Il fascino discreto delle DLT, ovvero il lato neotecnologico della moda.

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Questa mattina ho letto una bellissima intervista a Giorgio Armani, pubblicata sull’inserto “Letture” del Corriere della Sera. Aldilà dei tanti stimoli che si ricevono ascoltando una persona di così grande esperienza e capacità, mi sono tornati alla mente i vari annunci dei mesi scorsi, su come le DLT potrebbero diventare uno strumento utile nel mondo della moda.
Una delle primissime applicazioni segnalate è stata quella della “tracciatura” : assegnazione di token univoci digitali al fine di garantire la trasparenza e poter seguire ogni momento della lavorazione del capo, dall’origine della stoffa alla vendita. In questo campo segnalo quanto fatto dalla maison Martine Jarlgaard di Londra.
Un passo in più è stato fatto dalla start up Brandzledger, che utilizza la blockchain per tracciare la filiera di produzione ma anche per curare il marketing (subito dopo l’acquisto, il cliente può dichiarare di essere proprietario di quel prodotto e ricevere immediatamente il certificato di garanzia) ed aumentare la qualità della relazione con il cliente (l’azienda può comunicare direttamente con il cliente sulla base degli acquisti registrati).
Altro progetto molto valido è quello di Luxochain, che combina l’uso della blockchain e delle etichette munite di RFID.
C’è anche chi sta pensando ad un catalogo globale, dove inserire tutti i prodotti delle principali maison al fine di facilitarne la ricerca ed il reperimento; il tutto, però, funzionerebbe, condividendo le informazioni con terze parti (vedi Google), ed è per questo che tale progetto mi lascia molto perplesso.
In un articolo di Forbes, del febbraio scorso, vengono indicati i 5 trend che cambieranno la moda nel 2018 (io direi “negli anni a venire”):

1) I clienti Millennials
2) Privacy, ChatBot e assistenti vocali
3) Omnicanalità
4) Bitcoin e blockchain
5) Realtà aumentata

Non posso fare a meno di osservare che tutti i punti ruotano intorno al punto 4, ovviamente blockchain e non bitcoin, poichè la tecnologia può essere un fattore determinante per lo sviluppo di ognuno di essi.
Si potrebbe pensare ad un ChatBot o assistente vocale che, grazie alle informazioni registrate sul capo acquistato, sia in grado di consigliare il cliente circa il negozio di pulitura più vicino ed affidabile, consigliando la stipula di una polizza di protezione ad hoc, attiva per il tempo nel quale il capo è in pulitura; si potrebbe pensare ad un wallet digitale che potrebbe gestire l’acquisto (il pagamento potrebbe essere effettuato semplicemente “passando” alla cassa, senza dover fare altra azione, altro che smart retail !), la sottoscrizione e la gestione al programma di loyalty, stipulare e gestire l’assicurazione di cui sopra, ecc … (e qui torniamo al mio post della scorsa settimana, inevitabilmente…)
Beh, insomma, non vorrete mica che vi suggerisca tutto io ??? Sotto a studiare !

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