Del digital divide e del contact tracing …

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E’ di ieri un articolo di Massimo Mantellini su “Internazionale” che affronta il tema del digital divide in Italia. E’ un tema delicato e dovrebbe essere portato, oggi più che mai, all’attenzione sia dell’opinione pubblica quanto della classe politica ed i motivi sono fondamentalmente due: il primo perchè colpisce i più deboli ed il secondo perchè ormai riguarda un numero rilevante di nostre attività (vedi la scuola in tempi di lockdown). Le politiche (di tutti gli schieramenti a dire il vero) del “nessuno deve rimanere indietro”, qualcuno indietro ce l’hanno lasciato e bisognerà provvedere quanto prima a colmare queste distanze. Con l’avvento della pandemia, tantissime nostre attività quotidiane sono diventate, forzatamente, digitali e questo, nel male, è un formidabile assist per chi ci governa: finalmente la consapevolezza del poter fare tante cose, in digitale, si è diffusa completamente e, parafrasando un nostro politico del passato, “il digitale è fatto adesso bisogna far diventare tutti digitali”. Per raggiungere questi obiettivi occorrerà lavorare sodo, sia dal punto di vista delle infrastrutture che su quello dello sviluppo delle competenze, e non sarà facile. Speriamo che la nostra classe politica e dirigenziale, presente e futura, sappia traguardarci fuori da questo pantano e consegnarci un paese digitalmente migliore !

Un argomento che sta invece tenendo banco da qualche giorno è quello sul Contact Tracing, ovvero sulla possibilità di contenere e combattere le epidemie come quelle del Covid19 con la tecnologia, i BigData e l’intelligenza artificiale. E’ curioso osservare come, in Italia ma anche nel resto del mondo (vedi articolo apparso sul NY Times di ieri), quando si toccano certe tematiche, sorgono, dal nulla, i massimi esperti delle due fazioni, quelli che vorrebbero la tecnologia applicata, subito e a tutti i costi, e quelli “cerca il cavillo e metti un paletto, questa cosa non s’ha da fare”. Scremando scremando, come successo nelle settimane passate con i virilogi, od alcuni presunti tali, arriviamo finalmente a selezionare i veri esperti delle due fazioni che, purtroppo però, non si parlano; continuano ognuno per se a sproloquiare e a pubblicizzare le proprie ragioni, senza avere la minima intenzione di rendersi disponibili ad un contraddittorio costruttivo. Ecco, è proprio questo di cui si sente la mancanza: sappiamo che la tecnologia può aiutarci a combattere questa malattia e sappiamo anche quali sono le libertà personali che verrebbero sacrificate e a quali condizioni, ma nessuno, fino ad ora, si è reso disponibile a cercare una quadra di tutto ciò. Anche qui, non ci rimane che sperare nel prossimo futuro.

A presto e … mai paura !

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