Da Katmandu alla Santa Alleanza per la Blockchain passando per la Currency Cold War, sulle note di Rino Gaetano

Ieri ricorreva l’anniversario della morte di Rino Gaetano; all’alba del 2 giugno 1981 un incidente stradale poneva fine alla carriera del cantautore crotonese. Facendo leva su tre sue caratteristiche fondamentali (l’inconfondibile voce ruvida, l’ironia e la profondità dei suoi testi, la denuncia sociale che riecheggiava spesso nelle sue canzoni), aveva raggiunto il successo dopo una lunga gavetta. Di lui si è sempre detto che era “avanti”… probabilmente, visti i gusti dell’epoca, era avanti di qualche decennio ma nonostante questo riuscì a ricavarsi una nicchia tutta sua nel panorama musicale italiano. Ieri, leggendo una notizia che vi commenterò qui di seguito, mi è tornata alla mente una delle sue canzoni meno conosciute, “A Kathmandu”“A Khatmandu, c’è anche il gurù, ci porta in paranoia predicando a testa in giù, a Khatmandu, non dormi più, ti sforzi di scavare dentro i tuoi tabù…”

Katmandu, come tutti sapete è la capitale del Nepal, ed è proprio questo stato dominato dall’Himalaya è stato teatro di una bellissima storia di innovazione ed inclusione; la protagonista è la app Khalti, un e-wallet nepalese che ha aiutato il popolo di quella nazione a pagare, in modo smart, le fatture di telefonia, tv sat, forniture elettriche e tanto altro. Khalti, che in nepalese significa “tasca”, ha oggi, a soli tre anni dal suo debutto sul mercato, circa 115 dipendenti di cui 50 sono donne, 1,2 milioni di utenti registrati, 150mila attivi di cui oltre 70mila sono donne. Sono state proprio le donne a guidare il successo di questa app, nonostante vivano in condizioni fortemente discriminatorie (matrimoni infantili, violenze, salari più bassi dei colleghi uomini), cosa che porta un pesante “divide” anche in termini di “empowerment” economico. Grazie però al supporto del Fintech Innovation Fund della Nazioni Unite e del programma di accelerazione Spring, Khalti è riuscita a lanciare la campagna “Smart daughter”, che ha permesso di formare 10mila donne e ragazze nepalesi, tra i 15 e i 35 anni, fornendo loro conoscenze e competenze finanziarie. Questa nuova consapevolezza e disponibilità di servizi, sommata ad un efficacissimo passaparola, ha permesso di mutare la condizione femminile contribuendo a demolire uno degli stereotipi in essere in quella società e cioè quello secondo il quale solo gli uomini possono pagare le bollette. Oltre a questo progetto, Khalti ha avviato un programma di supporto a 3500 aziende, piccole e medie, guidate da donne, al fine di rafforzare i mezzi di sussistenza e l’emancipazione dell’universo femminile. Proprio una bella storia !

La giornata di ieri ha visto la nascita di InterWork Alliance, una sorta di Santa Alleanza (ne fanno parte, tra gli altri, Microsoft, Accenture, Neo, Digital Asset e SDX) che faciliterà l’adozione e la diffusione della tecnologia blockchain, attraverso l’adozione di standard globali. La direzione di questa alleanza appare chiara : passare dal dire al fare, standardizzando, dove e come possibile, i canoni di sviluppo bypassando il tema della scelta del protocollo da utilizzare, scelta che, fino ad oggi, ha un po’ frenato l’espandersi di questa tecnologia. La speranza è che, stavolta, la mossa funzioni davvero perché non se ne può veramente più di POC e Use case che non vedono mai concretamente la luce.

