorama europeo; fondato a Firenze nel 1397 da Giovanni di Bicci de’ Medici (capostipite della famiglia che fece grande Firenze nelle generazioni a seguire), conobbe il massimo splendore sotto la guida di Cosimo de’ Medici, il quale fece espandere l’operatività del Banco grazie all’apertura di alcune importanti filiali (Venezia, Napoli, Ginevra, Lione, Londra, Bruges). Alla sua morte, la signoria di Firenze, in considerazione del lustro che Cosimo aveva portato, non solo alle istituzioni finanziarie fiorentine ma alla città tutta, decise di dedicargli una lastra commemorativa davanti all’altare della Basilica di San Lorenzo, realizzata dal Verrocchio, riportante l’epigrafe “Pater Patriae” (titolo che veniva conferito nell’Antica Roma per meriti nei confronti dello Stato). Cosimo morì nella sua villa di Careggi (Firenze), il 1° Agosto 1464. In suo ricordo, proprio in questa data ma ai giorni nostri, si celebra la Giornata Mondiale del Fintech. Nei giorni scorsi, a dire il vero, non c’è stato molto clamore intorno a questa ricorrenza… sarà mica perché, tutto sommato, ci sia poco da festeggiare ? Beh quello che possiamo dire è che, come già ricordato qualche giorno fa da David Birch, in un articolo su Forbes, è ormai risaputo che il settore dei servizi finanziari (Fintech compreso) sia uno dei settori meno innovativi dell’economia.Più volte mi sono associato a questa definizione, che risuona un po’ come “il re è nudo” della celebre favola di Hans Christian Andersen “I vestiti nuovi dell’imperatore”. Possiamo poi aggiungere che, nonostante la forte crescita di clienti dichiarata dalle neoBank, nei primi mesi del 2020 (che però ha avuto come contraltare una diminuzione dei download delle app rilasciate proprio dalle neoBank), non si è ancora realizzata una vera trasformazione del mercato – c’è stato soltanto un indebolimento delle banche tradizionali ma non una vera migrazione di clienti dalle banche tradizionali alle neoBank. Il futuro del Fintech è sicuramente roseo ma di strada ce n’è ancora tantissima da fare ed è una strada piena di cunette e dossi, sulla quale occorre fare molta attenzione ! Non lo faccio mai ma questa volta non posso proprio resistere… chiuderò questo post con una vignetta, tanto simpatica quanto esplicativa della cosiddetta innovazione che ci viene sbandierata sotto il naso ad ogni piè sospinto.

A prestissimo e… mai paura !

E’ da tempo ormai che le BigTech hanno adottato l’India per testare e lanciare le loro soluzioni, sia in ambito social che nel finance. WhatsApp, forte dei suoi 400 milioni di utenti in India, ha recentemente annunciato il lancio di un servizio di comunicazione automatica tra i clienti ed il loro istituto di credito; per ora hanno aderito Icici Bank e Hdfc, ma è probabile che se ne aggiungeranno altre. Se vogliamo estremizzare possiamo dire che si sta implementando una sorta di PSD2 ante litteram. Da Facebook fanno sapere che lo sviluppo si innesta nell’iter che cerca di avvicinare alle banche le fasce di clientela a reddito più basso e quelle che risiedono nelle aree rurali. Pur inserendosi in un quadro di crisi del settore bancario indiano, che sta portando a fusioni tra istituti e ad una diminuzione della banche pubbliche, l’iniziativa ha però tra i suoi obiettivi quello di intercettare l’alta liquidità disponibile, e non investita, generata dal forte sviluppo economico di quel paese. Questa iniziativa segue, di un paio d’anni, il lancio di WhatsApp Pay; il sistema di pagamento ha trovato tantissimo ostacoli normativi sulla sua strada e, di fatto, il suo sviluppi si è fermato; probabilmente il lancio di questi nuovi servizi dovrebbe servire a sdoganare definitivamente anche la parte pagamenti. Oltre a Facebook anche Amazon si sta muovendo con decisione nel mercato indiano; il gruppo di Bezos, la scorsa settimana, ha annunciato il suo ingresso nel settore delle assicurazioni dei veicoli a due e quattroruote. In buona sostanza si tratta di una partnership con il colosso Acko General Insurance, di cui Amazon è anche un investitore. Nel prossimo futuro, Amazon conta di espandere questi servizi assicurativi al mondo della salute e dei viaggi. Come nel caso illustrato in precedenza, anche qui la base potenziale di clienti è molto vasta a causa della difficoltà, sia logistiche che finanziarie, ad accedere ai servizi assicurativi tradizionali.

Al contrario di Facebook ed Amazon c’è anche chi rinuncia ad “invadere” altri paesi con le proprie soluzioni in tema di innovazioni finanziarie ed assicurative: Elon Musk, ad esempio, vuole diventare profeta in patria ed ha annunciato, nel corso della scorsa settimana, la volontà di lanciare una grande compagnia assicurativa (in realtà siamo già al secondo tentativo, il primo riguardava un test fatto in California) che utilizzerà i dati generati dalle sue automobili al fine di determinare lo stile di guida del proprietario e, di conseguenza, l’importo della polizza. Nei progetti di Musk, Tesla Insurance dovrà essere il prodotto assicurativo più economico e più innovativo per il proprietari di una Tesla. La notizia di un’assicurazione basata sui dati generati dalle auto ormai non dovrebbe essere più una notizia clamorosa, ma il fatto che dietro a tutti ciò ci sia la visione di Elon Musk non fa altro che aumentare l’attesa di questa nuova soluzione.

A prestissimo e … mai paura !

La foto sopra è stata scattata il 28 settembre 1996 quando, il fantino che vedere scendere da cavallo in maniera funambolica, stabilì un record tuttora imbattuto: vincere tutte le corse in programma quel giorno nell’ippodromo inglese (ben sette). “Frankie”, questo è il soprannome del fantino italiano immortalato mentre esterna tutta la sua gioia, è nato il 15 dicembre 1970 a Milano, ultimo rampollo di una nota famiglia di fantini originari della Sardegna. Il padre Gianfranco, intravedendo nell’adolescente Frankie le caratteristiche del grande campione, lo affida, appena 14enne, alla scuderia di Luca Cumani in quel di Newmarket, in Inghilterra. Da qui, seppur tra alcune traversie (infortuni ed un paio di disavventure con sostanze stupefacenti), ebbe inizio una storia di successi continui ad alto livello che continua sino ad oggi: Derby Italiano, per 6 volte l’Arc de Triomphe in Francia, per 5 volte la Breeder’s in USA, per 3 volte la Dubai World Cup. Ma è ovviamente l’Inghilterra ad incoronare Lanfranco Dettori, detto Frankie, dove, vittoria dopo vittoria, arriva ad essere insignito, il 29 dicembre 2000, del titolo di “Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico” per meriti sportivi. Frankie ha scritto il suo nome nella Hall of Fame di tutti gli ippodromi inglesi più blasonati, compreso quello di Goodwood (5 vittorie nel Sussex Stakes e 4 nella Goodwood Cup), teatro della seconda parte di questo post.

Qualche giorno fa, il governo britannico ha autorizzato gli ippodromi ad aprire le porte al pubblico e sabato prossimo, in quel di Goodwood, sono attese circa 5.000 persone; saranno però soltanto 4 i bookmakers autorizzati a raccogliere le scommesse e, vista la situazione che stiamo vivendo, potranno accettare soltanto moneta elettronica, niente contanti. Il clima che si sta vivendo tra i bookmakers e gli organizzatori dell’ippodromo è da “disastro imminente”, infatti, se qualche operatore aveva sperimentato in passato, ma senza grande successo, l’accettazione della moneta elettronica, la stragrande maggioranza di questi arriverà a sabato completamente impreparata. Aldilà dei possibili problemi di connettività, ci si lamenta della differenza, di tempo, tra l’accettare una scommessa cash rispetto ad una cashless: mentre per il cash ciò implica qualche secondo, per il cashless è stimato un tempo di circa 30 secondi. Questo, a detta degli operatori, porterebbe ad un sensibile ribasso delle scommesse accettate per ogni corsa, con una sensibile diminuzione dei guadagni; e se poi a vincere la corsa fosse il cavallo favorito, si creerebbe una fila infinita per la riscossione delle vincite, recando seri problemi di gestione del distanziamento interpersonale. Strano che nella patria di Monzo, Revolut e tante altre neobank e fintech, non si sia pensato ad una soluzione dedicata a questo mondo che muove una discreta quantità di sterline al giorno. Sarebbe bastato un conto gioco, come ce ne sono tanti, con un wallet ricaricabile, un qrcode esposto dal bookmaker attraverso il quale si ha accesso al betting della corsa e la possibilità di piazzare la propria scommessa in autonomia e sicurezza dal proprio smartphone e, in caso di vincita, vedere accreditati i soldi sul proprio wallet. Dai Storonsky, sbrigati a fare qualcosa, oggi ci sono le Sussex Stakes, 275.000 sterline di premio, con il numero 7 corre Wichita con in sella “Frankie”, non possiamo perderlo !

A prestissimo e … mai paura !

Se è vero che le banche digitali, le startup e le challenger banks sono bravissime ad offrire le migliori soluzioni digitali disponibili sul mercato, sarà altrettanto brave a monetizzare questo primato ? Ma soprattutto, i loro clienti che oggi pagano una sottoscrizione Premium o Metal o altro, continueranno a farlo ? Il foraggio proveniente dai round di finanziamenti continuerà ad arrivare ? Mi sono permesso di sollevare più volte questi dubbi in altri miei post e oggi vorrei metterli in ordine, perché, secondo me, rappresentano la chiave di volta per comprendere gli sviluppi, presenti e futuri, di questo settore. Sappiamo tutti che, nella filiera dei pagamenti, non si può pensare di mantenere in piedi il proprio business soltanto con le commissioni derivanti dalle transazioni dei propri clienti. E’ per questo che ci si barcamena, in primis, offrendo servizi aggiuntivi tramite sottoscrizioni Premium o comunque di livello superiore a quello base, chiedendo una fee annua al sottoscrittore (c’è chi, ad esempio Monzo, che chiede una commissione per il servizio di account aggregation). Questi prodotti, però, non sempre registrano un forte appeal nei clienti: secondo Global Web Index, infatti, solo il 5% dei clienti di Revolut ha sottoscritto un account Premium o Metal, costringendo la Fintech inglese ad impegnativi round di finanziamenti ed alla ricerca continua di nuovi servizi da offire (gratuitamente però) ai propri clienti Basic. Pensiamo, inoltre, alla levata di scudi che c’è stata un paio di mesi contro Curve, immediatamente dopo che il card aggregator britannico aveva comunicato ai propri clienti Base l’applicazione di una fee a fronte di alcune transazioni di pagamento (qualche settimana dopo Curve, come molti altri, ha subito gli effetti nefasti dello scandalo Wirecard, ma questa è un’altra storia) e, per chiudere il panorama, sembra che anche la tanto blasonata N26 faccia fatica a vendere i suoi servizi Premium al di fuori del suolo natio. Obiettivamente non è una situazione che può reggere per molto, così come non è pensabile che queste aziende continuino a correre come un criceto sulla ruota, con l’obiettivo di trovare questo o quel prodotto da proporre ai propri clienti, ovviamente fino a che un competitor non ne copierà le mosse offrendone uno simile ma con un vestito più attraente … ed il circo inizia nuovamente. A mio modesto parere, questa situazione non migliorerà neanche con il consolidamento delle funzionalità relative all’Open Banking, dove le banche si stanno organizzando, o in solitaria o in coalizione con altre, al fine di personalizzare e monetizzare al massimo le API che riusciranno a sviluppare; ed indovinate chi pagherà le banche per questi servizi ?

Sarà, forse, proprio per far fronte a questa prospettiva incerta che, le principali realtà Fintech europee – da N26 a Moneyfarm, da Satispay a Tink – si sono riunite nella EFA (European Fintech Association). Oltre a quanto accennato prima, una spinta alla costituzione di questa sorta di sindacato Fintech nasce dalle azioni della Commissione Europea che, da mesi, sta sollecitando le varie istituzioni finanziarie affinché nasca una nuova strategia di finanza digitale con strumenti realmente innovativi che possano permettere al nostro continente di fronteggiare le egemonie del Dollaro e dello Yuan che rischiano di schiacciarci con una sorta di effetto tenaglia. Tra i primi dell’associazione figura la pubblicazione di un position paper per quel che riguarda le tematiche antiriclaggio (AML) e Know Your Customer (KYC). Il mio personalissimo auspicio è che l’EFA possa fare da traino per iniziative riguardanti la Blockchain (il Fintech europeo dispone del più grande ecosistema di token di sicurezza, come sostiene un recente studio di The Blockchain Center) e lo sviluppo di una versione digitale dell’Euro (CBDC).

A prestissimo e … mai paura !

Non poteva che arrivare dalla Cina e non poteva non esserci, in questo caso ancora di più, lo “zampino” di Alipay; parliamo dell’ultima novità in termini di riconoscimento biometrico : l’impronta del naso degli animali. Da ieri, infatti, la piattaforma di Alipay dedicata alle assicurazioni, ha reso disponibile un nuovo prodotto dedicato alla cura degli animali, basato sul riconoscimento dell’impronta nasale; quando si stipula l’assicurazione, la piattaforma crea un file elettronico contenente l’impronta nasale del nostro amico a quattro zampe, che potrà essere utilizzata per dimostrare la titolarità a richiedere futuri contatti o reclami. L’impronta canina del naso ha le stesse caratteristiche di singolarità delle impronte digitali degli esseri umani e garantisce il riconoscimento certo dell’animale nel 99 % dei casi. Soltanto per non dimenticare il contesto nel quale è stata calata questa innovazione, vi riporto soltanto due numeri: Alipay conta circa 500 milioni di utenti mentre la piattaforma assicurativa ad essa collegata ne conta circa 100 milioni. Bauuuuuu !

Continua ad esserci fermento anche in tema di servizi offerti da Fintech, Banche e startup al fine di rendere più appetibile la loro proposizione; il trend di questi ultimi giorni è quello dell’offerta di prodotti di investimento, con un rischio più o meno elevato e, purtroppo, con poca informativa nei confronti dei clienti. Oval è uno di quei soggetti che sta spingendo molto per diversificare gli investimenti dei propri clienti e recentemente ha messo a disposizione un prodotto basato sul mondo dei videogiochi : si chiama Game On ed è un ETN (Exchange Traded Note), ovvero uno strumento derivato senza emissione di cedole e senza scadenza; nel paniere di Game On figurano 20 tra le più grandi aziende del mondo dei videogiochi (Nvidia, Sony, Nintendo, ecc), e si punta sul fatto che il gaming, ormai da decenni, è un settore con non conosce tramonto e non parliamo solo delle console ma anche di tutto il mondo online. Tutto molto interessante, per carità, ma questa tipologia di investimenti, che presentano comunque un alto rischio per il risparmiatore, andrebbero presentati per quello che sono e dovrebbero essere proposti da consulenti specializzati operanti in ambienti dedicati. Occhio !

