Work at home: be on stage or stay behind the scenes

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Qualche giorno fa sono stato coinvolto in una discussione, con alcuni colleghi, circa l’opportunità o meno di accendere la cam durante le varie call quotidiane; io ovviamente parteggiavo per il NO … unico rappresentante di quel fronte ! Devo dire che, per qualche giorno, ho avuto il dubbio di essere diventato misantropo e scontroso, anche se, in cuor mio, sapevo che le ragioni che avevo portato nel sostenere la mia tesi erano, e sono, sacrosante :

1) le video call ci succhiano energie : siamo sicuramente molto presi dall’osservare ed interpretare il linguaggio del corpo e, quando la trasmissione si interrompe, anche per una frazione di secondo, è come se si interrompessero i nostri ragionamenti, costringendo i nostri pensieri ad andare sulle montagne russe. Tutto questo ci stanca e ci spossa molto di più che l’essere coinvolti in una riunione “de visu”. Altro aspetto fondamentale, richiamato da recenti studi in materia, è quello della dissonanza che siamo costretti a sostenere durante una videocall tra “lo stare insieme” delle nostre menti e “l’essere lontani” che percepiscono i nostri corpi; se replichiamo questa “esperienza” più volte al giorno, l’effetto per il nostro fisico e la nostra mente è devastante. A questo aggiungiamo anche che, “vedere” i nostri colleghi non fa altro che ricordarci quello che stiamo vivendo (ovvero il confino casalingo per i motivi che ben conosciamo), aumentando il disagio che già è ad un livello di scarsa tolleranza

2) lo stress: uno studio universitario, condotto in Germania nel 2014, ha dimostrato che, anche solo una minima interruzione del collegamento audio/video durante una videocall può far cambiare l’opinione che abbiamo del nostro interlocutore, da positiva a negativa ed è fonte di stress (pensate solo per un attimo alle vostre esperienze personali : quante volte vi siete trovati in questa situazione ? quali sono le sensazioni che avete provato ?)

3) il rispetto:  quello che spesso viene dimenticato è che, pur essendo parte di uno stesso gruppo, di una stessa realtà lavorativa, non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti le stesse esigenze e, soprattutto, non abbiamo tutti le stesse inclinazioni. L’essere osservati per l’intera durata di una videocall, potrebbe indurre soggezione in alcuni dei partecipanti che potrebbero arrivare anche a sentirsi limitati nella propria esposizione (non è vergogna o mancanza di faccia tosta, è materia un pò più delicata)

4) la compressione degli spazi : un esempio lampante, che corrobora la mia tesi, lo ha portato, in una recente intervista, il professor Gianpiero Petriglieri (che mi ha illuminato nella stesura di questo post) : immaginiamo di andare in un bar e li, in quello spazio ridotto, ci troviamo a parlare con i nostri colleghi, con i nostri amici ed i nostri familiari e con qualcuno cui avevamo dato un appuntamentonon è strano ? Eppure è proprio quello che stiamo facendo in questi giorni tramite uno dei tanti programmi di videocall … non sentite una sensazione claustrofobica anche voi ?

Bene ! Ora mi sento meglio e sono ancora più convinto della mia tesi ! Adesso, anche voi, quando non è strettamente necessario, lasciate la telecamera spenta e se proprio volete dire, ad un vostro collega o ad un amico, quanto vi manca potergli parlare guardandolo negli occhi, fate come suggerisce il professor Petriglieri … scrivetegli, magari una bella lettera, come si faceva una volta; scrivere libera la mente ed il cuore !

A prestissimo e … mai paura !

(Gianpiero Petriglieri è Associate Professor of Organisational Behaviour alla INSEAD Business School)

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