Open mind, open innovation and … closed windows

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E’ da tempo ormai che vado riportando un pò ovunque la mia teoria dello stretto legame tra Blockchain, AI e Digital Identity, e non smetto mai di affermare quanto sia importante, per un’azienda che voglia avere un posto privilegiato nel prossimo futuro, investire su questi filoni ed aprire le finestre per fare entrare questa aria di innovazione; quello che troviamo, spesso, è invece una pletora di finestre chiuse, sbarrate. Non mi stupisce ci siano tanti scettici, è normale, soprattutto per quelle tecnologie come le DLT, che rischiano di portare un ribaltamento più che un cambiamento radicale in tantissimi settori; è un film già visto (ai suoi inizi, internet fu accolta allo stesso modo) e non è mia intenzione convicere a forza chiunque; quello che mi auguro è che, questi scettici, permettano ai cosiddetti “entusiasti”, di dimostrare la validità dei loro pensieri senza opporre una chiusura “a priori”. Lasciateci costruire un sogno, lasciateci provare che, come dice Massimo Chiriatti in un articolo pubblicato oggi su Cryptonomist “La Blockchain non cambierà il mondo. E’ il lavoro contemporaneo di chi vede nel lungo periodo che, insieme a chi sperimenta nel breve, lo cambierà”. Non andate, sempre e comunque in direzione ostinata e contraria, sforzatevi di guardare lontano e vedere vicino, basta uno spiraglio, lasciateci entrare. Il prossimo 21 gennaio ci sarà la prima riunione del comitato di esperti blockchain scelti dal MISE: starò alla finestra (la mia è sempre aperta per fortuna), in attesa di buone notizie; non ho aspettative particolari da questo gruppo di lavoro, so solo che la strada è lunga e piena di ostacoli, ma la carovana è quella giusta ! Spero soltanto che il loro percorso contribuisca a dare manforte, a chi come me,  come noi, non vede l’ora di costruire qualcosa di innovativo e positivo. Avremo tanto da lavorare anche noi, investendo su sistemi che non porteranno altro che fiducia, tracciabilità e trasparenza nei sistemi aziendali, arrivando alla vera disintermediazione, riducendo costi, complessità e rischi. Basta dare un’occhiata ad una recente ricerca firmata McKinsey dove si stima che la Blockchain potrebbe far risparmiare, alle sole istituzioni finanziarie, tra 80 e 110 miliardi nei prossimi 5 anni … la vogliamo addentare questa torta o no ?

Daje !