Terminiamo questo post con una buona notizia : sono più di 15 milioni gli italiani che hanno una CIE (Carta d’Identità Elettronica). Considerati tutti gli sforzi che sono stati compiuti in questo campo, il risultato assume una valenza ancora più importante, così come per tutte le innovazioni che nascono all’interno della Pubblica Amministrazione. La CIE è uno strumento che rispetta i massimi standard di sicurezza, è conforme al sistema di identità digitale europeo (EIDAS) e potrebbe essere l’anello mancante per la completa digitalizzazione del rapporto tra il cittadino e la PA. Come affermato in varie sessioni e tavoli di discussione durante ForumPA2020, la CIE ha con se un potenziale enorme e potrebbe essere la base, di concerto con l’app IO, per realizzare quel progetto di cui vi ho parlato spesso, ovvero di far convivere in un unico strumento digitale, la propria identità anagrafica, la propria identità fiscale ed il proprio strumento di pagamento. Telepass sta già andando in questa direzione, vedremo chi gli farà compagnia. Si… può… fa-re !

A prestissimo e … mai paura !

Spero mi scuserete per il piccolo gioco di parole che costituisce il titolo di questo mio post; non voleva essere una “tortura” ma semplicemente una sottolineatura di ciò che è avvenuto negli ultimi anni in tema di nuove tecnologie. L’IOT (Internet of Things) raggruppa tutte quelle apparecchiature, elettrodomestici, automobili, impianti, sistemi che, grazie al fatto di essere “connessi alla rete” si rendono “riconoscibili” e possono diventare fonte di dati o accedere loro stessi a fonti di dati. Questo mondo sta attraversando da anni un trend di forte crescita e, se nel 2018 i device connessi al web erano circa 22 miliardi, si stima che nel 2025 saliranno a quota 38,6 miliardi per arrivare a toccare i 50 miliardi nel 2030. Il settore dei pagamenti, fortemente trascinato dalla crescente domanda di soluzioni facili ed interconnesse, abilitate da tecnologie sempre più innovative, non dovrà in alcun modo sottovalutare gli sviluppi in tema di IOT, poiché è da questi device che, probabilmente, verranno inizializzate la maggior parte delle transazioni di pagamento nel prossimo futuro. L’IOT si inserisce in quell’universo denominato IOV (Internet of Value), ovvero quello insieme di sistemi che possono scambiarsi Valore sul web, del quale fa parte anche la Blockchain che, grazie agli ultimi sviluppi, soprattutto in tema finance, e grazie agli impegni di diverse banche centrali intorno allo studio di valute digitali, sta conoscendo un nuovo livello di hype (anche se, a dire il vero, blockchain e Central Bank Digital Currency, non fanno strettamente parte dello stesso ambito, ma tant’è). Seguendo gli sviluppi dell’IOT e dell’IOV scopriamo che, a breve, ci sarà un unico filo conduttore che unirà e darà ancora più valore a questi mondi, è questo fil rouge non può che essere il pagamento: arriveremo all’IOP (Internet of Payment) ! Wearable, assistenti vocali, auto e moto connesse, smart watch, porteranno alla realizzazione della vera esperienza di acquisto omnicanale e completamente digitale e porteranno uno sconvolgimento positivo così come lo portò Napster nel mondo dell’industria musicale (l’idea di Spotify, che oggi fruiamo attraverso i vari dispositivi connessi, nasce proprio da lì).

A prestissimo e … mai paura !

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La Bank of England (BoE) conferma l’interesse per una versione digitale della Sterlina (CBDC) e conferma, per bocca del governatore Andrew Bailey, come questo tema sia un pilastro economico per l’Inghilterra nel post Brexit. La BoE prevede questa mossa, probabilmente, per le stesse ragioni per le quali la BCE sta caldamente stimolando le banche europee a muoversi al fine di fare fronte all’egemonia attuale dei circuiti di pagamento, a quella futura delle GAFA (Google, Amazon, Facebook ed Apple) ed a quelle assai probabili delle versioni digitali di Dollaro e Yuan. Ma perchè la BoE o la BCE, oltre alle motivazioni appena indicate, dovrebbero passare ad una versione digitale della valuta fiat ? Un primo tema potrebbe essere quello di contrastare le crypto più diffuse (Bitcoin, Ethereum, ecc), che sono ancora viste di cattivo occhio per l’aura di speculazione che si portano dietro come un peccato originale; in secondo luogo, una moneta digitale potrebbe creare un ambiente molto favorevole per la competizione, l’efficienza e l’innovazione nei sistemi di pagamento, nonché aumentare il potere della moneta nazionale nel campo del commercio cross border. Ritengo, inoltre, che l’emissione di una valuta digitale emessa da una banca centrale, permetterebbe di affrontare nel migliore dei modi la transizione da un’economia cash only ad una cashless. Per concludere, ritengo che una banca centrale che decidesse di emettere una CBDC, usufruirebbe di una delle caratteristiche peculiari della valuta digitale, la programmabilità (nella stessa transazione monetaria viaggiano, oltre ai soldi, anche le regole con le quali questi devono essere usati), pensate ad esempio come potrebbe essere gestita, con maggiore sicurezza ed efficienza, la campagna di invio fondi per la ricostruzione post-calamità o post-terremoto.

Lasciamo la “perfida Albione”, così definì l’Inghilterra il marchese Agostino di Ximenes alla fine del Settecento, e vediamo cosa si sta facendo nell’Unione Europea in termini di Blockchain. La bontà di questa tecnologia sta convincendo sempre di più i politici della Commissione Europea e si sta lavorando alacremente anche se un pò a rilento (ma l’importante è che si lavori). Si sta pensando ad un mercato unico digitale europeo, ergo si sta ragionando “in grande”; uno dei temi più dibattuti è quello del decentramento e della disintermediazione, non proprio coincidente con il pensiero di Satoshi Nakamoto (fautore del tutto o niente), ma più vicino ad un ibrido che possa contemplare aree di sviluppo completamente decentrate ed altre sotto lo stretto controllo della CE. Uno sviluppo in tal senso favorirebbe la coesistenza di grandi piattaforme con realtà più piccole, massimizzando gli stimoli al fine di generare business innovativi. L’ostacolo più importante è quello normativo ed è la discussione che ne consegue a frenare gli sviluppi di questa tecnologia; il percorso però è ormai segnato e, anche se le tappe saranno ancora molte, il traguardo si avvicina sempre più. Gli ambiti di possibile utilizzo della Blockchain sui quali c’è più fermento sono quelli dell’identità digitale e, più specificatamente nel mondo bancario, quelli legati al Know Your Customer ed alle normative antiriciclaggio (AML).

Esaurito il tema Blockchain, parliamo degli ultimi sviluppi e delle ultime novità in tema di sistemi di pagamento. Un recente rapporto in tema di pagamenti ha sancito che il 46% dei giovani utilizza wallet digitali tra 1 e 5 volte al mese e circa il 35% degli utenti di wallet digitali appartiene alla generazione dei Millennials. Un dato che deve essere tenuto in considerazione dai players che attualmente forniscono strumenti di pagamento e sono in cerca di nuove soluzioni, e da quelli che stanno per sbarcare in questo mercato. Al contrario dell’impennata dei pagamenti elettronici registrata durante il lockdown, che potrebbe anche non consolidarsi nel tempo, il dato riguardante i Millennials conferma un trend nato ben prima del lockdown e che non conosce sosta. Ai Millennials si affiancano i giovani della Generazione Z, ovvero i nati tra il 1995 ed il 2010, che, oltre ad essere attratti dai wallet digitali, cercano anche prodotti come le carte virtuali, confermando che il calo progressivo delle richieste di carte fisiche. Puntate sui giovani e non ve ne pentirete !

Foto di Craig Melville da Pixabay

“Non esiste il Martini perfetto, ma c’è un Martini per ognuno di noi. Basta solo scoprire quale sia.” (Mauro Lotti, barman)

C’è un mondo dietro questa frase di Mauro Lotti, forse il miglior barman di tutti i tempi. L’alchimia che c’è dietro ad un cocktail è qualcosa di affascinante e mi dispiace per gli astemi cui è negato il privilegio di gustare questo piacere ! E’ proprio l’immagine di un cocktail e questa frase di Mauro Lotti che mi sono venuti in mente leggendo, giusto questa mattina, un interessante articolo dell’avvocato Rosa Giovanna Barresi. Barresi si occupa da tempo degli aspetti legali e tecnici sottostanti il mondo della Blockchain e delle valute digitali, con particolare riferimento all’UAD (Universal Access Device), ovvero un wallet digitale, con respiro pan europeo, che consente una interazione sicura tra due utenti che possono scambiarsi valuta digitale (CBDC o altro). Come sempre, quando si parla di Blockchain e di valute digitali, abbiamo già la tecnologia dalla nostra parte ma c’è bisogno di una collaborazione, e mai come in questo caso, di una sana coopetition tra attori del settore, affinché si possano mettere a fattor comune le risorse necessarie alla realizzazione di questo progetto. Un wallet digitale siffatto, messo a disposizione di tutti i cittadini europei, potrebbe mettere in pratica una delle raccomandazioni della BCE in termini di pagamenti, ovvero, realizzare una piena “sovranità dei pagamenti digitali”. Oltre ad andare incontro ai desiderata di Lagarde&C, un prodotto come l’UAD potrebbe ulteriormente spianare la strada al mondo del Fintech e consentirgli di proporre prodotti altamente innovativi, totalmente digitali e completamente sicuri. Penso, ad esempio, a tutto il mondo dell’Insurtech e all’ancora poco esplorato, almeno alle nostre latitudini, del DeFI (Decentralized Finance), di cui la Blockchain rappresenta la spina dorsale e ciò permetterebbe, finalmente, quel cambio culturale che ci porterebbe a pensare non più a servizi digital first bensì digital only. La disponibilità di un wallet digitale di questo genere permetterebbe, inoltre, la realizzazione di quel progetto che, in breve, possiamo descrive come “Banked the unbanked”, ovvero consentire a quelle fasce di popolazione, che non hanno accesso ai servizi bancari (e sono più numerose di quello che pensate), di poter effettuare acquisti e scambi di denaro senza disporre di una carta di credito o di un conto corrente. In molti si stanno cimentando nello sviluppo di wallet digitali UAD ed alcuni, come Ledger, Gemalto, e la fondazione IOTA, sono già abbastanza avanti con i progressi. Come vi raccontavo ieri, sempre da questo blog, alcune banche europee hanno deciso di investire tempo e risorse in una iniziativa denominata EPI (European Payments Initiative), che ha come obiettivo quello di creare un sistema di pagamento, comprensivo di carte e wallet digitali, da porre in contrapposizione ai monopolisti Visa e Mastercard. Gli ingredienti ci sono, basta un pò di coraggio per miscelarli: se l’iniziativa di EPI convergesse verso un UAD, agitando e non mescolando (James Bond docet), si potrebbe arrivare ad assaggiare un cocktail gustosissimo. I vantaggi per la clientela retail sarebbero sconfinati, così come per la platea di quella B2B, e ne gioverebbe, sicuramente, tutto il settore del Fintech, che dovrà essere, necessariamente, della partita prima che sia troppo tardi, ovvero prima che, a prendere il sopravvento, sia il Techfin, perché, a mio parere, se l’iniziativa non viene dalle banche e dalla finanza, saranno le società tecnologiche a prendere il sopravvento … e allora … mr Bond : tre parti di Gordon, una di vodka, mezza di Kina Lillet, agitato con ghiaccio, e l’aggiunta una sottile scorza di limone, ed il suo cocktail è pronto !

A prestissimo e … mai paura !

Foto di Ernesto Rodriguez da Pixabay

Lo scorso anno, una ventina di banche europee, con l’appoggio “esterno” della Banca Centrale Europea, si trovarono intorno ad un tavolo per varare un progetto che potesse mettere un freno all’egemonia, nel mondo dei pagamenti elettronici europei, da parte di Visa e Mastercard e riportare parte del valore di quel settore all’interno del sistema bancario. Nacque così il progetto PEPSI (Pan European Payment System Initiative), che aveva l’ambizione dichiarata di gestire, nel vecchio continente, tutte le transazioni cashless. L’iniziativa riscosse quasi immediatamente l’appoggio della BCE, da sempre preoccupata per “la sovranità dei pagamenti digitali”, conferendo all’iniziativa più una valenza politica che meramente tecnica. La notizia suscitò un inevitabile clamore nonché il risveglio da parte di Visa e Mastercard che, colte nel torpore della loro zona di confort avviarono immediatamente una serie di iniziative atte a consolidare le loro posizioni e a trovare nuove collaborazioni e soluzioni innovative. Per qualche mese, dalle banche “carbonare” non si sono avute più notizie fino a qualche giorno fa, quando alcune tra le maggiori banche europee, che trovate di seguito, si sono ritrovate per il kickoff del progetto : BBVA, BNP Paribas, Groupe BPCE, CaixaBank, Commerzbank, Crédit Agricole, Crédit Mutuel, Deutsche Bank, Deutcher Sparkassen- und Giroverband, DZ BANK Group, ING, KBC Group, La Banque Postale, Banco Santander, Société Générale, UniCredit. L’iniziativa ha nel frattempo cambiato nome (visto che quello precedente poteva risultare un inflazionato) ed è diventata EPI (European Payments Initiative). Si conosce anche qualche dettaglio in più sui prodotti/servizi che dovrebbe rientrare nei programmi di EPI: di sicuro ci sarà una carta consumer ed una carta merchant, un wallet digitale e la possibilità di effettuare pagamenti P2P. Indiscrezioni danno per certa, nel corso delle prossime settimane, l’istituzione di una società interinale che avrà lo scopo di sottoporre la timeline ed i desiderata del progetto ai partecipanti, per poi passare la mano ad un’entità, dove invece saranno rappresentate, per quote, tutte le banche aderenti. Fino alla fine di questo anno, sono possibili nuove adesioni al progetto, in qualità “fondatori”, e l’invito è aperto a singole banche o sindacati bancari nonché a fornitori di servizi di pagamento. Aggiungi un posto a tavola che c’è un PSP in più !

A prestissimo e … mai paura !

