Le paure di Monzo, il POS di Apple e lo stato dell’arte della PSD2

Dopo la vicenda Wirecard, un altro player di assoluto rilievo, Monzo, sembra non attraversare un periodo molto tranquillo; la neobank inglese, infatti, ha visto diminuire la sua valutazione di circa il 40% (dato del mese scorso) ed è stata costretta ad un taglio di personale che ha interessato oltre un centinaio di dipendenti. Come se ciò non bastasse, al fine di adeguarsi alle normative antiriciclaggio (fino a qualche tempo fa applicate senza la dovuta attenzione), Monzo è stata costretta a congelare e a chiudere alcuni conti, suscitando non poche proteste tra i propri clienti. Nella relazione annuale della banca inglese, sebbene si registri una crescita significativa sia dei ricavi che della base clienti, viene evidenziato un aumento delle perdite, rispetto alla relazione precedente, da 47 milioni di sterline a 114. Sicuramente una situazione non rosea e che non pone di certo basi solide per il periodo a venire. Quello che possiamo comunque affermare è che, seppur con le dovute proporzioni rispetto all’affare Wirecard, è la seconda volta, nel giro di pochi mesi, che nel fintech europeo vengono a galla gestioni societarie “poco attente”. La speranza è che le bad news finiscano qui.

Trasferiamoci oltre oceano dove, a far notizia, è l’acquisizione, da parte di Apple, della startup canadese Mobeewave, specializzata nell’accettazione di pagamenti via smartphone. L’intento di Apple sembrerebbe quello di trasformare i propri IPhone in terminali POS, con tutte le dinamiche positive che deriverebbero dal disporre di un gestore terminali fatto in casa (transazioni on us ?), anche se da Cupertino affermano che “di tanto in tanto Apple acquista aziende tecnologiche più piccole e generalmente non discutiamo con loro dei nostri scopi o piani”, ma sappiamo bene che la verità è completamente diversa. Non sappiamo quanta sia la voglia di Apple di entrare in competizione con player del calibro di Square, certo è che, anche senza partire per questa crociata, gli ingredienti per un’altra storia di successo ci sono tutti. Pepsi e pop corn please !

Torniamo, infine, agli affari di casa nostra : come sta la PSD2 ? E’ una domanda che, qualche settimana fa, si è fatta anche l’EBA (European Banking Authority), che ha pubblicato un report nel quale si evidenziano i principali ostacoli rilevati osservando il modo in cui le banche stanno ottemperando alle nuove regole; sono fondamentalmente tre le problematiche che hanno richiamato l’attenzione di EBA:

  • sovrabbondanza delle schermate di reindirizzamento tra PSP ed istituto di radicamento del conto del cliente, nonché eccessiva tortuosità del percorso tra PSP e banca
  • la maggior parte delle banche non supporta l’autenticazione biometrica per l’autenticazione nel percorso app to app
  • la maggior parte delle banche richiedono la digitazione completa dell’iban sul quale si vuole addebitare il pagamento

Fin qui le note negative (ovviamente soltanto quelle che sono state riscontrate con frequenza maggiore), ma ci sono anche casi virtuosi che dovrebbero essere presi ad esempio:

  • In Olanda, la banca centrale ha pubblicato una guida per le banche nella quale si evidenziano anche quali sono gli aspetti tecnici che, se adottati, possono portare un vantaggio sia al cliente che alla propria banca
  • In Belgio, la banca nazionale, ha dato tempo alle banche fino al 31 dicembre 2020 per adeguarsi alle eccezioni evidenziate da EBA e che vi ho riportato sopra

E in Italia ? Come stanno la PSD2 e l’Open Banking ? Direi che per ora ci sono stati tantissimi annunci, soprattutto partnership e qualche timido debutto (vedi IrenPay); proprio guardando a questi annunci e a queste partnership, credo che la domanda giusta da farsi è : ma si è veramente capito dove possono portarci la PSD2 e l’Open Banking e quali sono le loro reali potenzialità ? Più no che si …

A prestissimo e… mai paura !

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