E’ uscito nei giorni scorsi l’ultimo libro di David Birch, “The Currency Cold War”. Birch è considerato uno dei più grandi esperti di finanza e denaro digitale e in questa ultima sua fatica afferma che grandi stravolgimento ci attendono, di qui a breve, nel modo di comprare e vendere i nostri beni. Al centro di tutto ci saranno i nostri smartphone, ormai in grado di svolgere operazioni complesse come, ad esempio, gestire i nostri acquisti usando, di volta in volta, una valuta diversa a seconda del bene che si sta trattando e della nostra controparte, il cosiddetto “denaro intelligente” o “valuta programmabile” o ancora “valuta di scopo”, ovvero valute digitali che conservano al loro interno una serie di informazioni che con il contante non otterremo mai (chi è la persona che mi sta dando i soldi, qual’è lo scopo della transazione, dove andranno a finire i soldi). Tutto questo in totale trasparenza ed alla luce del sole, tutti potranno vedere tutto. Birch ha pensato anche a coloro i quali desiderassero fare transazioni completamente anonime: questo soggetti potrebbero farlo, pagando però, attraverso tassi di interesse negativi applicati alle transazioni. Nel futuro teorizzato da Birch, le aziende emetteranno i propri token digitali (valute private) in forma al portatore, scambiabili con beni e servizi futuri. Si potrebbe arrivare al punto che una start-up di un parco eolico potrebbe offrire denaro sotto forma di chilowattora riscattabili dopo cinque anni (una nuova forma di obbligazioni…). Non so se il futuro descritto dal libro sia più o meno prossimo, di sicuro, a breve, sentiremo parlare sempre più spesso di valute digitali (CBDC) e, presto ne vedremo l’avvento.

Il mio “a prestissimo e … mai paura” stavolta è accompagnato da una citazione di Rino Gaetano sulla sua canzone “Ma il cielo è sempre più blu” : “Ci sono immagini tristi o inutili, ma mai liete, in quanto ho voluto sottolineare che al giorno d’oggi di cose allegre ce ne sono poche ed è per questo che io prendo in considerazione chi muore al lavoro, chi vuole l’aumento. Anche il verso – chi gioca a Sanremo – è triste e negativo, perché chi gioca a Sanremo non pensa a – chi vive in baracca -“

Le CBDC e le paure USA, Blockchain tra presente e futuro ed il lato arcobaleno di Mastercard

 

Foto di Tumisu da Pixabay

In un recente rapporto di JP Morgan, a cura di Josh Younger e Michael Feroli, si afferma che le CBDC (Central Bank Digital Currency), ovvero le valute digitali legali distribuite dalle banche centrali, rappresenterebbero un serio pericolo per l’egemonia globale del Dollaro statunitense. In buona sostanza la paura è data dalla possibile emissione di una valuta di riserva globale che possa supportare, in maniera concorrenziale al Dollaro, il commercio internazionale. Il timore è realmente fondato ? Diciamo subito che le CBDC non stanno nascendo per fare concorrenza al Dollaro, bensì per avere una moneta digitale, con tutti i pregi che questa si porta dietro, emessa però da una banca centrale, e quindi al riparo dalle vertiginose fluttuazioni e speculazioni che sono invece il pane quotidiano delle altre cryptovalute, Bitcoin in testa. Pericolo reale o immaginario, l’importante, a mio avviso, è che anche questo rapporto contribuisca in qualche modo alimentare la discussione, la curiosità e la conoscenza intorno alle CBDC e che queste, dopo tanto parlare, vedano finalmente la luce.

Rimaniamo in tema di Blockchain: sul Sole24 Ore di ieri, è stato pubblicato un articolo di Gian Luca Comandini, uno dei massimi esperti italiani in tema di Blockchain e facente parte del gruppo di esperti Blockchain del MISE. Anche lui, più che sulla bontà ed efficacia della tecnologia, insiste su una necessità basilare : “Consapevolezza, comprensione, ordine e studio. Tanto, tantissimo studio” . Lo studio, l’apprendimento, anche su queste tematiche sono fondamentali, ed è ancora più importante non farlo da soli, occorre fare rete, con colleghi e con chi ha la stessa passione. In poche parole, odio ripetermi, anche in questo caso occorre Coopetition: dividersi gli oneri e cercarsi gli onori ognun per se. Chissà se la Blockchain, prima o poi, riuscirà finalmente ad essere “sdoganata” su larga scala ? A questo proposito, confido molto nella diffusione della cosiddetta DEFI, DEcentralized FInance, e delle sue applicazioni, soprattutto in tema, dico io, di InsurtechFin (mi piace questo termine che abbraccia assicurazioni, tecnologia e finanza) alla base della quale ci sono tanto la Blockchain che l’Intelligenza Artificiale. DEFI potrebbe essere un ottimo acceleratore per entrambe le tecnologie. Ora però una domanda mi sorge spontanea: ma il suddetto gruppo di esperti del Mise, oltre ad aver partorito il classico topolino (se non ricordo male si parlò di un’applicazione per la tutela del made in Italy), ha terminato così le sue attività o sta continuando a … studiare ???