Vaticini e speranze per un 2019 a tutto Fintech & Blockchain

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Le ultime news del 2018, in ambito Fintech&Blockchain, sono state la nomina, da parte del MISE, dei gruppi di esperti Blockchain e AI ed i primi, timidi, approcci governativi di fornire un passaporto legale alla Blockchain. Due notizie che, senza dubbio, animano il dibattito positivo intorno a questa tecnologia e, probabilmente, dovrebbero contribuire a dare la spallata definitiva per superare questo benedetto hype del quale non si vede mai fine.
La nomina degli esperti che dovranno elaborare una strategia nazionale, in materia di tecnologie basate su DLT e Blockchain, ha inevitabilmente sollevato qualche polemica (da un paese di allenatori cosa ti vuoi aspettare daltronde ?). Per quanto mi riguarda, il gruppo non poteva essere selezionato in maniera migliore, e la presenza di personaggi come Marco Bentivogli, segretario della FIM-CISL, che ha fatto nascere qualche prurito quà e là, a mio modesto parere, invece, non può che giovare, vista la stretta correlazione tra lo sviluppo di nuove tecnologie e la nascita di nuove posizioni/figure lavorative. Per il resto, come ho avuto già modo di commentare altrove, i nomi, quelli giusti, ci sono tutti ! Non resta che aspettare la prima riunione, che dovrebbe essere convocata nel corso del mese di gennaio, per avere un’idea dell’aria che tira. Speriamo che sia aria fresca, anche di tramontana, purchè porti ai risultati che tutti aspettiamo.
Uno dei temi che, credo, si troveranno ad affrontare i “nominati”, sarà probabilmente quello di dare dignità legale alla Blockchain. Un primo timido tentativo era stato inserito nel Dl semplificazioni, ma poi è stato sfilato; parliamoci chiaro: non è che fosse il massimo, conteneva una definizione generica delle DLT e si occupa soltanto della cosiddetta “marca temporale” della transazione. In accordo con quanto rilevato in un articolo apparso sul Sole24Ore qualche giorno fa, ritengo che si debba andare più nello specifico, tenendo conti dei vari modelli applicabili alla tecnologia e delle normative europee, soprattutto quando parliamo di Smart Contract ed Identità Digitale. Ritengo che gli aspetti legali che ruotano intorno agli sviluppi in tema di blockchain, siano un pò come “l’ultimo miglio”, smarcato questo tema dovremmo essere in dirittura di arrivo… ma per cominciare a pensare in grande. Un buon esempio di quello che il nostro Governo potrebbe fare, sul tema normativo, è ciò che è stato fatto recentemente in Francia: dal 2016, i mini bonds, titoli obbligazionari emessi da PMI, possono essere emessi e scambiati su piattaforma di crowdfunding dedicate e, con il decreto del Primo Ministro emesso alla vigilia di Natale, si definiscono le condizioni di utilizzo dei “dispositivi di registrazione elettronica condivisa” (DEEP) per la trasmissione delle varie categorie di strumenti finanziari e per i “minibons”. Piccoli grandi passi nella giusta direzione direi.
Con queste premesse, più tutto il fermento che si anima, da sempre, sotto la cenere del camino dell’Innovazione, penso che il 2019 sarà un anno scoppiettante, forse quello della svolta, almeno per la Blockchain !

Daje !

Messages in a bottle … from Forum Banca

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Lo scorso 27 settembre si è tenuta a Milano l’undicesima edizione di Forum Banca, cui ho avuto il piacere di partecipare come speaker. Di questa edizione, come sempre molto partecipata, vorrei riportarvi tre messaggi molto importanti che, chiusi in una bottiglia, stanno navigando verso le sponde del futuro; il primo è il seguente: “il denaro è un codice”. Questa affermazione, nata durante la sessione plenaria, ha riecheggiato molte volte durante il convegno, in forma più o meno esplicita e, diciamolo, finalmente ! Consideriamolo come una sorta di outing da parte degli attori del sistema bancario italiano, che dovrebbe creare le premesse verso un diverso approccio alle nuove tecnologie, prima fra tutte la blockchain. Un’affermazione del genere non poteva di certo passare inosservata e la speranza è quella che ciò non resti lettera morta. Sappiamo bene che molti dei gruppi bancari italiani sono, da mesi, impegnati nei vari consorzi, gruppi di lavoro, progetti, al fine di trovare soluzioni innovative, ma vogliamo sperare che non siano soltanto operazioni di facciata e che, dietro, ci sia veramente della sostanza, poichè questa potrebbe essere la scossa che necessità al sistema bancario.
Il secondo messaggio che ho raccolto è il seguente: Satispay, dopo essersi calata con successo nell’agone del P2P, conquistando circa 500.000 utenti registrati, ed essersi aperta al mondo dei pagamenti, sta per diversificarsi ulteriormente, avendo espresso l’intenzione di aumentare la pletora di servizi da mettere a disposizione dei propri utenti. Drin Drin … lo avete sentito il campanello ? Beh, spero che lo abbiano sentito anche le banche presenti a Forum Banca; con questi competitor la gara sarà ardua, molto, e lo diventerà sempre di più ! Ormai, gestire il conto di un cliente, non è più considerato un asset strategico (PSD2 & Open API docet); ciò che è fondamentale è gestire tutti i servizi a contorno e farlo bene. Le banche sono avvisate, e noi saremo spettatori interessati di questa competizione.
Il terzo messaggio è questo : “SPID è in rianimazione”; ho volutamente scelto questo reparto e non quello di “terapia intensiva”, poichè ancora non è chiaro, purtroppo per il paziente, quale siano le terapie scelte dai “medici”. Ho partecipato come speaker alla tavola rotonda del Forum, incentrata su Spid, avendo come “compagni di viaggio”, Isadora Bombonati, legal counsel di UBI Banca e Stefano Arbia, responsabile SPID. Parlando delle cause che hanno ingenerato la scarsa diffusione di SPID ed il relativo scarso utilizzo, vorrei sottolinearvi quella che potrebbe rappresentare una svolta importante: “la porta per permettere alle banche di diventare identity provider di SPID, è aperta”. Le banche potrebbero effettivamente dare una grossa mano alla diffusione del nostro sistema di identità digitale, traendo anche loro ottimi vantaggi. Non ci resta che sperare… sperare che la porta continui a rimanere aperta e che qualcuno cominci a cogliere l’opportunità;  in assenza di queste mosse credo che la situazione del paziente possa ulteriormente e velocemente aggravarsi.
La bottiglia contenente questi tre messaggi è in viaggio; chissà su quali sponde arriverà e, soprattutto, chissà se i messaggi arriveranno a chi saprà come utilizzarli … ai posteri l’ardua sentenza (sorry maestro Manzoni per la citazione).