Foto di tookapic da Pixabay

“Non è oro tutto quel che luce, il proverbio te lo dice. Molti han perso l’esistenza mirando all’apparenza. Racchiude vermi il dorato legno…” (W.Shakespeare – Il Mercante di Venezia – Atto II Scena VII)

I responsabili marketing di Revolut devono aver riletto Il Mercante di Venezia ultimamente e, a questa frase di Marocco, deve essersi accesa la fatidica lampadina : “E se, oltre all’oro, rendessimo possibile ai nostri clienti l’acquisto di argento ?; detto fatto ! Da qualche giorno tutte le tipologie di utenti Revolut, possono acquistare il metallo lucente direttamente dalla app. Oltre ad acquistare i due metalli preziosi (l’acquisto di oro era già stato lanciato qualche mese fa), gli utenti possono anche effettuare scambi degli stessi, che verranno regolati al cambio vigente al momento dell’operazione e l’importo relativo potrà essere convertito in Euro o in criptovalute. La società tedesca fa sapere che questa nuova funzionalità è un ulteriore passo verso la diversificazione del portfolio dei propri utenti. C’è veramente il bisogno di avere questo tipo di funzionalità ? C’è veramente una corsa all’argento ? O forse questo nuovo servizio è stato creato perché la legislazione britannica (il nuovo servizio è stato rilasciato, per ora, proprio in Gran Bretagna) è molto meno rigida di altre sul commercio di metalli preziosi ?

Oltre Manica c’è qualcun altro che sta diversificando l’offerta verso i propri clienti e, secondo me, lo sta facendo in modo molto più oculato e centrato di Revolut: è il caso di TransferWise. La fintech britannica, operante da anni nel settore dei servizi di trasferimento di denaro, ha annunciato di aver ottenuto la licenza, da parte della FCA (Financial Conduct Authority), per offire servizi di investimento al dettaglio ai propri clienti. Un bacino di oltre 7 milioni di clienti in tutto il mondo, 5 miliardi di dollari inviati ogni mese ed oltre 2,5 milioni di dollari depositati nei conti dei propri clienti, sono questi i numeri che devono aver spinto i co-fondatori di TransferWise, Kristo Käärmann e Taavet Hinrikus, ad offrire investimenti su fondi gestiti da terzi. Questa nuova funzionalità andrebbe ad intercettare il bisogno che i titolari dei conti hanno di ottenere un rendimento dalle somme depositate. Anche in questo caso, il nuovo servizio sarà inizialmente attivo in Gran Bretagna per poi essere distribuito in tutte le country dove TransferWise è attivo.

Uno degli incentivi all’uso delle carte di pagamento che potrebbe, realmente, aumentare in maniera esponenziale il numero dei pagamenti elettronici è quello della commercializzazione di carte biometriche. Tale tipologia di prodotto viene studiata da tempo (i primi studi sono di 15 anni fa) e tanti sono i prototipi attualmente testati; considerando la sostanziale diminuzione dei relativi costi tecnologici , che abbiamo registrato negli ultimi tempi, è giunto il momento di un lancio massivo di questo strumento di pagamento. L’utilizzo di queste carte eviterebbe la digitazione del PIN sul POS del negozio e supererebbe l’annoso problema della soglia oltre la quale non si può procedere ad una transazione in modalità contactless. Con questo nuovo tipo di carte si ridurrebbero, inoltre, i numeri dei casi di frode, consentendo ai cittadini di usare il denaro elettronico con più tranquillità rispetto al presente, poiché l’autorizzazione al pagamento avverrebbe tramite la scannerizzazione della propria impronta digitale. Altro punto a favore è rappresentato dal fatto che l’autorizzazione biometrica è utilizzata già in altri ambiti (vedi sblocco degli smartphone, scan al controllo passaporti) e quindi potrebbe risultare familiare ad una buona percentuale di persone. Questo potrebbe essere il passo definitivo verso la cashless economy e metterebbe a tacere tutte le discussioni e le prese di posizioni che siamo costretti a sentire ogni giorno.

A prestissimo e … mai paura !

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“Perché tante lingue ? Non bastava un silenzio ?” (R. Morpurgo)

Il pensiero di Roberto Morpurgo, scrittore, poeta e saggista contemporaneo, ben descrive il mio pensiero rispetto a quello che è diventato l’argomento principale delle cronache politiche e non : i pagamenti digitali. Stiamo assistendo alla veloce trasformazione di un popolo di esperti calciofili e commissari tecnici in esperti di cashless society, dopo un breve passaggio nel ruolo di virologi. Tutti ma proprio tutti, politici, giornalisti, opinionisti, non perdono occasione per dire la loro su queste tematiche che, almeno fino a qualche mese, ci raccontavano tra di noi in qualche convegno e, saltuariamente, venivano riprese dalla stampa. Prima se ne parlava troppo poco, adesso decisamente troppo e male, e tutto questo interesse della politica, ognuno ovviamente con la sua ricetta, a volte, ti fa pensare che si nascondano anche altri interessi. Della corposa rassegna stampa di oggi salverei soltanto un’intervista Gian Gaetano Bellavia al Fatto Quotidiano; Bellavia è un noto commercialista milanese ed un esperto di diritto penale dell’economia e, nell’articolo, smonta alcune delle illazioni che circolano insistentemente e che vengono riprese e rilanciate ad ogni piè sospinto : l’eliminazione di banconote di grosso taglio, tanto invocata, non riduce effettivamente la possibilità di movimentare grandi somme di denaro illecitamente e non mette in alcun modo in difficoltà la criminalità organizzata. E’ una misura blandamente palliativa e, di certo, non risolutiva; chi effettua oggi questo tipo di movimenti continuerà a farlo domani. Altra illazione è quella secondo la quale con la riduzione del contante si favorirebbe la riduzione dell’evasione fiscale: anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un intervento non risolutivo che andrebbe ad incidere su posizioni marginali; l’unica arma in questo caso, così come ricordato da Bellavia, rimane la certezza della pena e l’eliminazione della prescrizione. Terza illazione è quella dell’effetto panacea di una ipotizzata voluntary disclosure dei contanti detenuti in nero: impensabile che ci sia qualcuno che confessi totalmente l’origine di quei soldi, della movimentazione che hanno avuto e di coloro che ne hanno avuto a che fare. Chiaro, preciso e circostanziato. Io sono dell’idea, magari peregrina anche questa, ma di certo più realistica, che se dirottassimo i fondi che si pensa di stanziare per la lotteria degli scontrini, per gli sgravi fiscali a favore dei commercianti che favoriscono l’uso di moneta elettronica e via dicendo, verso un’iniziativa di alfabetizzazione finanziaria nelle scuole, otterremo risultati sicuramente più lusinghieri. Adesso però, scusatemi, ma su questi temi sarebbe il caso che scendesse un pò di silenzio. Please.

L’Huffington Post ha pubblicato ieri una bellissima intervista a Luciano Floridi, filosofo e docente all’università di Oxford. L’attenzione di Floridi si concentra sulle manovre che le big tech, in primis Apple, stanno conducendo sul campo della salute; mentre, come dicevo prima, tutti si stanno accapigliando sul tema dei pagamenti digitali, Apple&C stanno preparando uno “Sbarco in Normandia” (così lo descrive il filosofo italiano) nel campo della salute: Apple sta assumendo medici di altro profilo, Google investe in ricerca medica, Microsoft è leader nel settore delle strutture ospedaliere ed Amazon si sta dedicando al mercato delle farmacie online. In buona sostanza, ognuno di questi colossi sta creando delle infrastrutture monolitiche, assemblando hardware, software e dati. E’ qui che si dovrebbero concentrare gli interessi della nostra classe politica, e di quelli che siedono nel parlamento europeo; mai come ora servono regole ed indirizzi comunitari seri e determinati, altro che lotterie degli scontrini.

Lo scorso anno, durante la fase di networking in un convegno, valutavo con alcune persone, l’opportunità, per chi volesse entrare velocemente nel settore pagamenti, di non investire in una carta di debito o credito bensì dedicare i propri sforzi ad un wallet. A mio modo di vedere, questa tipologia di prodotto, non andando a sovrapporsi o a sostituire le carte che ognuno potrebbe avere in dotazione, potrebbe risultare più appetibile, meglio ancora se dotato di alcune funzionalità che ne potessero favorire l’utilizzo; ad uno dei miei interlocutori consigliai di dare un’occhiata a Curve che, al momento, mi sembrava il prodotto che più si adattava alle necessità della sua azienda… E’ di ieri la notizia che SamsungPay Card si baserà sulla tecnologia offerta proprio dalla fintech britannica Curve, permettendo ai clienti di SamsungPay di avere, in un unico wallet, le proprie carte di pagamento e le proprie carte loyalty. Il fatto che il mio pensiero sia stato anche quello di una big company con Samsung mi inorgoglisce non poco. Vi starete chiedendo se il mio interlocutore ha preso in considerazione il mio suggerimento; la risposta è no. La bollò come poco interessante e non era convinto delle potenzialità di mercato di un wallet; nel frattempo, non è ancora riuscito a mettere sul mercato la propria soluzione. Piccole soddisfazioni.

A prestissimo e … mai paura !

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“La festa appena cominciata è gia finita …”, così cantava Sergio Endrigo tanti anni fa, e questo devono aver pensato tutti gli adepti di Zuckerberg dopo il comunicato della Banca Centrale del Brasile, con il quale si annunciava lo stop di WhatsAppPay, a poche ore dal suo debutto in SudAmerica. Uno stop brusco, considerando anche che il Brasile è il secondo bacino più grande di WhatsApp, dove si contano oltre 120 milioni di utenti. L’autorità brasiliana ha argomentato la decisione sottolineando che, interrompendo il nuovo servizio di pagamento, si mira “preservare un ambiente competitivo adeguato, che garantisca il funzionamento di un sistema di pagamento intercambiabile, veloce, sicuro, trasparente, aperto ed economico”. Il classico fulmine a ciel sereno che si porta dietro, comunque, un’aura grigia che non è ancora stata chiarita; sembra infatti che all’origine della decisione ci sia l’estremo tentativo di tutelare il prossimo lancio, sembrerebbe a novembre, di Pix, il nuovo sistema di instant payment promosso proprio dalla banca centrale brasiliana. Non si sono fatte attendere, ovviamente, le rimostranze di Facebook cui hanno fatto eco quelle di Visa e Mastercard che, ovviamente, vedranno ridotte le loro previsioni di crescita in fatto di transazioni. In attesa dei prossimi sviluppi … caffè, ovviamente brasiliano !

Quello dei certificati di investimento (strumenti derivati cartolarizzati), prodotti finanziari altamente speculativi, è un settore che sta conoscendo un periodo fortunato. Negli ultimi quattro anni i volumi collocati sono quasi triplicati e, ad oggi, vengono offerti dalle banche attraverso le strutture di private banking. Questa sorta di monopolio potrebbe essere interrotto dalle velleità del Fintech, che non vuole lasciare alcun settore bancario privo di presidio; in questo quadro si colloca la scelta di Oval, startup finanziaria britannica, da poco presente nel nostro paese, che ha deciso proprio di offrire questa particolare forma di investimento ai propri clienti. Un prodotto non proprio per tutti ma, vista la base clienti di Oval (450.000 download in tre anni, il 75% dei quali in Italia), potrebbe rappresentare un ottimo volano di crescita. Nel paniere di società inserite all’interno del prodotto offerto da Oval, figurano, tra gli altri, Amazon, Netflix, Disney e Spotify. Nei confronti di Oval, anche prima di questo annuncio, si sono rivolti gli occhi attenti di alcuni istituti bancari italiani, primo fra tutti Banca Intesa che, recentemente, ha fatto un piccolo investimento in Oval al fine di sviluppare una serie di prodotti tramite Banca 5. Meglio un Oval oggi…

Lo scandalo di Wirecard potrebbe gettare ombre sinistre su tutto il mondo del Fintech anche se il suo crack c’entra poco con le sue attività e molto con la “pirateria” gestionale dei suoi amministratori. Il settore è assolutamente sano e non dobbiamo dimenticare che, durante il lockdown, l’esistenza sul mercato di sistemi di pagamento digitali, robusti ed efficienti, ha tenuto in piedi l’economia dei consumi ed ha permesso a tantissimi cittadini di continuare ad usufruire, nonostante tutto, dei servizi primari. Esempi straordinariamente positivi, con gestioni molto più attente e rosee prospettive di ulteriore crescita, sono, ad esempio, la britannica Checkout.com, recentemente approdata allo status di Unicorno, con una valutazione vicina ai 2 miliardi di dollari, che si è avvicinata a campioni del calibro della svedese Klarna e della britannica Revolut ed ha messo nel mirino, anche se l’obiettivo è molto sfidante, la statunitense Stripe. Ma ci sono tantissime altre belle realtà in questo panorama, sia in Europa che altrove, e questo settore darà ancora tantissimo in futuro.

A prestissimo e … mai paura !

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Wallace Stegner, forse il più grande romanziere americano amava dire : “Per chi scrive è fondamentale mettere il sedere su una sedia ogni giorno. Magari quel giorno non sei ispirato da una musa, ma devi almeno darle la possibilità di farti visita. In fin dei conti, scrivere è un mestiere come un altro. Devi farlo ogni giorno.”

Un recente report di EY sulle opportunità nel settore dell’Open Banking, richiama l’attenzione su quattro pillars fondamentali che dovranno sostenere il successo in questo campo: il quadro regolatorio, il tasso di adozione, il sentiment dei clienti e l’ambiente innovativo. Il pilastro che scricchiola di più è quello del tasso di adozione; EY ha analizzato 10 mercati internazionali ed in 9 di questi la fiducia dei consumatori nei confronti delle soluzioni offerte dall’Open Banking rimane molto bassa. Il mercato che fa eccezione, neanche a dirlo, è quello cinese dove, grazie alla naturale propensione al digitale si è creato un ambiente positivo anche per l’Open Banking. In effetti il successo o meno delle iniziative in questo campo sarà decretato dalla capacità delle istituzioni finanziarie di coinvolgere i propri clienti e, come dico da tempo, oltre al coinvolgimento occorrerà far comprendere, con chiarezza, i benefici che vengono da questa innovazione. C’è chi ha già intrapreso questa strada affidandosi ad un gruppo di influencers, vedremo quali saranno le prossime mosse.

La neobank francese Qonto ha recentemente festeggiato il suo primo anno di attività nel mercato italiano. I suoi prodotti si rivolgono prevalentemente al settore delle PMI ed il percepito è quello di un servizio moderno, semplice e trasparente; questo ha permesso a Qonto di veder crescere la propria base clienti con una media del 25% ogni mese e questo ha portato ad un raddoppio del fatturato nel raffronto con lo scorso anno. Il vero successo di Qonto, però, è dovuto anche all’inadeguatezza dell’offerta di servizi da parte delle nostre banche tradizionali nei confronti di una clientela PMI, poiché i loro sforzi, tradizionalmente, si concentrano, da sempre, su clientela retail o corporate. Competitors italiani ne abbiamo ?