Chi continua a studiare, eccome, è sicuramente Mastercard; da quelle parti hanno da sempre presente che si può rimanere sulla cresta dell’onda solo correndo una staffetta con l’innovazione (l’accordo vincente con Enel X per l’aggiudicazione del Fintech Cyber Innovation Lab in Israele è uno degli ultimi esempi). L’altro giorno mi sono imbattuto in un articolo di Open circa le ultime “avventure” del premier ungherese Orban : lo scorso 19 maggio, il governo ungherese ha vietato la registrazione del cambio di sesso nello stato civile e il riconoscimento giuridico dell’identità di genere delle persone transgender (mi verrebbe da dire : Europa dove sei ? ma mi taccio ancor prima di averlo pensato …). Voi direte, cosa c’entra Mastercard con quanto successo in Ungheria ? Lo scorso anno, Mastercard, ha lanciato un challenge per introdurre la True Name Card (sulla carta di credito è riportato il nome scelto dalla persona dopo il cambio di sesso, e non quello presente in anagrafe, che potrebbe aggiornarsi soltanto dopo molti anni). Vi consiglio di guardare il video (a questo link : https://youtu.be/BJzxfwDyyas ) perché fa capire tante cose e l’espressione finale di uno dei protagonisti vale più di tante parole “That’s what I’m”. Allora … Fintech o Banche Italiane, online o meno, la vogliamo fare questa carta True Name ? Come si dice alle mie latitudini : Daje !

A prestissimo e … mai paura !

Vaccini, smart working e le ultime dal fintech e dintorni

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Chi era costui che, nella foto sopra, sembra voler incidere il braccio di un pargoletto spaventato ? Nato a Berkeley, Glouchestershire, il 17 maggio 1749, sin da piccolo fu stimolato negli studi, seguendo prevalentemente un’educazione classica; ciò gli permise di conoscere approfonditamente il latino e, in seguito, colpito in prima persona da una delle tante epidemie che si susseguivano a quei tempi (nel caso specifico si trattò di vaiolo), decise di intraprendere la strada della medicina. Superati brillantemente tutti gli esami e le specializzazioni che progressivamente gli si pararono sul cammino cominciò a specializzarsi in comportamenti animali (istrici, cuculi) ma fu nel 1801 che si rese protagonista di una grandissima intuizione: studiando gli effetti del vaiolo cosiddetto bovino, su un gruppo di mungitrici di mucche, notò che queste non venivano contagiate dalla forma di vaiolo più pericolosa e che mieteva migliaia di vittime in tutto il mondo. L’idea fu quella di inoculare, in alcuni soggetti, il virus del vaiolo bovino proteggendo tali soggetti dal contagio della versione più grave e pericolosa. Tale rimedio, nato appunto nelle stalle che ospitavano i bovini, prese il nome di vaccino. Chissà cosa penserebbe oggi Edward Jenner se fosse vivo, vedendoci, prima alle prese con i partiti pro-vax e no-vax ed ora unirci tutti in un unico fronte alla ricerca del vaccino anti corona virus …