Digital is better than physical

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E’ da tempo ormai che, grazie alle spinte normative (PSD2) ed a quelle tecnologiche (FinTech), la partita tra i grandi gruppi bancari si sta giocando sul terreno del Digital Banking. Come si può evincere dal rapporto “Digital Banking 2018” di KPMG, il cliente bancario sta velocemente cambiando le sue abitudini e i suoi desiderata: per la prima volta viene evidenziato come il canale digitale abbia superato quello fisico, nella preferenze dei clienti, arrivando a costituire il canale principale per l’acquisto e la gestione di prodotti e servizi finanziari. Questo dato, che già di per se aprirebbe la strada ad ampie ed articolate discussioni, è accompagnato da altri, ancora più interessanti; si evidenzia infatti, che il 74% degli intervistati è disponibile a prendere in considerazione l’attivazione di servizi bancari offerti da operatori tecnologici, adducendo come motivo principale la semplificazione ! Ciò rappresenta una, per certi versi, sorprendente e positiva inclinazione dei clienti verso i nuovi servizi ed i nuovi attori che sono contemplati nella PSD2. Questo dovrebbe far riflettere soprattutto le banche che ancora non stanno lavorando in questa direzione e dovrebbe far accelerare coloro i quali hanno già intrapreso questo cammino.
Altro dato interessante, che emerge sempre dal rapporto KPMG, è che il 68% degli intervistati si manifesta disponibile a concedere l’accesso ai propri dati personali ad operatori tecnologici, in cambio di un vantaggio economico; anche in questo caso ci troviamo davanti ad un dato sorprendente ma che avevo avuto già modo di sottolineare: i sistemi di identità digitale si diffondono e vengono utilizzati soltanto se rappresentano un valore economico per chi li utilizza. Questa, secondo me, è una delle chiavi per ipotizzare una “fase 2” di SPID o uno dei cardini per uno nuovo sistema di identità digitale transnazionale.
Non abbiamo ancora parlato di blockchain (ovviamente non è un obbligo ma il seguito del discorso ci porterà proprio da quelle parti) … ma, proseguendo la lettura del report, arrivano i giusti spunti: la maggior parte degli intervistati dicono di volersi ancora rivolgere al canale fisico solo per le operazioni più complesse (mutui, gestione di problematiche complesse, consulenza su prodotti di investimento/finanziamento). In questo campo la blockchain potrebbe giocare un ruolo fondamentale, rendendo estremamente semplici e sicure, quelle che oggi sono operazioni complesse ed articolate e consentendo al cliente di operare in ottica full digital.
Le banche che ancora non hanno chiari questi scenari, rischiano di vedere quanto prima, sui loro schermi, la schermata “game over”; occorre dirigersi, quanto prima, verso un’offerta di servizi digital tailor made, al fine di perseguire quella che qualcuno chiama la digitalizzazione per valore.

La moneta programmabile

Come qualcuno di voi sa, ho una casetta in una delle frazioni più piccole di Amatrice. Il devastante terremoto di due anni fa ha graziato il nostro piccolissimo borgo e la mia casetta, seppur attualmente inagibile, è rimasta orgogliosamente in piedi. Ho già attivato l’iter per aver accesso ai fondi per la ricostruzione e, proprio quando ne parlavo con i tecnici, mi è venuta in mente una delle caratteristiche di una moneta digitale che sfrutti la Blockchain : la programmabilita’ !