Ogni giorno, sia sulle testate online che su quelle cartacee, fioccano articoli sui pagamenti digitali e sulla lotta al contante. Questa, forse eccessiva, attenzione mediatica, spalleggiata anche dalle varie fazioni politiche, rischia di distorcere un pò la realtà e, quantomeno, sposta l’attenzione su ricette ed alchimie che, nonostante la loro popolarità, porterebbero non alla realizzazione di una società cashless ma all’esatto contrario. Mi riferisco alle ipotesi di regolamentazione governativa, delle commissioni relative alle transazioni fatte con moneta elettronica, ed al presunto effetto deterrente del cashless verso transazioni effettuate in nero o che sono alla base del sovvenzionamento di attività criminale. Come molti di noi sanno, le commissioni bancarie hanno subito, più volte, processi di riduzione, in alcuni casi disposti anche dalle autorità bancarie centrali; ridurre ulteriormente, con provvedimenti governativi, significherebbe limitare un mercato dove operano società non partecipate, molte delle quali sono quotate in borsa, rischiando di introdurre non poche turbative. L’unico modo per far si che le commissioni si riducano ulteriormente è, come le regole del mercato ci insegnano, che aumenti il numero delle transazioni; non a caso le commissioni che oggi i merchant riconoscono alla filiera sono circa un terzo di quelle che venivano riconosciute pochi anni fa. Ergo gli sforzi, anche quelli della politica, dovrebbero indirizzarsi altrove e sollecitare chi effettua il pagamento, ovvero i cittadini, e proporre dei benefici (reali e robusti però, non la lotteria degli scontrini, tanto per essere chiari) che possano trainare una vera crescita del cashless. Per quanto riguarda la lotta all’evasione ed alle attività illecite, quando sento che bisogna spingere i pagamenti digitali per aiutare la battaglia legale su questi fronti, mi viene in mente una situazione che si venne a creare in India ai tempi del colonialismo britannico: all’epoca, gli inglesi, si misero in mente di debellare i cobra, che imperversavano sia nelle campagne che nelle periferie delle città. Istituirono una sorta di taglia, incitando la caccia a questi rettili, e remuneravano le persone con una somma per ogni esemplare ucciso. Gli indiani pensarono però che andando di quel passo, prima o poi, i cobra si sarebbero estinti così come si sarebbe estinta la loro fonte di guadagno. Fu così che alcuni indiani si misero ad allevare cobra al solo scopo di riscuotere la taglia. I britannici, dopo un po’ di tempo, scoperto l’inganno, revocarono il provvedimento che aveva istituito la taglia sui cobra e l’unico effetto ottenuto fu quello che tutti i rettili presenti in quel momento negli allevamenti vennero liberati e si andarono ad unire a quelli presenti in libertà. Vogliamo veramente essere invasi dai cobra ?

A prestissimo e … mai paura !

Se è vero che la lotta al contante è diventato ormai un argomento di discussione quotidiano un pò a tutti i livelli, è altresì vero che, come al solito, le informazioni che vengono fornite non sempre vanno nella giusta direzione o, quantomeno, tengono ad evidenziare i benefici del cash ed a sottacere quelli relativi al cashless; è il caso di un articolo apparso oggi su Affari&Finanza di Repubblica, nel quale si fanno i soliti raffronti tra paesi europei. Siamo, e questo è risaputo, il paese dell’Eurozona dove vengono effettuate più transazioni in contanti, ma siamo anche quel paese dove non si è tentato mai di ridurre questo gap. Nell’articolo, dopo aver fatto l’elenco di tutti i benefici per i quali gli italiani prediligono l’uso del contante si passa ad esaminare una serie di luoghi comuni che, per Repubblica, hanno sino ad oggi impedito il decollo della moneta elettronica (scarsa velocità, perchè per transazioni superiori a 25€ si deve comunque inserire un pin, gli elevati costi di intermediazione a carico dei merchant, ecc…), per poi trattare velocemente la proposta del presidente della Consob Savona circa l’emissione, da parte della banca centrale, di una versione digitale dell’Euro bollata come “minaccia mortale per le società nel segmento più redditizio e a forte crescita, e per il sistema bancario”, per concludere con “quindi non si farà”. Non ci siamo … Occorre un cambio di marcia anche da parte di chi, parlando ad un pubblico eterogeneo come quello dei lettori di un quotidiano, dovrebbe dare una mano al sistema paese a venire fuori da questo pantano.

E’ di oggi la notizia che Eni Gas&Luce ha rilevato il 20% delle quote della tech company Tate; Tate è una piattaforma mobile per la gestione delle forniture domestiche, acquista energia dai produttori (tutta l’energia proviene da fonti rinnovabili) e la rivende cercando di semplificare tutti i processi accessori che, spesso, creano disagi ai clienti (bollette e pagamenti). L’interesse di Eni è ovviamente quello di dotarsi di un sistema completamente digitale di acquisizione e gestione della clientela, senza svilupparlo in casa, ma, aspetto non secondario, l’utility ha colto in anticipo rispetto ad altri, la visione di Tate che punta a diventare un hub di servizi in ambito finanziario ed assicurativo con un approccio decisamente innovativo rispetto al panorama esistente. Chapeau !

N26 punta a chiarire, tramite una campagna social, i dubbi dei propri clienti (e non) circa i sistemi finanziari ed i servizi bancari. #BigBankingChat punta a diventare il punto di incontro tra consumatori e community dove trovare contenuti creati ad hoc dai propri esperti finanziari con l’aiuto dei migliori influncer del mercato. Circa 50 sono gli influencer reclutati da N26 e per l’Italia saranno della partita alcuni digital creator (Marcello Ascani, Riccardo Bertrando, Francesco Galati e Simone Cioè). Gestire le proprie finanze dovrebbe essere molto più semplice e trasparente; il lessico bancario dovrebbe essere più comprensibile e accessibile, lo scopo della Big Banking Chat è proprio questo, sono le parole di Roberto Forleo, marketing manager di N26 in Italia, a conclusione della presentazione stampa dell’iniziativa. Avanti un altro … spero !

A prestissimo e … mai paura !

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Presente in 69 paesi con oltre 5.800 dipendenti, offre servizi finanziari nei settori del corporate banking, delle carte prepagate e delle carte co-branded; è questo l’identikit di Wirecard, il colosso Fintech tedesco, guidato dal dimissionario CEO Markus Braun. A portare Braun alle dimissioni e a far collassare il titolo Wirecard in borsa (-74% nell’ultima settimana), un misterioso scandalo finanziario: ben 1,9 miliardi di Euro di liquidità, parcheggiati presso la Bank of Philippine Island, sembrano svaniti nel nulla. Fondi fantasma dunque, che hanno bloccato anche l’iter di approvazione di bilancio con Ernest&Young, incaricata della certificazione, che si è tirata indietro. Wirecard accusa la banca filippina di frode, la quale rimanda le accuse al mittente bollandole come inconsistenti, affermando anzi che la fintech tedesca non risulta essere loro cliente … Il crack farà ancora tantissimo rumore poiché tra gli investitori figurano big del calibro di Black Rock, Vanguard e Merrill Lynch, nonchè tutti coloro che avevano creduto in circa 500 milioni di bond emessi lo scorso anno (ABN Amro, Citi Group, Lloyds bank, ING e Credit Agricole). Implicazioni ci saranno sia nel sistema finanziario tedesco come in tutte le banche e società finanziarie clienti di Wirecard. Come evidenziato da un articolo del Sole 24 Ore di oggi, chi doveva e poteva verificare la situazione e porre in essere delle contromisure per prevenire il crack, ovvero BaFin, l’autorità di vigilanza tedesca, ha dormito sonni tranquilli … Storia di un gigante dai piedi di argilla che rischia di creare seri problemi agli investitori ed a tutti gli attori del Fintech mondiale.

Vedrà la luce a breve il nuovo rapporto Fjord Trends 2020, redatto appunto da Fjord, società che fa capo ad Accenture. Il rapporto, anticipato sulle colonne del Sole 24 Ore, fotografa la relazione tra fornitori e consumatori, in tema di comportamenti di acquisto, nuovi trend di mercato e nuove strategie. Come già sottolineavo qualche giorno fa, sempre da questo blog, l’alta digitalizzazione del consumatore, accentuata dalle necessità introdotte repentinamente dalla pandemia, deve generare una risposta pronta da parte del brand. L’esperienza di acquisto dovrà essere il più possibile personalizzata ed individuale, ma dovrà avere lo stesso appeal indipendentemente dal canale utilizzato dal cliente. Uno dei trend emergenti, che ha saputo cogliere, ad esempio, Mediolanum con il recente lancio di Flowe, è quello della tutela ambientale e della salute individuale (faccio attività fisica, vengo premiato, richiedo una carta di credito in legno riciclato, la banca pianta un albero e così via). Altro trend che sarà un sicuro protagonista è, ovviamente, quello della digitalizzazione del denaro, generando nuovi prodotti e servizi (wallet, open banking, ecc…).

Marco Bentivogli, leader della Federazione Italiana Metalmeccanici CISL, è un sindacalista appassionato ed atipico; oltre ad aver seguito, negli ultimi anni, alcune delle trattative più difficili (Alcoa, Ilva, Whirlpool), sostiene da sempre che il sindacato debba cambiare marcia per cominciarsi ad interessare dei cambiamenti nell’industria, e debba continuamente aggiornarsi per trarre quanto più di positivo è portato dalle nuove tecnologie (Bentivogli ha scritto di IOT, Blockchain, Industry 4.0); uno dei suoi slogan preferiti è “liberarsi nel lavoro, non dal lavoro”. Due anni fa si è fatto promotore, insieme all’allora ministro Calenda, di un “Piano industriale per l’Italia delle competenze” e, qualche mese dopo, insieme a Massimo Chiriatti (uno dei massimi esperti italiani di Blockchain) ha redatto il “Manifesto per un nuovo bene pubblico digitale”. Secondo il suo pensiero, per rilanciare il settore delle PMI, quello che più ha sofferto e più soffrirà il recente lockdown, occorre agire su due direttive parallele: da un lato identificare e mettere in connessione tutti quei competence center che si occupano di innovazione (FBK, Link, Cefriel) e lavorare per integrarne continuamente altri, come quelle realtà che si occupano di indipendentemente di formazione (Ios Academy, Skilla) e quelle che stanno nascendo nelle aziende (FCA, Dallara Academy). Questa rete si dovrà far carico di trasferire il know how ai rispettivi ambiti di riferimento. In sostanza, integrare le migliori iniziative nazionali affinchè tutte le PMI possano partecipare all’innovazione. Ieri, Bentivogli ha annunciato le proprie dimissioni da segretario nazionale della FIM Cisl, si vocifera a beneficio di una sua prossima entrata in politica. Una notizia negativa per il mondo sindacale, una probabile buona notizia per la politica italiana che di queste persone, di quelle che hanno vissuto il mondo del lavoro dalla parte dei lavoratori, ha tremendamente bisogno, ancora di più oggi. Buon vento !

A prestissimo e … mai paura !

E’ da poco partita in Cina la sperimentazione dello Yuan digitale; gli abitanti delle città di Shenzhen, Suzhou, Xiong’an New Area e Chengdu, possono creare un wallet DCEP (Digital Currency Electronic Payment), all’interno del proprio mobile banking. Dalle nostre parti ciò rappresenterebbe una rivoluzione epocale ma nella patria di WeChat ed Alipay come sarà accolto l’avvento dello Yuan digitale ? Innanzitutto c’è da dire che il legislatore ha già emanato alcuni interventi in merito volti agli esercenti che, in virtù di questi non potranno rifiutarsi di accettare la nuova moneta, anche se in Cina il cashless è diventato ormai uno stile di vita. Da alcuni sondaggi effettuati da media locali, l’accoglienza sembra non essere calorosa ma neanche gelida: lo yuan digitale viene percepito come un nuovo strumento di pagamento, più che come una versione digitale della valuta sovrana, e proprio per questo potrebbe essere necessario parecchio tempo prima che si arrivi ad un tasso di diffusione ottimale. Per il test, il Governo cinese ha puntato su alcuni partner “nazionalpopolari” come Starbucks e McDonald’s, con l’obiettivo di arrivare ad un lancio importante in concomitanza con le Olimpiadi Invernali di Pechino previste nel 2022. Dice il saggio: “Se la corda è lunga l’aquilone volerà alto.”

Quando un’azienda riconosce che una delle preoccupazioni principali dei propri dipendenti è il benessere finanziario, se ne ha la forza e la volontà può far ricorso a strumenti di welfare aziendale. La startup americana Origin è tra le prime a fornire soluzioni alternative su questo tema. Dopo aver chiuso un round di finanziamenti per circa 12 milioni di dollari, Origin si presenta con l’ambizione di essere il luogo in cui, i dipendenti di un’azienda possono creare e gestire traguardi finanziari, ottenere consulenze finanziarie ed avere suggerimenti sulle assicurazioni. La startup ha attualmente 15 clienti, tutte PMI, che pagano una sorta di abbonamento annuo per ogni dipendente al fine di dotarli di questo supporto finanziario; l’investimento dovrebbe essere ripagato, almeno questo è l’obiettivo, da un aumento della produttività generata appunto da una gestione finanziaria assistita. Dice il saggio: “E’ più felice un povero onesto che un ricco corrotto.”

Western Union, uno dei leader mondiali delle rimesse di denaro ed il gruppo assicurativo mondiale AXA, hanno avviato una partnership al fine di veicolare delle polizze assicurative al momento della richiesta di trasferimento di fondi. Al mittente si offrirà, durante il test in forma gratuita, una polizza assicurativa a beneficio del destinatario della rimessa, riscuotibile in caso di morte o di invalidità permanente. Il trial rappresenta un ottima forma di tutela per coloro che, rimasti nella patria natia, in caso di accadimenti gravi, vedrebbero venir meno la loro principale fonte di sostentamento. Oltre all’aspetto sociale, questo nuovo servizio permetterebbe a Western Union di differenziare la propria offerta rispetto a quella dei competitors. Il progetto è partito in Francia, paese nel quale lo scorso anno sono state effettuate rimesse in altri paesi per oltre 15 miliardi di Euro (in testa alla classifica europea c’è la Germania). I paesi facenti parti del pilota, per ora, sono, oltre alla Francia, Senegal, Marocco, Costa d’Avorio, Madagascar, Camerun, Mali, Benin, Togo, Congo e Guinea. Dice il saggio: “A molti pensieri seguano poche parole.”