Continuiamo a chiamarlo smart working ma, ormai, è diventato, a tutti gli effetti, un telelavoro; lo smart working ha un senso, se permette al lavoratore, in un arco di tempo limitato, di gestire in maniera diversa la propria giornata lavorativa, contribuendo alla diminuzione del traffico/inquinamento, permettendo al datore di lavoro di risparmiare in termini di costi del personale e di godere di una migliore programmazione della propria vita privata. In questi mesi, ed in quelli a seguire, molti di noi andranno parecchio oltre a questa mia personale definizione e si trasformeranno in telelavoratori. Ognuno di noi dovrà resistere, oltre che alla lontananza fisica dei colleghi e dei contatti lavorativi, anche ad espressioni e situazioni che possiamo abbreviare con : “ci vediamo in call”, “ti posto l’invitation”, “condivido lo schermo”; e tutto questo, spesso, senza orari … un recente studio americano ha confermato che, l’orario di lavoro in regime di smartworking/telelavoro si allunga mediamente di almeno tre ore. Comincio a pensare che, anche per quanto riguarda il lavoro da remoto, sia giunto il momento di una Fase 2, prima che tutto questo diventi una fabbrica di zombie. Ritengo siano opportuni degli aggiustamenti alla legge 81/2017 sullo smart working che possano, tra gli altri, sancire il “diritto alla disconnessione”, che ci consenta di salvare il salvabile e di superare le inevitabili conseguenze fisiche, psicologiche e familiari di tutto questo.

Per tornare ad argomenti più consoni a questo mio blog, annotiamo l’ennesimo segnale positivo in tema CBDC (Central Bank Digital Currency), stavolta a firma di Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della BCE, secondo cui la stessa BCE sta valutando l’emissione di una versione “digitale” dell’Euro; i tempi sono maturi, la tecnologia abbastanza e l’emergenza Covid potrebbe dare l’urgenza che, finora, è mancata. Vedremo.
Al fine di facilitare la vita degli esercenti, e dei loro clienti, in tema di pagamenti sottostanti al distanziamento sociale, PayPal ha introdotto anche in Italia il pagamento tramite QR Code; ciò consentirà di limitare il contatto fisico ed eliminare la necessità di maneggiare contanti. Il servizio sarà offerto, considerato il periodo che stiamo vivendo e cercando di favorirne una ampia diffusione, a prezzi particolarmente vantaggiosi per gli esercenti e gratuitamente per gli acquirenti.

A prestissimo e … mai paura !

Salus populi suprema lex esto …

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A distanza di qualche giorno mi vedo costretto a ricorrere nuovamente ad una citazione di Marco Tullio Cicerone che, tradotta, suona così : il benessere (salute) del popolo deve essere la legge più importante ! Come non dare ragione al nostro antenato, soprattutto oggi; ma, proprio in questi giorni, si è acceso un forte dibattito, non sempre supportato però da contributi illuminanti : è giusto rinunciare alla nostra privacy al fine di combattere le emergenze sanitarie ? In merito, ho trovato molto illuminante questo articolo apparso oggi su Valigia Blu, a firma di Bruno Saetta. Ve ne consiglio la lettura poiché, forse come pochi, riesce a dare un quadro abbastanza completo e corretto della situazione, di ciò che è stato fatto in altri paesi, di ciò che potremmo fare noi, di ciò che il GDPR, già oggi, concede di fare. Non esprimerò alcun commento su quanto vi troverete scritto, ognuno deve farsi la sua opinione; per quanto mi riguarda mi permetto soltanto di evidenziare questo estratto:

“In situazioni di emergenza, come quella che stiamo vivendo oggi, è perfettamente lecito discutere di attuare misure adatte a contrastare la minaccia incombente, misure che siano anche dirette a comprimere il fondamentale diritto alla privacy, per consentire di proteggere l’altrettanto fondamentale diritto alla salute, individuale e collettiva. Ma sia chiaro che qualsiasi misura di questo tipo deve essere una misura emergenziale e che non dovrà uscire dalla fase emergenziale.”

Di tutto questo se ne dovrà parlare, discutere, a livello nazionale ed europeo e, secondo me, dovremo trovare delle soluzioni per affrontare queste emergenze anche con “armi” tecnologiche, non credo che si possa continuare a fingere l’inesistenza di certe risorse.

