La costola Fintech di Santander, Swift agli sgoccioli e GooglePay diventa piattaforma ECommerce

Foto di ElisaRiva da Pixabay

E’ da un po’ di tempo che i principali gruppi bancari mondiali stanno saggiando la strada della collaborazione con le Fintech, al fine di rendere più competitive le loro offerte ma c’è anche chi, come Santander, che ha scelto di far crescere una startup Fintech in casa ed il caso di PagoFX, la app di Santander per le rimesse di denaro. L’agone è già affollato di competitors (TransferWise, Venmo, ecc), ma il gruppo spagnolo sembra confidare nella possibilità di ricavarsi una buona fetta di mercato. Evolvendo la piattaforma One Pay FX, sviluppata su Ripple, Santander conta di far concorrenza ai big sopra citati soprattutto per quanto riguarda contenimento delle commissioni e nella velocità di trasferimento. L’avvio della app è stato discretamente buono, afferma in una recente intervista Cedric Menager, CEO di PagoFX, e si può già contare su qualche migliaio di clienti che hanno utilizzato il servizio con un importo medio che è stato superiore alle attese,ma ci vorrà qualche mese per fare delle valutazioni più precise. Menager conferma che uno dei punti di forza della app è il trust che può mettere in gioco Santander e questo potrebbe creare sinergie interessanti in quei paesi dove il gruppo bancario non è ancora presente seguendo, ad esempio la scia di BBVA che è sbarcata di recente in UK grazie all’acquisizione della startup finlandese Holvi, ed un occhio di riguardo viene volto anche all’interessante corridoio di scambio Usa-Messico, che cuba circa 700 miliardi di dollari. Santander ha messo in piedi un gruppo di professionisti dal curriculum di alto profilo (lo stesso Menager proviene da PayPal), e questo permette quella velocità di messa a terra delle soluzioni che non è nel DNA delle banche. Scelta atipica, dicevamo, quella del gruppo spagnolo che ha voluto sviluppare la soluzione al proprio interno anzichè avviare partnership o acquisizioni, ma è una scelta che, in questo particolare settore, potrebbe pagare. Se son rose, fioriranno.

Oltre oceano, si sta facendo un gran parlare di CBDC, in particolare il dibattito su una versione digitale del Dollaro è arrivato in Congresso. Un recente sondaggio della Bank for International Settlement, ha mostrato come oltre 80 paesi stanno lavorando sulle CBDC. Una parte di questi progetti, come quello della Banque de France, stanno valutando l’integrazione della valuta digitale della banca centrale nella compensazione e nel regolamento di attività finanziarie tokenizzate. Tutte queste manovre potrebbero mandare in pensione Swift, che è la rete dove viaggiano tutte le operazioni finanziarie transfrontaliere. Le stablecoin o le CBDC sono state sdoganate e si sono liberate di quell’aura di sospetto che circonda le cryptovalute ed il momento sembra propizio per fare nuovi passi in avanti; di sicuro stable e CBDC sono più veloci, più economiche e più affidabili di Swift e l’unico problema che devono ancora risolvere è la scarsa adozione. A mio parere sarebbe opportuno che la BCE cogliesse definitivamente questi spunti poichè una versione digitale dell’Euro potrebbe mettere la nostra moneta, finalmente, in competizione con il Dollaro, per quanto riguarda gli scambi internazionali e questo dovrebbe concretizzarsi prima che la Cina arrivi ad emettere una proria valuta digitale … la rivoluzione è già in corso e, come tutte le innovazioni, si dice che non chieda “permesso ?”. Bye bye Swift ?

Grandi manovre in casa GooglePay; da alcune indiscrezioni sembrerebbe che la piattaforma di pagamento, sulla scia di quanto sta facendo Facebook, a breve evolverà in market place, consentendo ai clienti di effettuare acquisti e provvedere al pagamento degli stessi senza mai uscire dalla app di Google. I primi settori ad essere interessati potrebbero essere distributori di benzina (ma io ci vedo benissimo anche le colonnine di ricarica di veicoli elettrici), GDO e catene del food. Anche in questo caso si cerca di cavalcare l’onda di avvicinamento ai pagamenti digitali che ci ha portato la pandemia ed un tentativo di recuperare, almeno per quanto riguarda il mercato USA, il gap tra ApplePay e GooglePay. India e Cina da tempo stanno trainando il mercato in questa direzione e la scelta di Google è da considerarsi obbligata. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi su quale terreno si andranno a scontrare tutti gli attori dei servizi di pagamento direi che il piatto è servito !

A prestissimo e … mai paura !

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