A prestissimo e … mai paura !

Foto di Chris Martin da Pixabay

Fiocco rosa in casa Mediolanum : è nata Flowe, piattaforma digitale di banca meneghina, che unisce tematiche green, benessere individuale ed evoluzione sociale strizzando l’occhio soprattutto ai più giovani che chiedono un servizio bancario digitale e con un pizzico di innovazione. Oltre all’ormai già nota formula “pianto un albero per te”, a fronte della sottoscrizione del servizio, è presente un sistema di gamification che mantiene ingaggiato il cliente e lo premia in base alle sue azioni in materia di tematiche del risparmio (è possibile fissare degli obiettivi finanziari da raggiungere tramite un accantonamento automatico di piccole somme), della salute (passi fatti al giorno), dell’attività fisica, dell’ambiente (CO2 prodotta dagli acquisti) e dell’interazione con gli altri membri della community Flowe. La carta fisica, collegata alla app (disponibile su richiesta) non poteva non sottolineare l’impronta green di Flowe ed è realizzata in legno. Ad oggi, sulla scorta di un importante lavoro ante rilascio sul mercato, la app gode già di oltre 15.000 clienti che conta di aumentare velocemente. In bocca al lupo Flowe !

Fabrick ha annunciato la pubblicazione su Spotify di un podcast dedicato all’Open Banking : Open Banking, Open Voice. L’intento dichiarato è quello di mettere in condizione, chiunque volesse farlo, di approfondire le tematiche che ruotano intorno alle novità introdotte dalla PSD2 e preparare il pubblico all’era dell’invisible banking. Non ho neanche finito di leggere la mail che conteneva la nota stampa che mi sono subito precipitato su Spotify, ritenendo che, finalmente, qualcuno avesse intrapreso i chiari sentieri dell’alfabetizzazione finanziaria per tutti … beh… non so come dirvelo … non è proprio così; dopo aver ascoltato i vari episodi posso affermare che non si tratta di alfabetizzazione finanziaria ma di marketing, tutto qui. Altro giro, altra corsa.

Giusto ieri vi avevo parlato, sempre da questo blog, delle esperienze di acquisto messe a disposizione da Amazon e Netflix e di come queste potessero essere prese ad esempio in materia di Frictionless Customer Experience; non sono passate neanche 24 ore e arriva l’annuncio di Mastercard riguardante i loro titolari clienti di Amazon, che, da oggi, potranno ulteriormente migliorare la propria esperienza di acquisto sul gigante dell’ecommerce grazie alla tokenizzazione della propria carta. L’implementazione rappresenta anche un passo avanti sulle tematiche della sicurezza, in quanto, ad essere memorizzati non saranno più i dati della carta di credito ma dei token, e questi saranno univoci per ogni acquisto. “Creiamo percorsi per i consumatori che migliorano l’esperienza di acquisto” è la dichiarazione di Mastercard presente all’interno del comunicato stampa. La funzionalità menzionata è disponibile in 12 paesi tra Nord America, America Latina, Medio Oriente ed Europa. Lo stesso percorso di diffusione della tokenizzazione è stato intrapreso anche da Visa, ma con un piccolo ritardo nella diffusione. Tokenizzate gente !

A prestissimo e … mai paura !

Foto di Robin Higgins da Pixabay

Che l’Open Banking sia diventato l’arena nella quale si confrontano, e si confronteranno sempre più, banche tradizionali, challenger bank e startup Fintech è ormai acclarato; Revolut ha rotto gli indugi nello scorso febbraio, in UK, e, tramite una collaborazione con True Layer, ha messo a disposizione dei suoi clienti inglesi la possibilità di aggiungere conti bancari di terze parti ai propri account Revolut; questa funzionalità è ora disponibile anche in Irlanda, prima tappa dell’espansione del servizio in tutta Europa. Circa un milione di clienti dell’isola verde potranno collegare ora, all’interno del proprio account, i dati bancari provenienti da AIB, TSB, Ulster Bank e Bank of Ireland; attraverso delle funzioni dedicate sarà possibile visualizzare il saldo e lo storico delle transazioni effettuate sul conto della banca collegata e, in una schermata ad hoc sarà possibile vedere le stesse informazioni aggregate con quelle già presenti nell’account di Revolut. Al servizio di account aggregation, operato grazie alla funzione AIS (Account Information Services), presto si dovrebbe affiancare anche la funzione di PIS (Payment Initiation Services), ovvero la possibilità di disporre un pagamento da Revolut prelevando i fondi da uno degli account bancari collegati. La visione di Revolut è, ovviamente, quella di creare una sorta di hub finanziario in grado di assistere i propri clienti per tutte le loro esigenze che la fintech inglese non è in grado di coprire in proprio. Velocità, tempismo e visione !

I vari attori dei sistemi di pagamento, nello sviluppare nuove piattaforme e funzionalità dovrebbero pensare meno all’oggetto dello sviluppo e di più al destinatario dello stesso : il cliente. Questo mindset è stata la chiave del successo di Amazon e Netflix, che hanno abituato, o per meglio dire “viziato” i propri clienti con esperienze di acquisto fluide e quasi completamente frictionless ed ora queste persone si aspettano la stessa esperienza in altri settori, compresi quelli bancari. Gli istituti di credito, tradizionali e non, dovrebbero riportare al centro dei propri pensieri il cliente, fino a poter far proprio, come slogan, il titolo di una canzone in voga negli anni ’80, “You’re always on my mind” (Pet Shop Boys). Fino ad ora un pò tutti hanno ritagliato experience diverse a seconda del canale di accesso (sito web, online banking, mobile banking), ma questo paradigma non può più reggere; l’experience del cliente, ciò che gli si offre, il modo in cui gli si offre, dovrà essere la stessa per tutti canali, e in modalità assolutamente frictionless. Di questo modo “nuovo” di vedere la customer journey dovrà far parte anche il canale fisico (per chi ce l’ha). Solo così, a mio parere, si potranno accontentare tutte le anime, assolutamente disomogenee che compongono la clientela (millennials, baby boomers, x generation e chi più ne ha più ne metta). Un piccolo passo per la banca, un grande passo per la clientela.

In questa nuova ottica, andranno anche analizzate le singole peculiarità delle varie tipologie di cliente: se unica e fluida dovrà essere l’experience, ampia e varia dovrà essere l’offerta di servizi. Particolarmente interessante è la generazione dei Millennials (ovvero tutti i nati tra i primi anni ottanta e la prima metà degli anni novanta). Questa è la generazione di coloro che prediligono la condivisione delle risorse; da un recente studio è emerso che i Millennials sono in grado di risparmiare circa 100 € al mese condividendo risorse e circa il 50% di loro, in Europa, condivide la propria auto, le spese finanziarie, e questa quota, a causa della crisi che ha portato e porterà la pandemia, è destinata ad aumentare. Occhio agli sharing Millennials quindi !

A prestissimo e … mai paura !

Foto di 3D Animation Production Company da Pixabay

In una recente intervista pubblicata sul sito Payments.com, Talbott Roche, CEO e presidente di Blackhawk Network, descrive i nuovi scenari che si sono venuti a creare nel mondo dei pagamenti digitali; se è vero che, fino a pochi mesi fa, il momento del pagamento veniva considerato, all’interno dell’esperienza d’acquisto online, un momento del quale nessun merchant si voleva curare e ne demandava a terze parti lo sviluppo ed il mantenimento, spesso senza assicurarsi dell’experience dei propri clienti (l’importante è che il pagamento venga effettuato e che i soldi arrivino a destinazione), ora, ci si è resi conto che, visto che il pagamento è l’unica “tappa obbligata” del processo di acquisto, una sorta di Forche Caudine dove devono forzatamente passare tutti gli acquirenti, è bene che questo momento sia assolutamente senza attriti e possa rappresentare anche una sorta di valore aggiunto rispetto ad acquisti effettuati presso altri merchant (io, ad esempio, ho sempre sostenuto che esporre la più ampia scelta di metodi di pagamento delle bollette, potesse rappresentare un carattere distintivo dell’offerta delle utilities, laddove magari sul prezzo finale la differenza finale è veramente minima). Tutto questo è maggiormente valido ora che ai pagamenti digitali si sono avvicinati clienti che mai li avevano utilizzati prima ed è fondamentale che questi primi passi siano mossi nella maniera migliore possibile.

Sul sito di Finextra, il CEO di Currencycloud Mike Laven, prova a disegnare tre possibili scenari evolutivi per il Fintech del prossimo futuro. Inizialmente ci sarà una selezione naturale di darwiniana memoria dove, gli attori più piccoli, dovranno allearsi con altri per non soccombere e questo porterà ad una diminuzione numerica di soggetti in uno spazio che oggi è molto affollato. Consolidamento quindi; e chi condurrà le danze saranno probabilmente i grandi “burattinai” che ci sono già oggi e che domani accentreranno ancora di più le attività su di loro (Visa e Mastercard si stanno già muovendo in questo senso a livello europeo e lo stesso sta facendo Nexi a casa nostra). Ci sarà poi un ricambio di quelli che sono considerati i soggetti storici del mercato dei sistemi di pagamento : le banche. Gli istituti di credito si troveranno, e già si trovano, a competere con altre aziende che offriranno i loro stessi servizi ma che riusciranno a declinare con maggiore velocità e minor costo. Sostituzione quindi. Coloro che rimarranno attivi in questa filiera si troveranno a lavorare in un ambiente diverso da oggi, dove diversi da oggi saranno anche i servizi offerti che, probabilmente, si baseranno sulla capacità di trasformare l’enorme numero di dati a disposizione in informazioni e queste informazioni permetteranno ad uno stesso soggetto “finanziario” di offrire servizi a 360°, dalla richiesta di un prestito o di un mutuo, ad una assicurazione, dalla tutela della salute alla gestione del percorso scolastico dei più piccoli. Cambiamento e diversificazione dell’offerta quindi. Lo scenario descritto non è poi così lontano … è proprio dietro l’angolo.

Chi nello scenario sopra descritto ci si troverà sicuramente bene, perchè sta già lavorando in quella direzione, è Starling Bank. La banca inglese ha lanciato, nel suo market place B2B, l’offerta di tre nuovi servizi : Slack, ovvero una piattaforma di messaggistica, dove gli utenti possono controllare in tempo reale le loro transazioni e le loro finanze, Bionic, che supporterà le aziende nello scegliere i fornitori più convenienti in tema di gas ed elettricità ed altri servizi, promettendo risparmi annui sino a 700 sterline per contratto ed infine Equipsme, che darà alle aziende clienti di Starling la possibilità di offrire ai propri dipendenti polizze sanitarie complete ed estremamente flessibili. Così si fa !

A prestissimo e … mai paura !

Foto di ElisaRiva da Pixabay

E’ da un po’ di tempo che i principali gruppi bancari mondiali stanno saggiando la strada della collaborazione con le Fintech, al fine di rendere più competitive le loro offerte ma c’è anche chi, come Santander, che ha scelto di far crescere una startup Fintech in casa ed il caso di PagoFX, la app di Santander per le rimesse di denaro. L’agone è già affollato di competitors (TransferWise, Venmo, ecc), ma il gruppo spagnolo sembra confidare nella possibilità di ricavarsi una buona fetta di mercato. Evolvendo la piattaforma One Pay FX, sviluppata su Ripple, Santander conta di far concorrenza ai big sopra citati soprattutto per quanto riguarda contenimento delle commissioni e nella velocità di trasferimento. L’avvio della app è stato discretamente buono, afferma in una recente intervista Cedric Menager, CEO di PagoFX, e si può già contare su qualche migliaio di clienti che hanno utilizzato il servizio con un importo medio che è stato superiore alle attese,ma ci vorrà qualche mese per fare delle valutazioni più precise. Menager conferma che uno dei punti di forza della app è il trust che può mettere in gioco Santander e questo potrebbe creare sinergie interessanti in quei paesi dove il gruppo bancario non è ancora presente seguendo, ad esempio la scia di BBVA che è sbarcata di recente in UK grazie all’acquisizione della startup finlandese Holvi, ed un occhio di riguardo viene volto anche all’interessante corridoio di scambio Usa-Messico, che cuba circa 700 miliardi di dollari. Santander ha messo in piedi un gruppo di professionisti dal curriculum di alto profilo (lo stesso Menager proviene da PayPal), e questo permette quella velocità di messa a terra delle soluzioni che non è nel DNA delle banche. Scelta atipica, dicevamo, quella del gruppo spagnolo che ha voluto sviluppare la soluzione al proprio interno anzichè avviare partnership o acquisizioni, ma è una scelta che, in questo particolare settore, potrebbe pagare. Se son rose, fioriranno.

Oltre oceano, si sta facendo un gran parlare di CBDC, in particolare il dibattito su una versione digitale del Dollaro è arrivato in Congresso. Un recente sondaggio della Bank for International Settlement, ha mostrato come oltre 80 paesi stanno lavorando sulle CBDC. Una parte di questi progetti, come quello della Banque de France, stanno valutando l’integrazione della valuta digitale della banca centrale nella compensazione e nel regolamento di attività finanziarie tokenizzate. Tutte queste manovre potrebbero mandare in pensione Swift, che è la rete dove viaggiano tutte le operazioni finanziarie transfrontaliere. Le stablecoin o le CBDC sono state sdoganate e si sono liberate di quell’aura di sospetto che circonda le cryptovalute ed il momento sembra propizio per fare nuovi passi in avanti; di sicuro stable e CBDC sono più veloci, più economiche e più affidabili di Swift e l’unico problema che devono ancora risolvere è la scarsa adozione. A mio parere sarebbe opportuno che la BCE cogliesse definitivamente questi spunti poichè una versione digitale dell’Euro potrebbe mettere la nostra moneta, finalmente, in competizione con il Dollaro, per quanto riguarda gli scambi internazionali e questo dovrebbe concretizzarsi prima che la Cina arrivi ad emettere una proria valuta digitale … la rivoluzione è già in corso e, come tutte le innovazioni, si dice che non chieda “permesso ?”. Bye bye Swift ?