Cambiamo decisamente discorso … è di ieri la trovata di Revolut che permette ai propri utenti “top” di acquistare digitalmente oro; ovviamente la concorrenza non è stata a guardare e, proprio oggi, Hype ha annunciato, grazie alla collaborazione con Conio, la nascita, in Hype, della sezione Bitcoin : alcuni clienti selezionati, da subito (in seguito la funzionalità sarà disponibile per tutti), potranno creare in autonomia il proprio wallet e cominciare immediatamente a fare trading della valuta cryptovaluta; per gestire l’acquisto dei Bitcoin verrà usato il saldo presente su Hype. Vorrei dire tante cose, tutte cattive, come al solito, ma mi limiterò ad una sola : comprare Bitcoin è assimilabile ad un investimento ad altissimo rischio (molto più del compraoro di Revolut) e non mi sembra una buona idea renderlo disponibile, con estrema facilità, ad una platea così ampia.

E, visto che mi sono fatto prendere la mano dalle citazioni illustri , vi saluto con un altro aforisma di Cicerone, che ritengo calzante agli argomenti trattati :

“I saggi sono istruiti dalla ragione; le menti comuni dall’esperienza; gli stupidi dalla necessità; e i bruti dall’istinto !”

A presto e … mai paura !

Gli altri siamo noi, il virus e un pò di monetine digitali

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Era il 27 febbraio 1991 ed al Festival di Sanremo si presentò in gara Umberto Tozzi con la canzone “Gli altri siamo noi”, arrivando ad un solo gradino dal podio giungendo quarto. Questa canzone mi è tornata in mente, sabato, leggendo sul Sole24 Ore un articolo di Paola Severino, vice presidente Luiss ed ex ministro della Giustizia tra il 2011 ed il 2013. Nell’articolo si parla delle proteste esplose nelle carceri, successive al DPCM che ha chiuso il paese e che hanno avuto un bilancio di 12 morti. Spesso, dice l’ex ministro, si identificano i carcerati come “l’altro da sè”, come un qualcosa di cui si può fare a meno di discutere, vuoti a perdere; il Corona Virus ci sta insegnando qualcosa di diverso però: stiamo sperimentando sulla nostra pelle di essere “l’altro da sè” di qualcun altro, soprattutto di quei paesi, europei e non, che ci accusano di non aver contenuto l’epidemia, di averla gestita male. Si sentono diversi da noi, tranne qualche episodio grottescamente riparatore (vedasi foto delle Frecce Tricolori twittata da Trump), siamo diventati quelli di cui si può fare a meno di discutere. Chissà se tutto ciò che sta avvenendo ci spingerà, in un prossimo futuro, a delle riflessioni … se si, ritengo che dovremmo riflettere di chi è privato della libertà (con ragione per carità), di chi deve, in questi giorni, convivere forzatamente con altri individui in uno spazio dove difficilmente si possono rispettare le “distanze di sicurezza“, nell’impossibilità di ottenere un colloquio con i propri familiari. La nostra permanenza forzata in casa dovrebbe insegnarci che i detenuti non sono più “l’altro da se”, ma lo specchio di noi stessi, gli altri siamo noi… Il tema del sovraffollamento carcerario dovrebbe, al pari delle deficienze del nostro sistema sanitario, essere discusso ad altissimo livello e occorrerebbe pianificare una serie di interventi per migliorare la situazione.

