Assegni, digital act and wearables

ziosam

Permettetemi di tornare in USA per il tema dei sussidi Covid19… sembra, fortunatamente, si sia scatenato un putiferio oltreoceano su questo tema. Come vi dicevo qualche giorno fa, lo zio Sam ha deciso di stanziare delle somme per aiutare chi si trova in difficoltà, a causa della pandemia, liquidandole tramite l’invio di un assegno (che poi qualcuno spiegherà come fanno a versarlo vivendo in lockdown…); all’apice della protesta, sono scesi in campo i due giganti dei pagamenti, Visa e Mastercard, portando all’attenzione le loro soluzioni “innovative” in termini di rimborsi, soluzioni che, però, necessitano di un investimento governativo. Per questo motivo, una soluzione innovativa arriverà chissà quando e, almeno per ora, ci saranno tanti fogli di carta in viaggio Coast to Coast (“Country roads, take me home, to the place I belong”, cantava John Denver nel lontano 1971)…

Un paio di giorni fa, in un articolo apparso sul Financial Times, il saggista israeliano Youval Harari, scriveva così : “in questi tempi di crisi siamo di fronte a scelte particolarmente importanti, la prima delle quali è tra sorveglianza totalitaria e rafforzamento dei diritti dei cittadini”. Il dilemma è diventato, proprio in questi giorni, oggetto di ampie discussioni sui social e sulla carta stampata. In accordo con quanto affermato da più parti, ritengo che la tecnologia abbia un potere bivalente : serve ai governi per “controllare” i cittadini ma anche ai cittadini per controllare i governi. Penso che questo sia il “tesoro” da mettere in cassaforte e non possiamo farlo se non stipulando un “patto digitale”, una sorta di digital act, tra cittadini e governi; secondo me potremo immaginarlo come una sorta di ampliamento del GDPR che possa, con tutte le tutele possibili, far convivere diritto alla privacy e diritto alla salute. E’ vero che oggi la Comunità Europea ha altri argomenti in agenda, ma credo che, molto presto, all’ordine del giorno, dovrà figurare anche la discussione su questo patto. Dobbiamo sperare che, almeno a valle di questi stravolgimenti, la classe politica europea possa prendere seriamente in considerazione questi temi, e dimostrare a tutti di essere, seriamente, una “casa comune” e non un ostello.

Per chiudere una piccola novità, che poi una “novità nuova” non è, in tema di wearables. E’ in commercio, già da qualche mese, un anello “intelligente” messo a punto dall’azienda finlandese Oura; è uno dei pochissimi wearables, o forse l’unico, che misura alcuni parametri fisici, determinanti per una rapida anamnesi, quali ritmo cardiaco, temperatura corporea e respirazione (oltre alla qualità del sonno). Di questi tempi è un dispositivo molto ricercato ma il suo costo è ancora un pò alto; la speranza è che Google, Garmin o Apple, convertano i loro dispositivi o ne amplino le funzioni (aggiungendo il controllo della temperatura e della respirazione), in maniera tale da avere un prodotto più facilmente fruibile su larga scala.

A prestissimo e … mai paura !

 

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