Pagamenti digitali da underground a mainstream, la salute e le big tech, la curva di SamsungPay

Foto di SamWilliamsPhoto da Pixabay

“Perché tante lingue ? Non bastava un silenzio ?” (R. Morpurgo)

Il pensiero di Roberto Morpurgo, scrittore, poeta e saggista contemporaneo, ben descrive il mio pensiero rispetto a quello che è diventato l’argomento principale delle cronache politiche e non : i pagamenti digitali. Stiamo assistendo alla veloce trasformazione di un popolo di esperti calciofili e commissari tecnici in esperti di cashless society, dopo un breve passaggio nel ruolo di virologi. Tutti ma proprio tutti, politici, giornalisti, opinionisti, non perdono occasione per dire la loro su queste tematiche che, almeno fino a qualche mese, ci raccontavano tra di noi in qualche convegno e, saltuariamente, venivano riprese dalla stampa. Prima se ne parlava troppo poco, adesso decisamente troppo e male, e tutto questo interesse della politica, ognuno ovviamente con la sua ricetta, a volte, ti fa pensare che si nascondano anche altri interessi. Della corposa rassegna stampa di oggi salverei soltanto un’intervista Gian Gaetano Bellavia al Fatto Quotidiano; Bellavia è un noto commercialista milanese ed un esperto di diritto penale dell’economia e, nell’articolo, smonta alcune delle illazioni che circolano insistentemente e che vengono riprese e rilanciate ad ogni piè sospinto : l’eliminazione di banconote di grosso taglio, tanto invocata, non riduce effettivamente la possibilità di movimentare grandi somme di denaro illecitamente e non mette in alcun modo in difficoltà la criminalità organizzata. E’ una misura blandamente palliativa e, di certo, non risolutiva; chi effettua oggi questo tipo di movimenti continuerà a farlo domani. Altra illazione è quella secondo la quale con la riduzione del contante si favorirebbe la riduzione dell’evasione fiscale: anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un intervento non risolutivo che andrebbe ad incidere su posizioni marginali; l’unica arma in questo caso, così come ricordato da Bellavia, rimane la certezza della pena e l’eliminazione della prescrizione. Terza illazione è quella dell’effetto panacea di una ipotizzata voluntary disclosure dei contanti detenuti in nero: impensabile che ci sia qualcuno che confessi totalmente l’origine di quei soldi, della movimentazione che hanno avuto e di coloro che ne hanno avuto a che fare. Chiaro, preciso e circostanziato. Io sono dell’idea, magari peregrina anche questa, ma di certo più realistica, che se dirottassimo i fondi che si pensa di stanziare per la lotteria degli scontrini, per gli sgravi fiscali a favore dei commercianti che favoriscono l’uso di moneta elettronica e via dicendo, verso un’iniziativa di alfabetizzazione finanziaria nelle scuole, otterremo risultati sicuramente più lusinghieri. Adesso però, scusatemi, ma su questi temi sarebbe il caso che scendesse un pò di silenzio. Please.

L’Huffington Post ha pubblicato ieri una bellissima intervista a Luciano Floridi, filosofo e docente all’università di Oxford. L’attenzione di Floridi si concentra sulle manovre che le big tech, in primis Apple, stanno conducendo sul campo della salute; mentre, come dicevo prima, tutti si stanno accapigliando sul tema dei pagamenti digitali, Apple&C stanno preparando uno “Sbarco in Normandia” (così lo descrive il filosofo italiano) nel campo della salute: Apple sta assumendo medici di altro profilo, Google investe in ricerca medica, Microsoft è leader nel settore delle strutture ospedaliere ed Amazon si sta dedicando al mercato delle farmacie online. In buona sostanza, ognuno di questi colossi sta creando delle infrastrutture monolitiche, assemblando hardware, software e dati. E’ qui che si dovrebbero concentrare gli interessi della nostra classe politica, e di quelli che siedono nel parlamento europeo; mai come ora servono regole ed indirizzi comunitari seri e determinati, altro che lotterie degli scontrini.

Lo scorso anno, durante la fase di networking in un convegno, valutavo con alcune persone, l’opportunità, per chi volesse entrare velocemente nel settore pagamenti, di non investire in una carta di debito o credito bensì dedicare i propri sforzi ad un wallet. A mio modo di vedere, questa tipologia di prodotto, non andando a sovrapporsi o a sostituire le carte che ognuno potrebbe avere in dotazione, potrebbe risultare più appetibile, meglio ancora se dotato di alcune funzionalità che ne potessero favorire l’utilizzo; ad uno dei miei interlocutori consigliai di dare un’occhiata a Curve che, al momento, mi sembrava il prodotto che più si adattava alle necessità della sua azienda… E’ di ieri la notizia che SamsungPay Card si baserà sulla tecnologia offerta proprio dalla fintech britannica Curve, permettendo ai clienti di SamsungPay di avere, in un unico wallet, le proprie carte di pagamento e le proprie carte loyalty. Il fatto che il mio pensiero sia stato anche quello di una big company con Samsung mi inorgoglisce non poco. Vi starete chiedendo se il mio interlocutore ha preso in considerazione il mio suggerimento; la risposta è no. La bollò come poco interessante e non era convinto delle potenzialità di mercato di un wallet; nel frattempo, non è ancora riuscito a mettere sul mercato la propria soluzione. Piccole soddisfazioni.

A prestissimo e … mai paura !

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...