Il Blog di Giovanni Vattani

Dalle innovazioni nei sistemi di pagamento, alle nuove tecnologie, dal Fintech alla Blockchain

Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay

Nei giorni scorsi VISA ha annunciato, insieme a 100 tra fatturatori e consumatori, di aver terminato in UK i beta test relativi alla Request to Pay (R2P). I partecipanti al test sono già accreditati per entrare a far parte del nuovo schema di pagamento non appena sarà live. La R2P, in buona sostanza, permette l’invio, da parte del beneficiario, di una sorta di bolletta digitale, che il debitore può pagare in real time … praticamente il sogno proibito di tutte le utilities o grandi billers. I vantaggi sono chiari anche per i clienti che potranno regolare il pagamento, in maniera veloce e sicura, da qualsiasi device (pc o smartphone). Per semplificare : il beneficiario effettua una richiesta, il pagatore riceve informazioni sull’importo, la descrizione della transazione e le informazioni sul beneficiario. A valle dell’approvazione della richiesta da parte del pagatore, i fondi passano dalla sua banca a quella del beneficiario. La R2P approderà nel nostro paese, presumibilmente, tra fine 2020 ed inizio 2021, un pò in ritardo sulla tabella di marcia, e le prime banche che supporteranno il servizio dovrebbero essere Intesa, Unicredit, Banco BPM e Banca Sella. Attendiamo fiduciosi.

In una recente intervista al sito MobilePaymentsToday, Simon Powley, Head global advisor consultant di Diebold Nixdorf, multinazionale americana, leader nei sistemi self service di transazioni finanziarie (primi fra tutti gli ATM), ha aperto nuovi scenari sul futuro degli ATM in ottica post Covid. In questi giorni, in effetti, abbiamo constatato come ci siano, per ovvi motivi, lunghe file agli sportelli bancari e questo non ha fatto altro che accrescere, nei clienti, il desiderio di una relazione diversa con la propria banca : più digitale ma con un minimo di interazione fisica, self service ma semplificata ed aumentata nei servizi rispetto ad ora, ottimo livello di offerta da fruire nel massimo della sicurezza; ecco, è proprio in questo ambito appena descritto che, secondo Powley, chi costruisce dispositivi ATM dovrà calarsi nel prossimo futuro, considerando anche il fatto che, nella maggior parte dei paesi europei, escludendo l’area scandinava, sono ancora moltissime le transazioni che vengono regolate per contanti.

Come ben sappiamo, è da tempo che la Cina si trova all’avanguardia nello studio delle monete digitali emesse dalle banche centrali, le cosiddette CBDC (Central Bank Digital Currency), delle quali spesso vi ho parlato dalle colonne di questo blog. Ma la Cina è al top anche per quanto riguarda la produzione e la vendita di smartphone, soprattutto in Africa. Qui, in una realtà dove circa i due terzi della popolazione non ha un conto in banca, dove regna una forte diffidenza verso le istituzioni creditizie e dove la maggior parte dei lavoratori, regolari o meno, viene pagata in contanti, si crea automaticamente un habitat favorevole per le valute digitali; se a questo ci sommiamo che la Cina, tramite alcune delle sue aziende di punta, la Transsion di Shenzen su tutte, punta ad integrare servizi finanziari nei propri smartphone, ecco che il cerchio si chiude. A far tremare i polsi, non ai cinesi ovviamente, ma a tutti gli altri operatori in questi settori, sono soprattutto due numeri : nel prossimo decennio, in Africa, la popolazione di persone in età lavorativa arriverà a toccare la cifra di 1 miliardo ed i consumi interni raggiungeranno un valore pari a 2,5 trilioni di dollari. Se quanto sopra affermato, riportato oggi dalla rivista Left, tra qualche anno assisteremo a pesantissimi sconvolgimenti ma, come dice Simon Powley di Diebold Nixdorf, “We don’t see challenges, we see opportunities”

A prestissimo e … mai paura !

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