All’interno di una transazione digitale, ad esempio l’assegnazione di una somma per la ricostruzione post terremoto, possono essere scritte anche le regole di spendibilita’ di quella somma (vincolarla solo per pagare tecnici e ditte che hanno a che fare con uno specifico cantiere). L’adozione della Blockchain e di una cryptovaluta, in questo caso, renderebbero più veloce ed estremamente più sicuro tutto l’iter del finanziamento.

La tecnologia c’è ed è matura, occorre cominciare ad usarla !

It’s a kind of magic…

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“A kind of magic
One dream, one soul, one prize
One goal, one golden glance
of what should be
It’s a kind of magic
One shaft of light that shows the way…”

Questo l’incipit di una delle canzoni più rappresentative dei Queen, A kind of magic. Proprio questa canzone e, soprattutto, quel “un raggio di luce che mostra la via…” mi sono venuti in mente leggendo, in queste ultime settimane, una serie di articoli, pubblicati dal Sole 24 Ore, a valle dell’uscita del Manifesto della Blockchain, stilato da Marco Bentivogli e Massimo Chiriatti. Oggi, sulle note dei Queen, voglio aggiungere il mio modesto contributo a questo fermento innovativo, dare più vigore a questo shaft of light che ci deve mostrare un nuovo percorso tecnologicamente innovativo.  Lo farò tramite questo strumento, il mio blog, nella speranza di aggiungere un piccolo blocco agli altri che hanno già piazzato personaggi ben più illustri di me.
Per farlo, comincio col condividere in pieno le parole finali dell’articolo apparso oggi, sempre sul Sole 24 Ore, a firma di Felicia Pelagalli : Occorrono visione, obiettivi ambiziosi e un’azione immediata. Anche in Italia. Assolutamente vero, bisogna muoversi, e anche in fretta. Ormai l’hype sulla blockchain possiamo mettercelo alle spalle e, finalmente, possiamo cominciare a lavorare… duro. Tanti sono i casi d’uso analizzati in questi ultimi anni, tante le implementazioni che hanno visto la luce, e tante sono ancora quelle su cui iniziare a scommettere.
Sono convinto che la tecnologia blockchain, essendo nata per gestire transazioni di scambio di denaro (virtuale o reale che sia), veda, nel mondo Finance e, più propriamente, nel mondo Payments, un suo naturale utilizzo. Sono altresì convinto che l’altro utilizzo principale della blockchain possa essere nella gestione e nel controllo dei dati personali (magari affrontando e risolvendo una volta per tutta la querelle sulla compatibilità tra blockchain e GDPR).
Queste sono le basi. Volendo entrare più nello specifico, mi piacerebbe che si lavorasse, ed io mi metto a completa disposizione, ad un progetto che potesse mettere a fattor comune tutti i benefici della blockchain, della PSD2 e del GDPR. Questa è secondo me lo shaft of light, l’illuminazione da seguire. E’ un mio pallino da mesi e non smetterò di sponsorizzarlo finchè qualcuno non mi seguirà: integrare, in un unico punto (un wallet, what else ?), la gestione del portafoglio elettronico, la gestione dei pagamenti, la gestione dei dati personali. Sfruttare le novità introdotte dalla PSD2, per quanto riguarda l’accesso ai conti, le possibilità insite nei nuovi attori introdotti dalla normativa, PISP e AISP, rendere l’utente finalmente protagonista e non meramente soggetto passivo, libero dall’obbligo di disporre di una carta di credito o di debito per fare un’acquisto sul web , effettuare acquisti attraverso una moneta digitale (che sia magari a parità con la valuta fiat), così da velocizzare la transazione e ridurne al minimo il costo, dargli la possibilità di scegliere quali dei suoi dati personali cedere a terzi , in che modo e con che remunerazione, metterlo finalmente al centro di questi ecosistemi, renderlo libero ! (sono quindi pago…)
Questo mi piacerebbe si facesse … La tecnologia c’è, le donne e gli uomini di buona volontà anche (almeno da quel che si percepisce dalle colonne del Sole), occorre, secondo me, alzare la voce, urlare quelli che sarebbero i vantaggi, per tutti, adottando queste scelte, squarciare il velo del “si va bene ma l’innovazione ha un costo”, quando un “abbiamo fatto sempre così e continueremo a farlo” ha un costo anche maggiore …
Nel concludere questo che potrei chiamare il mio personalissimo “Post-It della blockchain”, vi lascio ancora qualche verso della canzone dei Queen menzionata in apertura … Buona innovazione a tutti !