Grandi manovre in casa GooglePay; da alcune indiscrezioni sembrerebbe che la piattaforma di pagamento, sulla scia di quanto sta facendo Facebook, a breve evolverà in market place, consentendo ai clienti di effettuare acquisti e provvedere al pagamento degli stessi senza mai uscire dalla app di Google. I primi settori ad essere interessati potrebbero essere distributori di benzina (ma io ci vedo benissimo anche le colonnine di ricarica di veicoli elettrici), GDO e catene del food. Anche in questo caso si cerca di cavalcare l’onda di avvicinamento ai pagamenti digitali che ci ha portato la pandemia ed un tentativo di recuperare, almeno per quanto riguarda il mercato USA, il gap tra ApplePay e GooglePay. India e Cina da tempo stanno trainando il mercato in questa direzione e la scelta di Google è da considerarsi obbligata. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi su quale terreno si andranno a scontrare tutti gli attori dei servizi di pagamento direi che il piatto è servito !

A prestissimo e … mai paura !

Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay

Come avevo anticipato qualche giorno fa, sempre qui, anche per gli ATM si sta preparando una nuova vita; l’istituto di credito spagnolo CaixaBank, sta distribuendo, in tutta la penisola iberica, degli ATM dotati di riconoscimento facciale. Questo, secondo la banca, dovrebbe incontrare i desiderata dei clienti in fatto di sicurezza ed igiene, in quanto, si può prelevare denaro contante senza dover digitare il PIN (l’unico contatto con la tastiera è quello per selezionare l’importo da prelevare). Con il piano di espansione, che si concluderà nel prossimo mese di luglio, CaixaBank disporrà di una delle più grandi reti mondiali di ATM a riconoscimento facciale. Diciamo che a livello tecnologico è un passo avanti, anche se, bene altre sono le cose che potrebbero essere fatte su questo fronte, sia in termini di experience che in termini di sicurezza ed igiene. Ma non si può avere tutto e subito e poi, una volta sdoganato il riconoscimento facciale del cliente, le possibilità per sfruttarlo sono ben altre, soprattutto all’interno della filiale. E se poi questa “identità” si riuscisse a spenderla anche al di fuori della banca che l’ha rilasciata, accedendo ad altri servizi come, ad esempio, stipulare un contratto assicurativo e di fornitura di energia elettrica, allora si che comincerebbe il “divertimento”. L’Insurtech ed il Fintech sono al lavoro, non ci resta che attendere.

Rimanendo in tema di Insurtech, l’azienda americana Machine Cover, sta lavorando ad una assicurazione parametrica, destinata alla clientela Business, che copra gli eventuali mancati introiti dovuti agli sviluppi negativi di una pandemia, liquidando il beneficiario in tempo reale. La necessità di questo tipo di coperture è, proprio oggi, sotto gli occhi di tutti noi e costituirebbe un ammortizzatore importantissimo per le aziende di qualsiasi tipologie e grandezza. Non si fa un riferimento esplicito alla Blockchain anche se il meccanismo della polizza (risarcimento automatico a fronte di una serie di eventi definiti) ricorda molto i cosiddetti “oracoli”. Se le indiscrezioni verranno confermate, avremo l’occasione di vedere un servizio attraverso il quale la tecnologia può supportare economicamente un’azienda. Keep Calm & Going On !

Stocard, uno dei principali player europei in tema di wallet per carte loyalty, e Wirecard, leader globale nell’innovazione finanziaria digitale, stanno collaborando per lanciare, all’interno della app di Stocard, la funzionalità che mancava: il pagamento. La soluzione prevede l’utilizzo di una carta del circuito Mastercard emessa da Wirecard. La versione di Stocard, contenente questa importante funzionalità, verrà rilasciata in tutta Europa entro la fine di questo anno (per ora è disponibile solo in UK). Wirecard supporterà, inoltre, sempre all’interno della app Stocard, un wallet con la possibilità di caricare più carte di credito, in maniera tale da rendere ancora più ampia la scelta del cliente al momento del checkout. Questo permetterà agli utenti di Stocard un’esperienza completa e totalmente contactless al momento del passaggio alla cassa, unendo la collezione dei vantaggi dei programmi di loyalty a quelli di un pagamento digitale. Good Job !

A prestissimo e … mai paura !

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“Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé”, così diceva Pablo Neruda e, Oltre Manica, la fintech Cauldron ha colto l’essenza di questo aforisma ed ha sviluppato la app Nestlums la quale, tramite il gioco appunto, offre una moderna informazione finanziaria ai bambini, riservando un ruolo attivo ai relativi genitori. Netslums sfrutta il potere del gioco per rendere coinvolgente e gratificante un argomento, di solito, poco interessante. I simpatici personaggi che popolano la app, stimoleranno i bambini a guadagnare valute virtuali attraverso il positivo completamento di compiti nella vita reale, che saranno impostati dai genitori nella app. Le gemme guadagnate avranno anche un controvalore in “monete” che rappresentano la valuta del mondo reale. Dettagli in più non ne ho, al momento, ma l’iniziativa mi sembra lodevole e sicuramente migliore di chi vuole mettere nelle mani di un bambino di 7 anni una carta prepagata … e non aggiungo altro.

E’ di ieri la notizia che Amazon sta collaborando con Goldman Sachs al fine di offrire, sulla propria piattaforma, delle linee di credito per le PMI statunitensi. Da quello che è dato sapere, si tratterà di linee di credito importanti (sino ad 1 milione di dollari) e a tassi che oscilleranno tra il 7% ed il 21%. Questo è un passo importante per entrambi le società e segna l’inizio di un nuovo business per Amazon che, ma qui siamo ancora nel campo delle illazioni, potrebbe esportarlo anche in altri paesi. In tempi di crisi, come quello che stiamo vivendo, un’operazione del genere potrebbe rappresentare l’ennesimo caso di successo per Jeff Bezos. Ne riparleremo tra qualche settimana.

Per chiudere, una rassicurazione : il titolo lo avete letto bene … intendevo proprio war on cashless in USA. Nel corso dell’ultimo anno, in almeno 21 stati sono stati adottati provvedimenti governativi che vietano ai negozianti di rifiutare l’accettazione di contanti; fra questi ci sono il Massachusetts, il Rhode Island ed il New Jersey e, entro il 2020, dovrebbero aggiungersi anche le città di San Francisco e New York. Va bene ad essere conservatori ma quando e’ che si scrolleranno la polvere dai loro cappelli da cowboys ? C’era una volta il West … e c’è ancora …

A prestissimo e … mai paura !

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E’ da qualche tempo che seguo sui social Suor Alessandra Smerilli e, se già non la conoscete, vi consiglio vivamente di approfondire la sua visione dell’economia. Figlia di Maria Ausiliatrice, abruzzese di Vasto, insegna Economia politica alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione “Auxilium” di Roma, nel 2006 ha conseguito il Dottorato di ricerca in Economia Politica presso l’Università La Sapienza di Roma e nel 2014 ha conseguito il PhD in Economics presso la School of Economics della East Anglia University (Norwich, Regno Unito), socia fondatrice e docente della Scuola di Economia civile e membro del Consiglio Nazionale del Terzo Settore, del Comitato etico di Etica SGR, oltre che del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei Cattolici, nel 2019 è stata nominata, da Papa Francesco, Consigliere dello Stato della Città del Vaticano. Autrice di numerosi libri e pubblicazioni è tornata in libreria con “Donna Economia, dalla crisi a una nuova stagione di speranza”. Il suo impegno, costante, è quello di riportare l’economia al servizio dell’uomo, e della nostra casa comune : l’ambiente. Un dato di fatto è emerso, ad esempio, nella gestione della pandemia : i paesi che meglio hanno reagito al Covid19 sono stati Finlandia, Belgio, Islanda, Norvegia, Nuova Zelanda ed il dato che li accomuna è che alla guida dei rispettivi governi c’è una donna. Ecco perché il contributo di Suor Smerilli, come donna e come elemento di punta dello stato vaticano, è ancora più prezioso.

Non vorrei essere l’ennesima persona a criticare il lavoro della taskforce coordinata da Vittorio Colao, soprattutto per quel che riguarda gli incentivi all’uso di moneta elettronica in luogo del contante, ma non posso esimermi. Riassumendo, le misure “suggerite” sono queste: ridurre le commissioni ai merchant che accettano moneta elettronica, introducendo crediti di imposta e sgravi Irpef, rendere obbligatoria l’adozione del Pos ed inasprire le sanzioni per gli inadempienti, “battersi” in Europa per mettere fuori corso le banconote da 200 e 500 Euro, applicare una ritenuta Irpef del 5% per prelievi di contanti che eccedono un certo limite (senza specificarlo). Ancora una volta ci si preoccupa dell’accettazione della moneta elettronica, quando di Pos ce ne sono in giro a iosa, compresi quelli contactless (e non mi si venga ancora a raccontare la favola dei Pos impolverati nascosti sotto le casse dei negozianti), ma non ci si preoccupa di chi paga : quali vantaggi ha un cittadino se paga con moneta elettronica ? Partecipa alla lotteria degli scontrini ? Continuando così si allunga la vita del contante, purtroppo. E anche questa battaglia la vinceremo la prossima volta.

Per fortuna che c’è chi guarda avanti e procede imperterrito sulla propria strada : Nexi e Tas Group. Nexi ha comunicato di aver stipulato una partnership strategica con Bain che consentirà alle banche che scelgono Nexi Open di beneficiare della consulenza di Bain per sviluppare strategie utili a cogliere le opportunità di business offerte dall’open banking; e penso che le banche ne abbiano tremendamente bisogno. TAS, invece, rilevando la società svizzera Infraxis Ag, con un deal di circa 18 milioni di Euro, potrà rafforzarsi nei mercati della monetica e dei sistemi di pagamento in Svizzera e Germania, producendo un incremento dell’EBITDA di circa il 15% rispetto a quello dello scorso anno. Good Job !

A prestissimo e … mai paura !

Foto di mohamed Hassan da Pixabay

Forbes ha pubblicato la classifica delle migliori banche del mondo, paese per paese; a differenza di quanto avviene per le banche statunitensi, Forbes, tramite la società Statista, sottoponendo una survey a circa 40.000 clienti bancari di tutto il mondo, ha valutato gli istituti di credito in base alla soddisfazione generale e ad altri elementi chiave quali fiducia, commissioni, servizi digitali e consulenza finanziaria. Fin qui tutto bene direi, ma andiamo un pò a scoprire qualche dettaglio in più circa la classifica italiana, percepisco la vostra curiosità … Dunque … Dove si saranno piazzati i gruppi principali ? Intesa al 13° posto, Unicredit al 19° posto, Banco BPM al 28° e Poste al 10° posto. Sorpresi ? Beh io in parte si, poichè se è vero che non si può avere un gran numero di clienti e mantenere con tutti lo stesso standard è altresì vero che ci dovrà essere pur qualcosa a giustificare i numeri delle banche più grandi. Ma le sorprese non finiscono qui … ecco a voi il podio : media di bronzo per Banca Adria Colli Euganei (Carneadi alla riscossa, 30 filiali per 61mila clienti), medaglia d’argento per Fineco e, rullo di tamburi, The Winner Is … N26. Dall’Italia bancaria, divenuta colonia tedesca, è tutto, passo e chiudo.

Come avete visto si sta facendo un gran parlare della lotta al contante e degli strumenti da poter mettere in campo per sostenerla. A mio parere sia lo “scudo contanti” proposta da Colao che la lotteria degli scontrini non sono strumenti adatti a far breccia nelle abitudini dei consumatori. Continuo ad insistere sul fatto che bisogna dare una corretta informazione e far emergere, con chiarezza, quali sono i pregi del denaro elettronico rispetto al contante e, lo dico soprattutto a chi comunica, lasciate perdere i toni da stato di polizia che spesso accompagnano gli articoli dei giornali su questo tema (tracciamento del denaro, emersione del nero, ecc..). Ecco, proprio il tracciamento potrebbe acquistare una accezione positiva : se paghi con moneta elettronica riesci ad avere un maggiore controllo delle tue spese e puoi gestire meglio il tuo budget; questa affermazione ha un duplice vantaggio: positivo per il cliente perchè ha più chiaro quello che l’andamento delle spese e positivo per banche e fintech perchè possono offrire strumenti di supporto e veicolare servizi dedicati. Possiamo fare tanto, tantissimo, senza l’aiuto del legislatore e, se proprio gli vogliamo chiedere qualcosa, chiederei coraggio : alzare la soglia minima dei pagamenti contactless e ridurre, drasticamente, i massimali di utilizzo del contante (500 euro potrebbe essere già un buon compromesso). Non servono sforzi mirabolanti nè risorse di bilancio, basta un po’ di coraggio.

La Lituania è uno dei paesi che si sta muovendo di più in tema di denaro digitale e cryptovalute. E’ di oggi la notizia che la Banca di Lituania si sta preparando a coniare LBCoin, un token digitale commemorativo che sfrutta una tecnologia così avanzata che ne renderà praticamente impossibile l’uso comune e che rimarrà probabilmente una sorta di moneta da collezione. Per il governo lituano, l’iniziativa è comunque di grande valore perché rappresenta una sorta di prova generale di una futura CBDC. In una recente intervista, il project manager di LBCoin, Pavel Lipnevič, ha affermato : “”Cerchiamo di acquisire esperienza e conoscenza nel campo della creazione della valuta virtuale; questo argomento sta acquisendo particolare importanza alla luce delle discussioni sul CBDC“. Così si fa: studiare e mettere in pratica !

A prestissimo e … mai paura !

Che bella la casetta in Canadà, cantava Carla Boni nel festival di Sanremo 1957 … oggi, invece, proveniente dal Canada sbarca in Europa, Revolupay (accetto scommesse su quanti la scambieranno per una costola di Revolut): app di mobile banking, con a bordo la possibilità di effettuare rimesse di denaro in tutto il mondo, regolandole tramite Blockchain. La app è completata da una carta del circuito VISA, consente il prelievo da ATM e, cosa molto interessante, RevoluGroup (la holding di cui fa parte Revolupay), ha concatenato la app con alcune interessanti proposte “verticali”: RevoluFIN (factoring per le PMI), RevoluCHARGE (worldwide remittance tramite credito telefonico), RevolUtility (pagamento vs utilities, ticketing, ricariche telefoniche, ecc), RevoluREALTY (pagamenti relativi alle pratiche per acquisti beni immobili), RevoluMED (pagamenti vs farmacie, esami clinici, assicurazioni mediche), RevoluEGAME (pagamenti legati ai videogiochi). Lo scorso 21 maggio RevoluPAY ha ottenuto la licenza bancaria in Spagna e si prepara ad espandersi nel resto d’Europa … Competitors ne abbiamo ? “… e tutte le ragazze che passavano di là, dicevano – Che bella la casetta in Canadà –

Rimaniamo in Europa con l’annuncio effettuato oggi da Mastercard circa la nascita di FintechExpress, ovvero una sorta di incubatore/acceleratore di realtà emergenti del panorama Fintech. Possiamo definirlo un Fintech District di respiro europeo, con tutti gli annessi e connessi della galassia Mastercard, che punta al successo reciproco, proprio e delle Fintech che riusciranno a salire a bordo, all’insegna di tre fasi progettuali: Accesso al network Mastercard, Sviluppo (partnership e vantaggi) e Connessione, per entrare velocemente e da protagonisti in questo universo . Ovviamente, oltre a semplificare la vita di tanti imprenditori di questo settore, Mastercard attirerà tantissimi talenti e potrà così consolidare ed ampliare la sua leadership nel settore mondiale dei pagamenti, FintechExpress, infatti, rientra nel programma globale di Mastercard Accelerate. Popcorn per me, grazie.

