Storia di ippodromi, fantini, scommesse e cashless society

La foto sopra è stata scattata il 28 settembre 1996 quando, il fantino che vedere scendere da cavallo in maniera funambolica, stabilì un record tuttora imbattuto: vincere tutte le corse in programma quel giorno nell’ippodromo inglese (ben sette). “Frankie”, questo è il soprannome del fantino italiano immortalato mentre esterna tutta la sua gioia, è nato il 15 dicembre 1970 a Milano, ultimo rampollo di una nota famiglia di fantini originari della Sardegna. Il padre Gianfranco, intravedendo nell’adolescente Frankie le caratteristiche del grande campione, lo affida, appena 14enne, alla scuderia di Luca Cumani in quel di Newmarket, in Inghilterra. Da qui, seppur tra alcune traversie (infortuni ed un paio di disavventure con sostanze stupefacenti), ebbe inizio una storia di successi continui ad alto livello che continua sino ad oggi: Derby Italiano, per 6 volte l’Arc de Triomphe in Francia, per 5 volte la Breeder’s in USA, per 3 volte la Dubai World Cup. Ma è ovviamente l’Inghilterra ad incoronare Lanfranco Dettori, detto Frankie, dove, vittoria dopo vittoria, arriva ad essere insignito, il 29 dicembre 2000, del titolo di “Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico” per meriti sportivi. Frankie ha scritto il suo nome nella Hall of Fame di tutti gli ippodromi inglesi più blasonati, compreso quello di Goodwood (5 vittorie nel Sussex Stakes e 4 nella Goodwood Cup), teatro della seconda parte di questo post.

Qualche giorno fa, il governo britannico ha autorizzato gli ippodromi ad aprire le porte al pubblico e sabato prossimo, in quel di Goodwood, sono attese circa 5.000 persone; saranno però soltanto 4 i bookmakers autorizzati a raccogliere le scommesse e, vista la situazione che stiamo vivendo, potranno accettare soltanto moneta elettronica, niente contanti. Il clima che si sta vivendo tra i bookmakers e gli organizzatori dell’ippodromo è da “disastro imminente”, infatti, se qualche operatore aveva sperimentato in passato, ma senza grande successo, l’accettazione della moneta elettronica, la stragrande maggioranza di questi arriverà a sabato completamente impreparata. Aldilà dei possibili problemi di connettività, ci si lamenta della differenza, di tempo, tra l’accettare una scommessa cash rispetto ad una cashless: mentre per il cash ciò implica qualche secondo, per il cashless è stimato un tempo di circa 30 secondi. Questo, a detta degli operatori, porterebbe ad un sensibile ribasso delle scommesse accettate per ogni corsa, con una sensibile diminuzione dei guadagni; e se poi a vincere la corsa fosse il cavallo favorito, si creerebbe una fila infinita per la riscossione delle vincite, recando seri problemi di gestione del distanziamento interpersonale. Strano che nella patria di Monzo, Revolut e tante altre neobank e fintech, non si sia pensato ad una soluzione dedicata a questo mondo che muove una discreta quantità di sterline al giorno. Sarebbe bastato un conto gioco, come ce ne sono tanti, con un wallet ricaricabile, un qrcode esposto dal bookmaker attraverso il quale si ha accesso al betting della corsa e la possibilità di piazzare la propria scommessa in autonomia e sicurezza dal proprio smartphone e, in caso di vincita, vedere accreditati i soldi sul proprio wallet. Dai Storonsky, sbrigati a fare qualcosa, oggi ci sono le Sussex Stakes, 275.000 sterline di premio, con il numero 7 corre Wichita con in sella “Frankie”, non possiamo perderlo !

A prestissimo e … mai paura !

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