Gli altri siamo noi, il virus e un pò di monetine digitali

tozzi

Era il 27 febbraio 1991 ed al Festival di Sanremo si presentò in gara Umberto Tozzi con la canzone “Gli altri siamo noi”, arrivando ad un solo gradino dal podio giungendo quarto. Questa canzone mi è tornata in mente, sabato, leggendo sul Sole24 Ore un articolo di Paola Severino, vice presidente Luiss ed ex ministro della Giustizia tra il 2011 ed il 2013. Nell’articolo si parla delle proteste esplose nelle carceri, successive al DPCM che ha chiuso il paese e che hanno avuto un bilancio di 12 morti. Spesso, dice l’ex ministro, si identificano i carcerati come “l’altro da sè”, come un qualcosa di cui si può fare a meno di discutere, vuoti a perdere; il Corona Virus ci sta insegnando qualcosa di diverso però: stiamo sperimentando sulla nostra pelle di essere “l’altro da sè” di qualcun altro, soprattutto di quei paesi, europei e non, che ci accusano di non aver contenuto l’epidemia, di averla gestita male. Si sentono diversi da noi, tranne qualche episodio grottescamente riparatore (vedasi foto delle Frecce Tricolori twittata da Trump), siamo diventati quelli di cui si può fare a meno di discutere. Chissà se tutto ciò che sta avvenendo ci spingerà, in un prossimo futuro, a delle riflessioni … se si, ritengo che dovremmo riflettere di chi è privato della libertà (con ragione per carità), di chi deve, in questi giorni, convivere forzatamente con altri individui in uno spazio dove difficilmente si possono rispettare le “distanze di sicurezza“, nell’impossibilità di ottenere un colloquio con i propri familiari. La nostra permanenza forzata in casa dovrebbe insegnarci che i detenuti non sono più “l’altro da se”, ma lo specchio di noi stessi, gli altri siamo noi… Il tema del sovraffollamento carcerario dovrebbe, al pari delle deficienze del nostro sistema sanitario, essere discusso ad altissimo livello e occorrerebbe pianificare una serie di interventi per migliorare la situazione.

Altro articolo che ha attirato la mia attenzione, sempre sul Sole24 Ore ma di ieri, è a firma del professor Paolo Fabbrini e si lega a doppio filo con quello di Paola Severino. Qui il concetto di “altro da se” viene declinato come “introversione intergovernativa” ed è un virus molto pericoloso: io penso per me e per gli altri penserà qualcun altro. Anche in questo caso, quando tutto sarà finito, dovrebbero nascere degli stimoli per mettere le basi ad alcuni cambiamenti in sede di comunità europea : occorrerebbe creare una “agenzia della salute” in grado di coordinare le varie politiche, su queste tematiche, degli stati membri; non si possono gestire emergenze come il Covid senza un coordinamento europeo (questo, a mio parere, emerge dall’analisi degli avvenimenti di questi giorni). Altro tema che dovrebbe essere portato alla ribalta è quello della necessità di dotare l’UE di una politica fiscale indipendente dagli stati, che gli permetta, non soltanto di concedere maggiore flessibilità al paese colpito, ma di intervenire direttamente, con risorse proprie, per sostenere lo stato in difficoltà. Speriamo che una volta usciti dal tunnel qualcuno si ricordi di queste importantissime riflessioni.

Concludo questo mio sproloquio citando, sempre dal Sole24 Ore di ieri, una proposta di Marcello Minenna, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’idea è quella di consentire ai cittadini di versare le proprie monetine, gli spiccioli, in e-wallet accessibili dagli smartphone rendendo tali somme spendibili soltanto presso esercizi medio-piccoli, prevedendo infine dei buoni consumo a tempo, pari ad una percentuale degli importi versati, favorendo anche gli esercenti, istituendo dei crediti di imposta per coloro che accettassero questa forma di pagamento. L’idea sarebbe supportata dalla tecnologia blockchain per la tracciatura di tutte le operazioni.
Che dire ? A me il progetto non entusiasma… e a voi ?

“Noi che stiamo in comodi deserti
Di appartamenti e di tranquillità
Lontani dagli altri
Ma tanto prima o poi gli altri siamo noi…”

Ed andrà tutto bene !

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