“The bell that rings inside your mind
It’s a challenging the doors of time
It’s a kind of magic
The waiting seems eternity
The day will dawn of sanity
Is this a kind of magic…”

Incasso ergo ingaggio

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L’ingaggio è, per la maggior parte delle aziende fornitrici di beni o servizi, una delle note dolci/amare della gestione della propria clientela. Si studiano campagne che coinvolgano tutti i canali possibili ed immaginabili, come mail, telefono, post-it, radio, tv, ecc … ma, nella maggior parte dei casi, i risultati non sempre sono confortanti; ciò dipende da tanti fattori, ovviamente, e, ad oggi, non è ancora stato individuato lo strumento di engagement “perfetto”.
Da quando mi occupo di sistemi di pagamento, ho sempre creduto, che, spesso, l’unico momento in cui il cliente prende veramente contatto con l’azienda fornitrice, sia quello del pagamento, ed è un contatto che avviene più volte durante l’arco di un anno. Se il pagamento rappresenta una grandissima occasione di contatto è altresì vero che ci sono una serie di tranelli da evitare: il cliente deve poter pagare in modo veloce, sicuro ed economico in maniera tale che possa essere ben disposto per un eventuale engagement.
Ci sarà pure un motivo se, Startup e Fintech continuano a gettarsi a capofitto nel mondo dei pagamenti, nonostante, come ben sappiamo tutti, le fee con cui vengono remunerati i vari attori della filiera sono ormai ridotte veramente al minimo (e da merchant non posso che esserne contento…). Il motivo è semplicemente che, se un’azienda crede davvero nell’engagement attraverso questo canale e li vuole puntare i propri sforzi, sia per fare retention dei già clienti che proporsi verso coloro che potrebbero diventarlo, non può tralasciare di curare il momento del pagamento e per farlo non può che rivolgersi alle nuove entità del mercato, che possono mettere in piedi una valida customer experience. Come già da più tempo si dice, nel settore delle utilities, la differenza tra un fornitore e l’altro non la fa più il prezzo del servizio ma la fanno la varietà e la completezza dei servizi a contorno e tra questi, il principale è quello dei canali di pagamento. Nel muoversi su questo terreno occorre tener ben presente la grande eterogeneità della propria customer base: i clienti sono diversi per età, abitudini, localizzazione, digitalizzazione e per ognuno di questi cluster occorrerebbe studiare il mezzo di pagamento più adatto. Questo, automaticamente, diventerà un valore aggiunto all’offerta di base, una caratteristica che connota e fa preferire la propria offerta a quella di altri competitor.
Marketing ed Incassi, su questi sviluppi, devono viaggiare nella stessa direzione: i sistemi di pagamento, soprattutto quello digitali, possono essere la base perfetta per “montare” tutta un’altra serie di servizi (programmi di loyalty, gestione del cashback, carte di pagamento, servizi di identità digitale). Che bello sarebbe poter offrire alla propria clientela un wallet digitale che, oltre ai pagamenti, sia in grado di gestire il programma di loyalty e l’identità digitale (vi rimando al mio post di ieri per approfondimenti).
Le ultime tecnologie, ivi compresa la blockchain, ci danno questa possibilità, la PSD2 ci abilita a farlo dal punto di vista normativo, abbiamo un servizio di identità digitale nazionale che va rilanciato … che aspettiamo allora ! Facciamolo !
Rendiamo unico il nostro cliente, rendiamolo parte della nostra tribù, rendiamolo felice della propria scelta, diamogli opportunità, fidelizziamolo nel senso più completo della parola !
Let’s go !