Altro articolo che ha attirato la mia attenzione, sempre sul Sole24 Ore ma di ieri, è a firma del professor Paolo Fabbrini e si lega a doppio filo con quello di Paola Severino. Qui il concetto di “altro da se” viene declinato come “introversione intergovernativa” ed è un virus molto pericoloso: io penso per me e per gli altri penserà qualcun altro. Anche in questo caso, quando tutto sarà finito, dovrebbero nascere degli stimoli per mettere le basi ad alcuni cambiamenti in sede di comunità europea : occorrerebbe creare una “agenzia della salute” in grado di coordinare le varie politiche, su queste tematiche, degli stati membri; non si possono gestire emergenze come il Covid senza un coordinamento europeo (questo, a mio parere, emerge dall’analisi degli avvenimenti di questi giorni). Altro tema che dovrebbe essere portato alla ribalta è quello della necessità di dotare l’UE di una politica fiscale indipendente dagli stati, che gli permetta, non soltanto di concedere maggiore flessibilità al paese colpito, ma di intervenire direttamente, con risorse proprie, per sostenere lo stato in difficoltà. Speriamo che una volta usciti dal tunnel qualcuno si ricordi di queste importantissime riflessioni.

Concludo questo mio sproloquio citando, sempre dal Sole24 Ore di ieri, una proposta di Marcello Minenna, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’idea è quella di consentire ai cittadini di versare le proprie monetine, gli spiccioli, in e-wallet accessibili dagli smartphone rendendo tali somme spendibili soltanto presso esercizi medio-piccoli, prevedendo infine dei buoni consumo a tempo, pari ad una percentuale degli importi versati, favorendo anche gli esercenti, istituendo dei crediti di imposta per coloro che accettassero questa forma di pagamento. L’idea sarebbe supportata dalla tecnologia blockchain per la tracciatura di tutte le operazioni.
Che dire ? A me il progetto non entusiasma… e a voi ?

“Noi che stiamo in comodi deserti
Di appartamenti e di tranquillità
Lontani dagli altri
Ma tanto prima o poi gli altri siamo noi…”

Ed andrà tutto bene !

Tu chiamale se vuoi CDBC … piccole emozioni, l’ispettore Closeau e Britney Spears

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CBDC, ovvero Central Bank Digital Currency, versioni digitali delle monete fiat che, a differenza delle altre cryptocurrencies sono vigilate dalla autorità bancarie centrali; di loro si fa un gran parlare in questi giorni. Ha cominciato la Germania, poi Banque de France e, ultimo in ordine di tempo, il presidente della Consob Paolo Savona. I francesi parlano di “cauta apertura alla sperimentazione”, ma questo è comunque un fatto (così diceva l’ispettore Closeau se non erro…). Più che un fatto direi una dichiarazione di intenti; la sintesi potrebbe essere che si sta sempre più rilevando un bisogno di aumentare l’efficienza delle attività finanziare (BdF si riferiva soprattutto alle operazioni cross border) e della tokenizzazione di queste, grazie all’ausilio di tecnologie DLT based, ovviamente tutto ciò dovrà avvenire sotto il controllo delle autorità centrali, la BCE in questo caso. Gli ha fatto eco, qualche giorno dopo, il presidente della Consob, Paolo Savona, che però è anche andato un pochino oltre, affermando che : “Oggi è possibile isolare il sistema dei pagamenti dalle gestioni bancarie creando criptomonete per migliorare efficienza e ridurre il costo delle transazioni. Le banche diverrebbero mere intermediarie di risparmio e il loro principale servizio diverrebbe quello di valutare il merito di credito”. Parole forti direi, come sempre quando a parlare è Savona, ma assolutamente di sprone per svegliare chi ancora sonnecchia tranquillo o per far fare ulteriori passi a chi si è fermato alla fase di POC. Facendo una sintesi potremmo dire : “E’ giunto il momento !”. E’ sicuramente giunto il momento di non fomentare più l’hype su queste tecnologie e cominciare a produrre soluzioni. E’ il mercato ed il sistema che lo chiede e le potenzialità, aldilà di quelle rimarcate da interventi ben più di alto livello rispetto a quello che può esprimere il sottoscritto, sono molteplici, sia per le banche che per tutti gli stakeholder della catena. Chissà se, prima o poi, io ed il mio amico Roberto Garavaglia, cominceremo a raccogliere le royalties del marchio CryptoEuro™

