Digital is better than physical

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E’ da tempo ormai che, grazie alle spinte normative (PSD2) ed a quelle tecnologiche (FinTech), la partita tra i grandi gruppi bancari si sta giocando sul terreno del Digital Banking. Come si può evincere dal rapporto “Digital Banking 2018” di KPMG, il cliente bancario sta velocemente cambiando le sue abitudini e i suoi desiderata: per la prima volta viene evidenziato come il canale digitale abbia superato quello fisico, nella preferenze dei clienti, arrivando a costituire il canale principale per l’acquisto e la gestione di prodotti e servizi finanziari. Questo dato, che già di per se aprirebbe la strada ad ampie ed articolate discussioni, è accompagnato da altri, ancora più interessanti; si evidenzia infatti, che il 74% degli intervistati è disponibile a prendere in considerazione l’attivazione di servizi bancari offerti da operatori tecnologici, adducendo come motivo principale la semplificazione ! Ciò rappresenta una, per certi versi, sorprendente e positiva inclinazione dei clienti verso i nuovi servizi ed i nuovi attori che sono contemplati nella PSD2. Questo dovrebbe far riflettere soprattutto le banche che ancora non stanno lavorando in questa direzione e dovrebbe far accelerare coloro i quali hanno già intrapreso questo cammino.
Altro dato interessante, che emerge sempre dal rapporto KPMG, è che il 68% degli intervistati si manifesta disponibile a concedere l’accesso ai propri dati personali ad operatori tecnologici, in cambio di un vantaggio economico; anche in questo caso ci troviamo davanti ad un dato sorprendente ma che avevo avuto già modo di sottolineare: i sistemi di identità digitale si diffondono e vengono utilizzati soltanto se rappresentano un valore economico per chi li utilizza. Questa, secondo me, è una delle chiavi per ipotizzare una “fase 2” di SPID o uno dei cardini per uno nuovo sistema di identità digitale transnazionale.
Non abbiamo ancora parlato di blockchain (ovviamente non è un obbligo ma il seguito del discorso ci porterà proprio da quelle parti) … ma, proseguendo la lettura del report, arrivano i giusti spunti: la maggior parte degli intervistati dicono di volersi ancora rivolgere al canale fisico solo per le operazioni più complesse (mutui, gestione di problematiche complesse, consulenza su prodotti di investimento/finanziamento). In questo campo la blockchain potrebbe giocare un ruolo fondamentale, rendendo estremamente semplici e sicure, quelle che oggi sono operazioni complesse ed articolate e consentendo al cliente di operare in ottica full digital.
Le banche che ancora non hanno chiari questi scenari, rischiano di vedere quanto prima, sui loro schermi, la schermata “game over”; occorre dirigersi, quanto prima, verso un’offerta di servizi digital tailor made, al fine di perseguire quella che qualcuno chiama la digitalizzazione per valore.

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