PSD2, Fintech e l’OTTavo nano

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E’ notizia di oggi che anche la Consob, buon’ultima a dare l’allarme, si dice “preoccupata”, del fatto che, nel solco della PSD2, possa essere consentito a terze parti regolarmente autorizzate (TPSP) di accedere a informazioni preziose quali abitudini di spesa dei consumatori, propensione al risparmio e, più genericamente al loro profilo finanziario… e “buongiorno !” aggiungerei io … finalmente anche su quei lidi ci si accorge del problema dei problemi : l’OTTavo nano è già uscito dalla casa di Biancaneve e, ascia in mano, e pronto ad aggredire i boschi dove, a fatica, banche, utilities & c, hanno fatto crescere i loro alberi-clienti.
Preoccupanti sono anche le cifre, se veritiere, che vengono snocciolate dalla stessa Consob : solo il 12% dei consulenti finanziari italiani conosce gli AIS (Account Information Services) e solo il 15% conosce l’FDA (Financial Data Aggregation)…
Se veramente il panorama è quello disegnato dalla Consob, siamo messi veramente male. Chi non è corso ai ripari finora, ha ancora poco tempo per farlo. A meno che, non si voglia lasciare la propria customer base nelle mani di qualcuno che, al manifestarsi di problemi seri (vedi Facebook in questi giorni) e non riuscendo a trovare la soluzione, chieda poi aiuto alle autorità centrali dei vari paesi (io saprei cosa rispondergli, ma la risposta la tengo per me …); dopo il danno, la beffa.
Altro che stupirsi per le false novità dell’Apple Card … i problemi da affrontare sono altri: bisogna lavorare per far si che l’OTTavo nano non trovi più la strada per il bosco, nella speranza che la favola si chiuda con il classico “e vissero tutti felici e contenti”.

 

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Lo Yin e lo Yang della PSD2

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Yin e Yang, ovvero il concetto alla base dell’antica filosofia cinese, che descrive il tramutarsi della notte in giorno e viceversa; lo stesso viene anche usato per descrivere, in generale, le funzioni più attive (Yang) e quelle meno attive (Yin). Spero nell’assoluzione di tutti voi se, molto meno filosoficamente, associo il concetto di Yin e Yang agli ultimi annunci, dei giorni scorsi, relativi alle novità in tema di pagamenti e PSD2. In particolare vorrei intrattenervi sul lato Yin della PSD2, quello attendista, esitante, poco concreto, in buona sostanza Passivo, e sul lato Yang, quello propositivo, spavaldo e molto concreto, ovvero Attivo. Il lato Yang della PSD2 è rappresentato, decisamente, da Yolt (sarà un caso che il nome inizi, anche in questo caso, con una “Y” ?), la prima piattaforma europea multibanca, lanciata da ING sul mercato italiano, che consentirà agli utenti una vista unificata dei propri conti, carte, ecc..
Mentre tutto il lato Yin, soprattutto per quanto riguarda le banche ed i PSP italiani, dorme tranquillo, c’è qualcun altro che suona la carica, forte del desiderio dei consumatori italiani (circa il 61% secondo un recente sondaggio) che asserisce di voler avere più servizi nelle proprie app di mobile banking. Questo dato dovrebbe far riflettere ancora di più banche e PSP italiani, poichè, se lo confrontiamo con quello relativo ai cittadini del resto Europa, la percentuale è molto più bassa (intorno al 35%)… questo, secondo me, vuol dire soltanto una cosa : gli utenti italiani sono molto meno soddisfatti delle proprie app di mobile banking rispetto al resto degli utenti europei. Mentre però, nel lato Yin, ci si interroga sulle soluzioni da adottare, sulla complessità delle architetture, su quanto quotare i nuovi servizi, sull’affidarsi o meno all’aiuto di una FinTech, ecco che, come al solito in oltralpe, c’è qualcuno che “fa” ed invade il mercato italiano. Sono assolutamente convinto che, in questo momento, i vari PSP, le banche, le associazioni, stiano pensando come mettere i bastoni tra le ruote a questo nuove attore che ha scompaginato la loro quiete. Qui, però, c’è solo da prendere esempio e, magari, sviluppare qualcosa di competitivo … e non sarà facile. Yolt si propone come semplice gestore delle finanze e, oltre ad andare incontro alle necessità sopra evidenziate, strizza un occhio al cliente che vuole un maggior controllo ed un aggiornamento in tempo reale del proprio budget, ma è ovviamente rivolta anche ai millennials, che tra i clienti sono quelli che di più chiedono comodità, velocità e personalizzazione. Una app molto più che disruptive e che, spero, scuota rapidamente dal torpore, Yin, i nostri PSP e li faccia approdare nel futuro, Yang, dell’ecosistema dei pagamenti.

Digital is better than physical

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E’ da tempo ormai che, grazie alle spinte normative (PSD2) ed a quelle tecnologiche (FinTech), la partita tra i grandi gruppi bancari si sta giocando sul terreno del Digital Banking. Come si può evincere dal rapporto “Digital Banking 2018” di KPMG, il cliente bancario sta velocemente cambiando le sue abitudini e i suoi desiderata: per la prima volta viene evidenziato come il canale digitale abbia superato quello fisico, nella preferenze dei clienti, arrivando a costituire il canale principale per l’acquisto e la gestione di prodotti e servizi finanziari. Questo dato, che già di per se aprirebbe la strada ad ampie ed articolate discussioni, è accompagnato da altri, ancora più interessanti; si evidenzia infatti, che il 74% degli intervistati è disponibile a prendere in considerazione l’attivazione di servizi bancari offerti da operatori tecnologici, adducendo come motivo principale la semplificazione ! Ciò rappresenta una, per certi versi, sorprendente e positiva inclinazione dei clienti verso i nuovi servizi ed i nuovi attori che sono contemplati nella PSD2. Questo dovrebbe far riflettere soprattutto le banche che ancora non stanno lavorando in questa direzione e dovrebbe far accelerare coloro i quali hanno già intrapreso questo cammino.
Altro dato interessante, che emerge sempre dal rapporto KPMG, è che il 68% degli intervistati si manifesta disponibile a concedere l’accesso ai propri dati personali ad operatori tecnologici, in cambio di un vantaggio economico; anche in questo caso ci troviamo davanti ad un dato sorprendente ma che avevo avuto già modo di sottolineare: i sistemi di identità digitale si diffondono e vengono utilizzati soltanto se rappresentano un valore economico per chi li utilizza. Questa, secondo me, è una delle chiavi per ipotizzare una “fase 2” di SPID o uno dei cardini per uno nuovo sistema di identità digitale transnazionale.
Non abbiamo ancora parlato di blockchain (ovviamente non è un obbligo ma il seguito del discorso ci porterà proprio da quelle parti) … ma, proseguendo la lettura del report, arrivano i giusti spunti: la maggior parte degli intervistati dicono di volersi ancora rivolgere al canale fisico solo per le operazioni più complesse (mutui, gestione di problematiche complesse, consulenza su prodotti di investimento/finanziamento). In questo campo la blockchain potrebbe giocare un ruolo fondamentale, rendendo estremamente semplici e sicure, quelle che oggi sono operazioni complesse ed articolate e consentendo al cliente di operare in ottica full digital.
Le banche che ancora non hanno chiari questi scenari, rischiano di vedere quanto prima, sui loro schermi, la schermata “game over”; occorre dirigersi, quanto prima, verso un’offerta di servizi digital tailor made, al fine di perseguire quella che qualcuno chiama la digitalizzazione per valore.