Rientriamo nel nostro paese per commentare le ultime news in tema di “guerra al contante”. Ieri è stata giornata di esternazioni e, sia il governo con il ministro Gualtieri (per ottenere i fondi del Recovery Plan sembra che l’UE abbia inserito proprio un richiamo circa “l’incoraggiamento” dei pagamenti digitali) che l’ex premier Renzi (che propone una “voluntary disclosure” del 15% sui depositi nascosti al fisco) sono tornati a dare fiato alle trombe. Non entro, ovviamente, nel merito politico ma ho una strana sensazione (avvalorata da un’uscita del premier Conte di un paio di giorni fa): ma non sembra anche a voi che questa tanto sbandierata lotta al contante, sia assimilabile al ponte sullo stretto di Messina ? Thanks God it’s Friday !

A prestissimo e … mai paura !

Foto di ambermb da Pixabay 

E’ da tempo ormai che si fa un gran parlare di Cashless Society, ovvero far crescere la percentuale di pagamenti effettuati senza l’utilizzo di contanti. Se ne parla così tanto che, forse, ci siamo tutti un pò assuefatti all’idea e pensiamo che non sia più discutibile il “se” ma il “quando”. Dobbiamo però stare sempre all’erta e non dare per scontate cose che poi così scontate non sono: in UK, l’associazione di consumatori Which?, tramite un sondaggio rivolto a circa 2.000 consumatori, ha rilevato che il 51% del campione, in questi ultimi mesi, ha comunque continuato ad effettuare pagamenti per contanti, sottolineandone l’importanza e mettendo più di qualche dubbio circa la preparazione del sistema paese ad uno switch verso una Cashless Society. Nonostante le ripetute campagne, di ambito finanziario e non, vedi ad esempio quella dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che scoraggiava l’uso del contante poiché veicolo del virus, evidentemente una grossa fetta di popolazione, in UK (come in tutto il resto d’Europa) fa ancora fatica a staccarsi dalle banconote. Il risultato del sondaggio è figlio del Digital & Financial Divide: c’è ancora molto terreno da recuperare in tema di digitalizzazione, bancarizzazione ed alfabetizzazione finanziaria e la soluzione non è di sicuro quella proposta dal governo britannico (tutelare l’accesso e l’utilizzo del contante), bensì quello di investire su digitalizzazione ed alfabetizzazione finanziaria, creando inclusione, offrendo innovazione, sostenibilità, accessibilità ed equità. Dai che ce la possiamo fare !

C’è chi va indietro come i gamberi (vedi sopra) e chi va avanti a spada tratta e su un terreno minato come quello del welfare, vedi Gruppo Cooperativo Gino Mattarelli (CGM). Contando su una struttura fortemente radicata e diffusa sul territorio (57 consorzi, 700 coop e circa 40.000 lavoratori), CGM, sin dai primi momenti del lockdown ha pensato di aumentare e variare l’offerta digitale verso i propri stakeholder, comuni in primis, che hanno potuto offrire ai cittadini un wallet digitale per procedere agli acquisti dei beni di prima necessità. L’offerta si è ampliata andando a coprire anche il mondo del sostegno all’educazione e dei servizi al cittadino. Per ogni territorio è stata ritagliata una storia a se, in maniera tale da poter offrire il miglior servizio in base alla realtà locale e la bontà dei servizi offerti si è misurata con la diffusione territoriale dell’offerta (Matera, Sondrio, Rho, Napoli, Salerno, Forlì). Una piattaforma integrata che offre servizi in convenzione con le amministrazioni locali che ha ottenuto lo scopo di incentivare la competizione e la de-burocratizzazione. Avanti così !

Non vorrei smontare un’altra certezza ma mi corre l’obbligo di riportarvi quanto affermato dai risultati di una ricerca di mercato effettuata da Tink (società leader a livello europeo per i servizi relativi all’Open Banking): sono ancora poche le banche europee che hanno interpretato nella maniera corretta i cambiamenti portati dall’Open Banking e pochissimi sono ancora i clienti degli istituti finanziari che possono beneficiare di questa innovazione. Dalla ricerca esce un quadro sconsolante: un sistema bancario chiuso su stesso, nonostante le dichiarazioni di facciata, che cerca di esporre il minimo set di API, offrendole ad un costo relativamente alto (quelle non obbligatorie), e di tenersi per se la maggior parte delle informazioni riguardanti i propri clienti. Indovinate quale è la risposta per scardinare questo arroccamento : Coopetitions ! Più fintech unite insieme, per sommare le conoscenze e dividere i costi, alla ricerca dei dati da trasformare in informazioni, per poi intraprendere ognuno la propria strategia di marketing. Non è un caso, è notizia di ieri, che PayPal e Tink hanno esteso il loro accordo commerciale di collaborazione a tutta l’Area Economica Europea (EEA), con PayPal che ha messo sul piatto, come secondo investimento, dopo quello fatto lo scorso anno, ben 90 miioni di Euro.

A prestissimo e … mai paura !

Ieri ricorreva l’anniversario della morte di Rino Gaetano; all’alba del 2 giugno 1981 un incidente stradale poneva fine alla carriera del cantautore crotonese. Facendo leva su tre sue caratteristiche fondamentali (l’inconfondibile voce ruvida, l’ironia e la profondità dei suoi testi, la denuncia sociale che riecheggiava spesso nelle sue canzoni), aveva raggiunto il successo dopo una lunga gavetta. Di lui si è sempre detto che era “avanti”… probabilmente, visti i gusti dell’epoca, era avanti di qualche decennio ma nonostante questo riuscì a ricavarsi una nicchia tutta sua nel panorama musicale italiano. Ieri, leggendo una notizia che vi commenterò qui di seguito, mi è tornata alla mente una delle sue canzoni meno conosciute, “A Kathmandu”“A Khatmandu, c’è anche il gurù, ci porta in paranoia predicando a testa in giù, a Khatmandu, non dormi più, ti sforzi di scavare dentro i tuoi tabù…”

Katmandu, come tutti sapete è la capitale del Nepal, ed è proprio questo stato dominato dall’Himalaya è stato teatro di una bellissima storia di innovazione ed inclusione; la protagonista è la app Khalti, un e-wallet nepalese che ha aiutato il popolo di quella nazione a pagare, in modo smart, le fatture di telefonia, tv sat, forniture elettriche e tanto altro. Khalti, che in nepalese significa “tasca”, ha oggi, a soli tre anni dal suo debutto sul mercato, circa 115 dipendenti di cui 50 sono donne, 1,2 milioni di utenti registrati, 150mila attivi di cui oltre 70mila sono donne. Sono state proprio le donne a guidare il successo di questa app, nonostante vivano in condizioni fortemente discriminatorie (matrimoni infantili, violenze, salari più bassi dei colleghi uomini), cosa che porta un pesante “divide” anche in termini di “empowerment” economico. Grazie però al supporto del Fintech Innovation Fund della Nazioni Unite e del programma di accelerazione Spring, Khalti è riuscita a lanciare la campagna “Smart daughter”, che ha permesso di formare 10mila donne e ragazze nepalesi, tra i 15 e i 35 anni, fornendo loro conoscenze e competenze finanziarie. Questa nuova consapevolezza e disponibilità di servizi, sommata ad un efficacissimo passaparola, ha permesso di mutare la condizione femminile contribuendo a demolire uno degli stereotipi in essere in quella società e cioè quello secondo il quale solo gli uomini possono pagare le bollette. Oltre a questo progetto, Khalti ha avviato un programma di supporto a 3500 aziende, piccole e medie, guidate da donne, al fine di rafforzare i mezzi di sussistenza e l’emancipazione dell’universo femminile. Proprio una bella storia !

La giornata di ieri ha visto la nascita di InterWork Alliance, una sorta di Santa Alleanza (ne fanno parte, tra gli altri, Microsoft, Accenture, Neo, Digital Asset e SDX) che faciliterà l’adozione e la diffusione della tecnologia blockchain, attraverso l’adozione di standard globali. La direzione di questa alleanza appare chiara : passare dal dire al fare, standardizzando, dove e come possibile, i canoni di sviluppo bypassando il tema della scelta del protocollo da utilizzare, scelta che, fino ad oggi, ha un po’ frenato l’espandersi di questa tecnologia. La speranza è che, stavolta, la mossa funzioni davvero perché non se ne può veramente più di POC e Use case che non vedono mai concretamente la luce.

E’ uscito nei giorni scorsi l’ultimo libro di David Birch, “The Currency Cold War”. Birch è considerato uno dei più grandi esperti di finanza e denaro digitale e in questa ultima sua fatica afferma che grandi stravolgimento ci attendono, di qui a breve, nel modo di comprare e vendere i nostri beni. Al centro di tutto ci saranno i nostri smartphone, ormai in grado di svolgere operazioni complesse come, ad esempio, gestire i nostri acquisti usando, di volta in volta, una valuta diversa a seconda del bene che si sta trattando e della nostra controparte, il cosiddetto “denaro intelligente” o “valuta programmabile” o ancora “valuta di scopo”, ovvero valute digitali che conservano al loro interno una serie di informazioni che con il contante non otterremo mai (chi è la persona che mi sta dando i soldi, qual’è lo scopo della transazione, dove andranno a finire i soldi). Tutto questo in totale trasparenza ed alla luce del sole, tutti potranno vedere tutto. Birch ha pensato anche a coloro i quali desiderassero fare transazioni completamente anonime: questo soggetti potrebbero farlo, pagando però, attraverso tassi di interesse negativi applicati alle transazioni. Nel futuro teorizzato da Birch, le aziende emetteranno i propri token digitali (valute private) in forma al portatore, scambiabili con beni e servizi futuri. Si potrebbe arrivare al punto che una start-up di un parco eolico potrebbe offrire denaro sotto forma di chilowattora riscattabili dopo cinque anni (una nuova forma di obbligazioni…). Non so se il futuro descritto dal libro sia più o meno prossimo, di sicuro, a breve, sentiremo parlare sempre più spesso di valute digitali (CBDC) e, presto ne vedremo l’avvento.

Il mio “a prestissimo e … mai paura” stavolta è accompagnato da una citazione di Rino Gaetano sulla sua canzone “Ma il cielo è sempre più blu” : “Ci sono immagini tristi o inutili, ma mai liete, in quanto ho voluto sottolineare che al giorno d’oggi di cose allegre ce ne sono poche ed è per questo che io prendo in considerazione chi muore al lavoro, chi vuole l’aumento. Anche il verso – chi gioca a Sanremo – è triste e negativo, perché chi gioca a Sanremo non pensa a – chi vive in baracca -“

Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay

Nei giorni scorsi VISA ha annunciato, insieme a 100 tra fatturatori e consumatori, di aver terminato in UK i beta test relativi alla Request to Pay (R2P). I partecipanti al test sono già accreditati per entrare a far parte del nuovo schema di pagamento non appena sarà live. La R2P, in buona sostanza, permette l’invio, da parte del beneficiario, di una sorta di bolletta digitale, che il debitore può pagare in real time … praticamente il sogno proibito di tutte le utilities o grandi billers. I vantaggi sono chiari anche per i clienti che potranno regolare il pagamento, in maniera veloce e sicura, da qualsiasi device (pc o smartphone). Per semplificare : il beneficiario effettua una richiesta, il pagatore riceve informazioni sull’importo, la descrizione della transazione e le informazioni sul beneficiario. A valle dell’approvazione della richiesta da parte del pagatore, i fondi passano dalla sua banca a quella del beneficiario. La R2P approderà nel nostro paese, presumibilmente, tra fine 2020 ed inizio 2021, un pò in ritardo sulla tabella di marcia, e le prime banche che supporteranno il servizio dovrebbero essere Intesa, Unicredit, Banco BPM e Banca Sella. Attendiamo fiduciosi.

In una recente intervista al sito MobilePaymentsToday, Simon Powley, Head global advisor consultant di Diebold Nixdorf, multinazionale americana, leader nei sistemi self service di transazioni finanziarie (primi fra tutti gli ATM), ha aperto nuovi scenari sul futuro degli ATM in ottica post Covid. In questi giorni, in effetti, abbiamo constatato come ci siano, per ovvi motivi, lunghe file agli sportelli bancari e questo non ha fatto altro che accrescere, nei clienti, il desiderio di una relazione diversa con la propria banca : più digitale ma con un minimo di interazione fisica, self service ma semplificata ed aumentata nei servizi rispetto ad ora, ottimo livello di offerta da fruire nel massimo della sicurezza; ecco, è proprio in questo ambito appena descritto che, secondo Powley, chi costruisce dispositivi ATM dovrà calarsi nel prossimo futuro, considerando anche il fatto che, nella maggior parte dei paesi europei, escludendo l’area scandinava, sono ancora moltissime le transazioni che vengono regolate per contanti.

Come ben sappiamo, è da tempo che la Cina si trova all’avanguardia nello studio delle monete digitali emesse dalle banche centrali, le cosiddette CBDC (Central Bank Digital Currency), delle quali spesso vi ho parlato dalle colonne di questo blog. Ma la Cina è al top anche per quanto riguarda la produzione e la vendita di smartphone, soprattutto in Africa. Qui, in una realtà dove circa i due terzi della popolazione non ha un conto in banca, dove regna una forte diffidenza verso le istituzioni creditizie e dove la maggior parte dei lavoratori, regolari o meno, viene pagata in contanti, si crea automaticamente un habitat favorevole per le valute digitali; se a questo ci sommiamo che la Cina, tramite alcune delle sue aziende di punta, la Transsion di Shenzen su tutte, punta ad integrare servizi finanziari nei propri smartphone, ecco che il cerchio si chiude. A far tremare i polsi, non ai cinesi ovviamente, ma a tutti gli altri operatori in questi settori, sono soprattutto due numeri : nel prossimo decennio, in Africa, la popolazione di persone in età lavorativa arriverà a toccare la cifra di 1 miliardo ed i consumi interni raggiungeranno un valore pari a 2,5 trilioni di dollari. Se quanto sopra affermato, riportato oggi dalla rivista Left, tra qualche anno assisteremo a pesantissimi sconvolgimenti ma, come dice Simon Powley di Diebold Nixdorf, “We don’t see challenges, we see opportunities”

A prestissimo e … mai paura !

