Road to Rugby World Cup 2019 #6 Advance Australia Fair

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“Il potente sfonda, il piccolo s’infiltra, l’alto salta, il guizzante corre. In una squadra di rugby c’è posto per tutti.” (Luciano Ravagnani)

Manca soltanto una settimana all’inizio della RWC 2019 e noi proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta degli inni delle squadre partecipanti: ancora emisfero sud, stavolta tocca all’Australia !
L’inno dell’Australia, Advance Australia Fair (Incedi bella Australia), fu composto verso la fine dell’ottocento da Peter Dodds McCormick e venne eseguito per la prima volta nel 1878 ma, anche se apprezzato, sia dalla popolazione che dalle autorità, non riuscì a scalzare l’allora inno ufficiale, God Save the Queen (in onore della corona britannica, molto presente a queste latitudini come già riportato nei precedenti articoli di questa serie). Nel corso del 1977, quando i tempi furono maturi per un distacco dal cordone ombelicale britannico, venne indetto un referendum per stabilire quale dovesse essere il nuovo inno australiano e a spuntarla fu proprio la canzone composta da McCormick. Nel 1984, Advance Australia Fair diventa finalmente l’inno ufficiale, a valle di alcune “coraggiose” correttive al testo originale (furono eliminati tutti i riferimenti alla corona britannica e le varie espressioni che figuravano in tono maschile sono state riportate in genere neutro). Il testo è una celebrazione delle bellezze di questa nazione, della libertà ed della voglia di mantenere intatta la bellezza di questa terra !
L’inno, di recente, è stato al centro di una clamorosa protesta da parte dei giocatori di origine aborigena che militano in nazionale : celebrare l’Australia come una nazione giovane e libera oscurerebbe, secondo il loro pensiero, i 60 mila anni di storia aborigena nel continente. Per dare risonanza a questa protesta, circa due mesi fa, in occasione di una partita ufficiale, i giocatori aborigeni della nazionale, durante l’inno, sono rimasti in silenzio attirando ovviamente l’attenzione di tutti i mezzi di comunicazione. A valle di questo episodio, si sta facendo strada nel paese un “partito” di coloro che vorrebbero apportare una piccola ulteriore correzione al testo, sostituendo “giovane e libera” con “forte e libera”. La protesta ha quindi ottenuto l’effetto voluto: accendere i riflettori ed avviare la discussione; sembra comunque che, per le partite dei mondiali, tutti i giocatori canteranno l’inno come sempre. Sempre in tema, aggiungo che, la federazione australiana di rugby, da sempre attenta al rispetto per tutte le culture, nello scegliere la seconda maglia della nazionale per i mondiali, ha pensato di introdurre dei fortissimi richiami alle tradizioni aborigene e ne possiamo apprezzare il risultato, ammirando i disegni ed i colori nella foto in apertura articolo. Come potete osservare, in basso, al centro della maglia, figura l’emblema della nazionale, che è poi anche il soprannome con il quale sono conosciuti i rugbysti australiani : il Wallaby.  E’ un marsupiale, molto simile al canguro, che popola gran parte degli stati del Pacifico. L’origine del nome si dice derivi dalla lingua aborigena Dharuk, nella quale si indicava questo animale con i termini walabi o waliba.
Penso di essermi dilungato abbastanza… godetevi questa bella versione di Advance Australia Fair e … mai paura !

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