L’annuncio del prossimo ingresso di Google nel mondo della gestione dei conti bancari ha sicuramente fatto rumore, amplificato dai risultati di una survey del sito Payments.com, secondo la quale è emerso che il 57,5% degli intervistati si sono dichiarati interessati a sistemi di banking offerti da attori non finanziari. Ovviamente una cosa è l’interesse dimostrato in un sondaggio, molto diversa potrebbe essere la realtà ma anche questo è un fatto (dice Closeau). Soffermiamoci, però, sulla risposta ad un’altra domanda contenuta nello stesso sondaggio, dalla quale emerge che il 91% degli intervistati si dichiara soddisfatto dei servizi offerti dalla propria banca. Direi che la partita è ancora in bilico e che non sarà facile per chiunque, piccolo o grande che sia, giocare un ruolo importante o, quanto meno, forse i tempi (o gli utenti) non sono ancora maturi affinchè ci sia uno spostamento importante di clientela dalle banche verso società non finanziarie. Ne riparleremo tra un bel pò credo… pensiamo qui anche alla difficile traversata transoceanica verso l’Europa che vedrà impegnata la AppleCard (occhio al pappafico…) ed al travaglio podalico di Libra.

Voglio concludere questo articolo facendovi sorridere. Curve, uno degli ultimi card aggregator a vedere la luce, e sbarcato da qualche mese anche in Italia, ha trovato un modo divertente per incentivare l’uso della moneta elettronica: sul suo account Twitter è stata pubblicata una gif animata di Britney Spears, impegnata nel video di “Baby one more time” e la didascalia recita “…give me a sign, tap me baby one more time !”. Non male

A prestissimo … e tap iamole queste carte su !

Open mind, open innovation and … closed windows

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E’ da tempo ormai che vado riportando un pò ovunque la mia teoria dello stretto legame tra Blockchain, AI e Digital Identity, e non smetto mai di affermare quanto sia importante, per un’azienda che voglia avere un posto privilegiato nel prossimo futuro, investire su questi filoni ed aprire le finestre per fare entrare questa aria di innovazione; quello che troviamo, spesso, è invece una pletora di finestre chiuse, sbarrate. Non mi stupisce ci siano tanti scettici, è normale, soprattutto per quelle tecnologie come le DLT, che rischiano di portare un ribaltamento più che un cambiamento radicale in tantissimi settori; è un film già visto (ai suoi inizi, internet fu accolta allo stesso modo) e non è mia intenzione convicere a forza chiunque; quello che mi auguro è che, questi scettici, permettano ai cosiddetti “entusiasti”, di dimostrare la validità dei loro pensieri senza opporre una chiusura “a priori”. Lasciateci costruire un sogno, lasciateci provare che, come dice Massimo Chiriatti in un articolo pubblicato oggi su Cryptonomist “La Blockchain non cambierà il mondo. E’ il lavoro contemporaneo di chi vede nel lungo periodo che, insieme a chi sperimenta nel breve, lo cambierà”. Non andate, sempre e comunque in direzione ostinata e contraria, sforzatevi di guardare lontano e vedere vicino, basta uno spiraglio, lasciateci entrare. Il prossimo 21 gennaio ci sarà la prima riunione del comitato di esperti blockchain scelti dal MISE: starò alla finestra (la mia è sempre aperta per fortuna), in attesa di buone notizie; non ho aspettative particolari da questo gruppo di lavoro, so solo che la strada è lunga e piena di ostacoli, ma la carovana è quella giusta ! Spero soltanto che il loro percorso contribuisca a dare manforte, a chi come me,  come noi, non vede l’ora di costruire qualcosa di innovativo e positivo. Avremo tanto da lavorare anche noi, investendo su sistemi che non porteranno altro che fiducia, tracciabilità e trasparenza nei sistemi aziendali, arrivando alla vera disintermediazione, riducendo costi, complessità e rischi. Basta dare un’occhiata ad una recente ricerca firmata McKinsey dove si stima che la Blockchain potrebbe far risparmiare, alle sole istituzioni finanziarie, tra 80 e 110 miliardi nei prossimi 5 anni … la vogliamo addentare questa torta o no ?

Daje !