Non tutte le ciambelle Fintech riescono col buco e un pò di rugby

Tempi duri per le Fintech d’assalto, o almeno così sembra leggendo le ultime news su Revolut ed N26. Per quanto riguarda Revolut, fatale fu lo sbarco in Canada e non solo, ma andiamo con ordine: dopo circa un anno e mezzo di trial la fintech britannica ha annunciato il ritiro dal paese nordamericano; il mercato canadese è risultato troppo difficile da competere per una challenger straniera. A complicare la strada di Revolut ci si è messo anche l’ostico contesto normativo che privilegia non poco le banche canadesi le quali, tra l’altro, godono di una robusta fiducia da parte dei loro clienti. Sicuramente si tratta di una piccola battuta di arresto rispetto al piano di espansione che vede lo sbarco negli Stati Uniti, in Australia e Singapore, ma è comunque un segnale: non basta soltanto “mostrare i muscoli”, ma occorre, a volte, esportare dei prodotti non “globalizzati” ma che siano più legati alla realtà che si vuole “colonizzare”. Au revoir !

Come ebbe a scrivere Vincenzo Monti nell’opera teatrale Aristodemo, “Se Messenia (Atene) piange, Sparta non ride”; ed è con questa espressione che passiamo ad N26; la challenger tedesca si è resa protagonista, nell’ultimo anno, di una forte riduzione del personale (circa 300 dipendenti in meno, ovvero il 20% della forza lavoro), perdendo, inoltre, la responsabile delle risorse umane (durata in carica soltanto sei mesi), il direttore del Global Customer Service e la Chief Product Officer. Questo terremoto, come ben sapete, ha portato alla luce la scarsa fiducia che i dipendenti avevano in N26 e una opaca gestione contrattuale degli stessi. Le perdite registrate nel 2019 (circa 200 milioni di euro), non sono state ancora assorbite e neanche il raggiungimento della quota di 7 milioni di clienti nel mondo sembra mitigare il clima di incertezza. Il fatto che questi due giganti comincino ad accusare qualche battuta di arresto, dovrebbe far accendere una lampadina a quelle fintech che sono entrate da poco sul mercato o che stanno per farlo; vista la situazione di Revolut ed N26, il mio personalissimo consiglio è: non pensate a prodotti che hanno come orizzonte temporale domani o dopodomani, non guardate soltanto ai millennials, non focalizzatevi soltanto su una o poche funzionalità, cercate di alzare lo sguardo, sin da subito, fate piani a 5/10/15 anni, con coraggio, vista la situazione che stiamo vivendo, ma fatelo, cercate di intercettare quelli che saranno, e non quelli che sono, i bisogni dei vostri futuri clienti. Bon voyage !

Oggi la chiesa ricorda San Patrizio e in Irlanda sarà festa grande nonostante il Covid (San Patrizio è il patrono dell’isola verde) ! Quasi a non voler rovinare la festa, nella giornata di ieri, un fulmine a ciel sereno ha colpito il mondo rugbistico irlandese (lì il rugby e gli sport gaelici sono considerati sport nazionali): Christiaan Johan Stander, per tutti CJ, numero 8 del Munster (una delle quattro franchigie irlandesi) e della nazionale, ha annunciato il suo addio al rugby giocato; giocherà fino alla scadenza del suo contratto, 27 giugno 2021, e poi non più. Nella sua fantastica carriera, CJ ha spaziato tra il numero 6 ed il numero 8 (nel rugby il numero sulla maglia è univocamente correlato al ruolo in campo, non come nel calcio… ), ovvero tra il ruolo blindisde flanker, uno che del placcaggio fa la sua ragione di vita e che mette la testa dove nessuno metterebbe mai nemmeno i piedi, e quello di number eight, uno che in campo deve saper fare un pò di tutto, placcare, recuperare palloni, impostare l’azione; nel 2012, all’età di 22 anni, dopo gli inizi nel natio SudAfrica, fu spinto dal suo allenatore a trasferirsi in Irlanda, nella città di Limerick sede del Munster. Dopo aver vinto tantissimo con la Red Army (questo è il soprannome del Munster), nel 2016 è diventato convocabile per la nazionale irlandese, e questo ha contribuito alla sua consacrazione sulla scena internazionale e alle fortune della nazionale stessa. Ieri, dicevamo, CJ ha postato una bellissima lettera a tutti i suoi fans, che vi consiglio di andare a recuperare e leggere (si parla poco di rugby ma molto di valori umani), della quale vi riporto un passaggio che mi ha particolarmente colpito : “The 150 matches I played for Munster were some of the most precious and formative experencies of my life. My blood will remain Munster Red long after I have said my goodbyes to the people of Limerick”. Se volete vedere, e ve lo consiglio, CJ all’opera per l’ultima volta con la maglia verde numero 8, non perdete Irlanda-Inghilterra, valida per la quinta giornata del Sei Nazioni 2021 (non c’è in palio nulla perché la vittoria del trofeo è una faccenda tra Galles e Francia, ma sarà sicuramente educativa e divertente anche per chi non ha mai visto una partita di rugby), sabato 20 Marzo alle 17,45, sul canale MotorTrend (59 sul digitale terrestre, 418 di SKY) o sulla piattaforma DiscoveryPlus. See you soon CJ !

A prestissimo e… mai paura !

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