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Il guru del banking Chris Skinner ha pubblicato, sul suo blog (https://thefinanser.com/) un report sulle prospettive dei pagamenti nel periodo post pandemia. Tutto è cominciato quando un rappresentante dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha consigliato l’utilizzo di strumenti di pagamento contactless in luogo dei contanti, considerando le banconote uno dei mezzi di diffusione del virus. Skinner si interroga ed interroga alcuni tra i più importanti esponenti del settore Fintech europeo (tra cui i nostri Antonio Grasso di Digital Business Innovation, Matteo Rizzi fondatore di FinTechStage e Paolo Sironi una delle voci più ascoltate in tema Fintech), su come sarà il futuro dei pagamenti in Europa. Di sicuro la pandemia non porterà all’eliminazione del contante, ma è altrettanto vero che ha avvicinato moltissime persone all’utilizzo di strumenti di pagamento alternativi e molti di loro sono divenuti affezionati ed ambassador di queste nuove modalità fino a diventarne, come afferma nel report Andrea Dunlop, dei super user. Altro dato da sottolineare è che non esiste una prospettiva valida per tutti i paesi: per i paesi scandinavi ci sarà la conferma di una società quasi completamente cashless mentre, scendendo di latitudine, ci saranno degli impulsi ad andare, in maniera più o meno veloce, verso il raggiungimento di una maggioranza schiacciante del cashless verso il cash. Se poi, i vari attori del sistema saranno sufficientemente bravi, si potranno far toccare con mano, ai propri clienti, i benefici dei pagamenti cashless, non solo in termini di costi bensì di qualità di servizi offerti (grazie all’aumento dei pagamenti elettronici ed alle novità portate dalla PSD2, si potranno offrire, su misura, assicurazioni, microcredito, ecc…). Di sicuro c’è stato un choc, una discontinuità pesante, e bisogna riuscire a tirarne fuori il massimo del valore. Se poi, come ricorda Antonio Grasso, da questo choc le banche centrali cogliessero definitivamente lo spunto di trasformare le valute fiat in denaro digitale, allora il salto sarebbe quantico. Nel rimandarvi alla lettura completa del report, vi lascio con un elemento programmatico espresso da Paolo Sironi : “The time is now, more than ever, to help banks embrace new business models grounded on transparency principles and accelerated by digital technology.”

Ottime novità provengono dal settore della mobilità elettrica: l’australiana Tritium ha presentato una colonnina di ricarica che è in grado di riconoscere il veicolo (cosa riservata, fino ad oggi, solo ai proprietari di Tesla) e di procedere quindi allo sblocco della colonnina ed alla ricarica senza utilizzare alcuna card o app. Questa innovazione potrebbe definitivamente colmare il gap atavico tra il rifornimento con carburante fossile e la ricarica elettrica ed insieme, rispettivamente, alla crescita delle immatricolazioni delle auto elettriche ed al diffondersi di piattaforme paneuropee di ricarica (vedi Hubject), potrebbe generare nuovi e più positivi orizzonti per tutta la filiera della mobilità elettrica. Avanti così l’ambiente ve ne sarà grato.

E’ di ieri la notizia dell’ennesimo accordo in ambito banking: SisalPay|5 e Hype hanno stipulato una partnership che permetterà, ai titolari di un conto Hype di ricaricarlo presso la rete SisalPay|5. La ricarica potrà essere effettuata in contanti e, nel prossimo futuro, anche con il Bancomat. Con questa operazione SisalPay|5 prosegue il suo cammino per consolidare la sua posizione di fornitore di servizi nel mondo Open Proximity Banking con la prospettiva di evolversi in una Fintech Open Platform.

A prestissimo e… mai paura !

 

Foto di Tumisu da Pixabay

In un recente rapporto di JP Morgan, a cura di Josh Younger e Michael Feroli, si afferma che le CBDC (Central Bank Digital Currency), ovvero le valute digitali legali distribuite dalle banche centrali, rappresenterebbero un serio pericolo per l’egemonia globale del Dollaro statunitense. In buona sostanza la paura è data dalla possibile emissione di una valuta di riserva globale che possa supportare, in maniera concorrenziale al Dollaro, il commercio internazionale. Il timore è realmente fondato ? Diciamo subito che le CBDC non stanno nascendo per fare concorrenza al Dollaro, bensì per avere una moneta digitale, con tutti i pregi che questa si porta dietro, emessa però da una banca centrale, e quindi al riparo dalle vertiginose fluttuazioni e speculazioni che sono invece il pane quotidiano delle altre cryptovalute, Bitcoin in testa. Pericolo reale o immaginario, l’importante, a mio avviso, è che anche questo rapporto contribuisca in qualche modo alimentare la discussione, la curiosità e la conoscenza intorno alle CBDC e che queste, dopo tanto parlare, vedano finalmente la luce.

Rimaniamo in tema di Blockchain: sul Sole24 Ore di ieri, è stato pubblicato un articolo di Gian Luca Comandini, uno dei massimi esperti italiani in tema di Blockchain e facente parte del gruppo di esperti Blockchain del MISE. Anche lui, più che sulla bontà ed efficacia della tecnologia, insiste su una necessità basilare : “Consapevolezza, comprensione, ordine e studio. Tanto, tantissimo studio” . Lo studio, l’apprendimento, anche su queste tematiche sono fondamentali, ed è ancora più importante non farlo da soli, occorre fare rete, con colleghi e con chi ha la stessa passione. In poche parole, odio ripetermi, anche in questo caso occorre Coopetition: dividersi gli oneri e cercarsi gli onori ognun per se. Chissà se la Blockchain, prima o poi, riuscirà finalmente ad essere “sdoganata” su larga scala ? A questo proposito, confido molto nella diffusione della cosiddetta DEFI, DEcentralized FInance, e delle sue applicazioni, soprattutto in tema, dico io, di InsurtechFin (mi piace questo termine che abbraccia assicurazioni, tecnologia e finanza) alla base della quale ci sono tanto la Blockchain che l’Intelligenza Artificiale. DEFI potrebbe essere un ottimo acceleratore per entrambe le tecnologie. Ora però una domanda mi sorge spontanea: ma il suddetto gruppo di esperti del Mise, oltre ad aver partorito il classico topolino (se non ricordo male si parlò di un’applicazione per la tutela del made in Italy), ha terminato così le sue attività o sta continuando a … studiare ???

Chi continua a studiare, eccome, è sicuramente Mastercard; da quelle parti hanno da sempre presente che si può rimanere sulla cresta dell’onda solo correndo una staffetta con l’innovazione (l’accordo vincente con Enel X per l’aggiudicazione del Fintech Cyber Innovation Lab in Israele è uno degli ultimi esempi). L’altro giorno mi sono imbattuto in un articolo di Open circa le ultime “avventure” del premier ungherese Orban : lo scorso 19 maggio, il governo ungherese ha vietato la registrazione del cambio di sesso nello stato civile e il riconoscimento giuridico dell’identità di genere delle persone transgender (mi verrebbe da dire : Europa dove sei ? ma mi taccio ancor prima di averlo pensato …). Voi direte, cosa c’entra Mastercard con quanto successo in Ungheria ? Lo scorso anno, Mastercard, ha lanciato un challenge per introdurre la True Name Card (sulla carta di credito è riportato il nome scelto dalla persona dopo il cambio di sesso, e non quello presente in anagrafe, che potrebbe aggiornarsi soltanto dopo molti anni). Vi consiglio di guardare il video (a questo link : https://youtu.be/BJzxfwDyyas ) perché fa capire tante cose e l’espressione finale di uno dei protagonisti vale più di tante parole “That’s what I’m”. Allora … Fintech o Banche Italiane, online o meno, la vogliamo fare questa carta True Name ? Come si dice alle mie latitudini : Daje !

A prestissimo e … mai paura !

La gatta nella foto è il quadrupede che ci gira per casa da circa 16 anni; si chiama Duchessa e, come vedete, ha accolto in maniera “rock” la notizia del debutto sul mercato di una carta di credito miagolante. E’ proprio così avete capito bene : la startup gallese Anna (il cui acronimo sta per Absolutely No-Nonsense Admin), ha appena chiuso un round di finanziamenti di circa 19,7 milioni di Euro, e si rivolge principalmente alle PMI. Oltre a supportare i clienti per la fatturazione, la contabilità e la dichiarazione dei redditi, la app di Anna è corredata da una carta di credito, circuito Mastercard, con un design fatto quasi esclusivamente a mano, che, ad ogni pagamento … miagola ! Nel prossimo futuro è previsto un arricchimento delle funzionalità della app in ottica Psd2, sia per il mercato UK che per quello europeo. Se avete tempo e voglia, seguendo questo link troverete il video casting che è servito a trovare il miagolatore ideale.

Quando vi dicevo che bisogna darsi una mossa per quanto riguarda l’educazione bancaria, finanziaria e digitale, intendevo mettere chi dovere, in grado di parare colpi che, prima o poi, sarebbero arrivati; il primo, che rischia di essere pesantissimo, lo ha assestato N26 facendo partire sui social l’hashtag #tuttosullabanca; in buona sostanza un’efficace campagna di marketing, indirizzata a far emergere le differenze tra soggetti innovativi e digital first e le banche tradizionali. Il momento è propizio per questo tipo di iniziative ed i tedeschi di N26 non si sono fatti pregare (a proposito… lo sapranno tutti che N26 è un soggetto bancario che risponde all’autorità di regolamentazione finanziaria tedesca ? Così, giusto per la trasparenza…). Un sondaggio, commissionato dalla stessa banca, ha fatto emergere una generale “preoccupazione” dei cittadini verso le proprie finanze e verso chi le ha in gestione, ed una pesante insoddisfazione degli stessi circa il rapporto che li lega alla propria banca, sbandierando l’applicazione inaspettata di costi aggiuntivi da parte del proprio istituto … Banche, se ci siete battete un colpo ! O anche un miagolio

Avete presente quando si dice “un fulmine a ciel sereno” ? Ecco è andata proprio così ! Un po’ tutti gli addetti ai lavori (quelli credenti quanto meno) avevano già in mano il rosario per la veglia funebre del Bancomat ma, all’improvviso, ecco il fulmine : Bancomat sale a bordo di Samsung Pay. Potrebbe essere un primo passo per il rilancio digitale di questo strumento di pagamento che, ormai da mesi, stava un po’ avvitandosi su stesso, nonostante i tentativi di rianimazione effettuati con BancomatPay. Anche qui si dovrà scontare, però, una partenza a scaglioni, ovvero, non da subito tutti i bancomat di tutte le banche saranno smaterializzabili all’interno di SamsungPay: si comincerà con quelli di Intesa San Paolo, UBI e Cassa Centrale Banca, e poi gli altri seguiranno a ruota. Ecco è proprio questa granularità a portare nuvole nere sul buon esito dell’operazione (è stato così anche per BancomatPay). Vedremo se stavolta, a dispetto delle previsioni, l’operazione avrà successo.

Tornerò, solo telegraficamente, sulla Coopetition (tema che avevo affrontato in altro post e che trovate qui); lo faccio lasciandovi un pensiero della filosofa americana Judith Butler : “Nonostante i secoli di proclami a proposito dell’Homo erectus, l’umano non sta in piedi da solo” … e, aggiungerei, che l’Homo Sapiens, da solo, non è che sia così tanto sapiens.

A prestissimo e … mai paura !

ImmagineE’ con un pizzico di emozione che mi affaccio a questo nuovo mondo; lo faccio per condividere le mie esperienze e le mie passioni, con chi conosco ma, soprattutto, con chi non conosco !
Inizierò parlandovi di “digitalizzazione” e “cashless”.
Qualche giorno fa, Rick Coeckelbergs, ha posto una domanda in un suo post su Linkedin :

Può la tecnologia cambiare il rapporto di forza oggi esistente tra pagamenti Cash e pagamenti Cashless (oggi è circa di 4 a 1), in favore del Cashless ?

La mia risposta è ovviamente un SI, ma che sento il dovere di argomentare…
La tecnologia può esserci di aiuto, ma non possiamo pensare di effettuare un cambiamento culturale, mettendo semplicemente a disposizione degli strumenti di pagamento digitale: dobbiamo educare le persone ad usarli !
Nella mie personale esperienza, ho messo a disposizione dei clienti della mia azienda, molteplici sistemi di pagamento ma non tutti hanno avuto il riscontro sperato, e la motivazione è stata sempre la stessa, mancanza di educazione ed informazione; non tanto da parte di chi gestisce od espone il metodo di pagamento, quanto dalle istituzione bancarie e dagli stackholder interessati. Nella nostra cara Italia, la maggior parte delle persone, preleva i soldi al bancomat per poi attraversare la strada ed utilizzare il contante per pagare i propri acquisti…
Per cambiare queste abitudini radicate occorre uno sforzo molto più grande ed articolato che quello di mettere a disposizioni dei clienti piattaforma di pagamento tecnologicamente avanzate e digitali. Occorre che tutti gli attori coinvolti nella catena dei pagamenti facciano opera di “evangelizzazione” e che, in qualche modo, incentivino ad utilizzare mezzi alternativi al contante.
Secondo me le strade percorribili, parallele, sono due:

1) Premiare l’utilizzo di piattaforme alternative al contante (riduzione della commissione da parte del PSP, premi in Loyalty da trasformare in sconti, da parte dei Merchant)

2) Sviluppo “coatto” di un wallet digitale

Il secondo punto merita un approfondimento maggiore.
La mia personalissima idea su questo tema è la seguente : ad ogni codice fiscale si abbina un’identità digitale ed un wallet digitale.
Il meccanismo, ovviamente da approfondire e da declinare nel dettaglio potrebbe essere il seguente: ad ogni codice fiscale vengono agganciati, in maniera “silente”, l’identità digitale (SPID ad es) ed un wallet digitale. Al primo contatto della persona con la PA (richiesta certificati anagrafici, visite mediche, gestione pratiche agenzia delle entrate, ecc…), l’identità digitale ed il wallet, unici strumenti che permettono lo svolgimento della pratica o del pagamento,  vengono attivati in tempo reale e sono pronti per l’utilizzo.
E’ un’idea che lanciò così, ancora in stato embrionale, ma sulla quale vi invito a riflettere, magari per ampliarla insieme e per renderla un qualcosa di tangibile; le idee non ci mancano, la tecnologia ci assiste e questo è il primo mattoncino … Si può fare !

 

 

 

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