Amazon e ABB insieme per l’e-mobility, le ultime sull’Euro digitale e l’issuing di Stripe

Se molto sappiamo, a livello europeo, sull’incremento delle vendite delle auto elettriche per quanto riguarda la mobilità privata, meno si sa sugli sviluppi futuri dell’elettrico circa i veicoli commerciali leggeri. Questo settore, fino ad ora, è rimasto penalizzato non tanto dal costo dei mezzi quanto dalla difficile gestione degli stessi, o meglio, dalla complicata convivenza di veicoli elettrici, ibridi ed a carburante fossile. I gestori di questo tipo di flotte dovrebbe disporre di soluzioni e piattaforme digitali altamente specializzate che possano permettere un utilizzo efficiente dell’intera flotta e, inoltre, nonostante gli sforzi ed i progressi, si è sempre alla ricerca di soluzioni di ricarica facili e veloci. E’ di queste ore l’annuncio di una partnership strategica tra ABB ed Amazon Web Services che punta proprio ad offrire soluzioni per le problematiche sin qui esposte. Ad Amazon spetterà la realizzazione di una piattaforma cloud che metterà in comunicazione il parco macchine e le infrastrutture di ricarica, consegnando al fleet manager una dashboard che gli consentirà di monitorare l’intera flotta in tempo reale. ABB, dal canto suo, porrà a fattor comune il proprio know how nella gestione dell’energia e dell’e-mobility, che avrà come fiore all’occhiello un avveniristico impianto per la costruzione di sistemi di ricarica, sia ad uso domestico che destinati ad aree pubbliche, in quel di San Giovanni Valdarno. Qualche operatore fintech o bancario di buona volontà potrebbe metterci del suo abbinando alla soluzione ABB-AWS una carta che possa essere utile sia per il rifornimento carburante fossile che per la ricarica elettrica o, in stile Telepass Pay, per pagare pedaggi autostradali, soste, ztl, ecc… Io l’ho buttata li, vedremo.

Su Il Sole 24 Ore di ieri è stato pubblicato un interessante articolo di Corrado Passera sull’Euro Digitale. Forte è il richiamo all’Europa di agire al fine di bruciare le tappe per arrivare all’emissione di una moneta comunitaria digitale, soprattutto per non rimanere schiacciati dalla ColdWar sulle CBDC tra USA e Cina (la Cina è già a buon punto e sta aumentando il numero di città coinvolte nella sperimentazione del Renminbi digitale e gli Stati Uniti stanno recuperando il divario patito in avvio del progetto). Un Euro in versione digitale permetterebbe all’Europa, sempre secondo Passera, di continuare ad avere l’indipendenza per quanto riguarda la politica monetaria, economica e fiscale. La paura, infine, non è soltanto verso le conseguenze che potrebbero essere generate dalla suddetta ColdWar ma anche nei confronti dell’avvento di tutte quelle valute, che nell’articolo vengono definite “private”, come il Bitcoin, Diem, eccetera. Tutto ciò è in palese contrasto con quanto affermato dalla BCE (Panetta) nelle settimane scorse : ci vorranno almeno 5 anni per arrivare alla possibile emissione di un Euro Digitale. Sicuramente troppo, vista la velocità degli sviluppi in questo campo. Una domanda mi sovviene però, osservando gli ultimi avvenimenti in ambito comunitario: se è vero che l’Europa ha dato grande dimostrazione di solidarietà attraverso la distribuzione dei fondi per affrontare la pandemia, siamo sicuri che sia matura per affrontare sfide più grandi, dove più della coesione conta la maturità ? La gestione dei contratti con le aziende farmaceutiche per la fornitura dei vaccini e l’ormai tristemente famoso “Sofa Gate” sembrerebbero dire di no. Ed è qui, secondo me, che nasce la prudenza di Panetta & C.

Stripe, multinazionale californiana, leader mondiale per quanto riguarda i sistemi di acquiring delle carte, sbarca, in Europa, nel mondo dell’issuing e lo fa lanciando, in gran parte del nostro continente (Francia, Italia, UK e Spagna compresi), la propria piattaforma che permette creare, personalizzare, emettere e spedire carte di pagamento virtuali e fisiche. La mossa di Stripe potrebbe facilitare la vita alle aziende (per le spese dei propri dipendenti), agli autonoleggi (per semplificare le procedure) ed ai fleet manager (per dotare i driver di carte per l’acquisto di carburante), che avrebbero, inoltre, la possibilità di brandizzare la propria carta in autonomia e personalizzarne i limiti di spesa e le altre caratteristiche finanziarie. Non so perchè ma questa notizia mi riporta al primo argomento trattato in questo post: lupus in fabula ! Da quel che viene riportato sul sito di Stripe, sia i costi di creazione della carta che quelli previsti come commissioni per le transazioni sono assolutamente concorrenziali. Quando il gioco si fa duro…

A prestissimo e… mai paura !

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