Tu chiamale se vuoi CDBC … piccole emozioni, l’ispettore Closeau e Britney Spears

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CBDC, ovvero Central Bank Digital Currency, versioni digitali delle monete fiat che, a differenza delle altre cryptocurrencies sono vigilate dalla autorità bancarie centrali; di loro si fa un gran parlare in questi giorni. Ha cominciato la Germania, poi Banque de France e, ultimo in ordine di tempo, il presidente della Consob Paolo Savona. I francesi parlano di “cauta apertura alla sperimentazione”, ma questo è comunque un fatto (così diceva l’ispettore Closeau se non erro…). Più che un fatto direi una dichiarazione di intenti; la sintesi potrebbe essere che si sta sempre più rilevando un bisogno di aumentare l’efficienza delle attività finanziare (BdF si riferiva soprattutto alle operazioni cross border) e della tokenizzazione di queste, grazie all’ausilio di tecnologie DLT based, ovviamente tutto ciò dovrà avvenire sotto il controllo delle autorità centrali, la BCE in questo caso. Gli ha fatto eco, qualche giorno dopo, il presidente della Consob, Paolo Savona, che però è anche andato un pochino oltre, affermando che : “Oggi è possibile isolare il sistema dei pagamenti dalle gestioni bancarie creando criptomonete per migliorare efficienza e ridurre il costo delle transazioni. Le banche diverrebbero mere intermediarie di risparmio e il loro principale servizio diverrebbe quello di valutare il merito di credito”. Parole forti direi, come sempre quando a parlare è Savona, ma assolutamente di sprone per svegliare chi ancora sonnecchia tranquillo o per far fare ulteriori passi a chi si è fermato alla fase di POC. Facendo una sintesi potremmo dire : “E’ giunto il momento !”. E’ sicuramente giunto il momento di non fomentare più l’hype su queste tecnologie e cominciare a produrre soluzioni. E’ il mercato ed il sistema che lo chiede e le potenzialità, aldilà di quelle rimarcate da interventi ben più di alto livello rispetto a quello che può esprimere il sottoscritto, sono molteplici, sia per le banche che per tutti gli stakeholder della catena. Chissà se, prima o poi, io ed il mio amico Roberto Garavaglia, cominceremo a raccogliere le royalties del marchio CryptoEuro™

L’annuncio del prossimo ingresso di Google nel mondo della gestione dei conti bancari ha sicuramente fatto rumore, amplificato dai risultati di una survey del sito Payments.com, secondo la quale è emerso che il 57,5% degli intervistati si sono dichiarati interessati a sistemi di banking offerti da attori non finanziari. Ovviamente una cosa è l’interesse dimostrato in un sondaggio, molto diversa potrebbe essere la realtà ma anche questo è un fatto (dice Closeau). Soffermiamoci, però, sulla risposta ad un’altra domanda contenuta nello stesso sondaggio, dalla quale emerge che il 91% degli intervistati si dichiara soddisfatto dei servizi offerti dalla propria banca. Direi che la partita è ancora in bilico e che non sarà facile per chiunque, piccolo o grande che sia, giocare un ruolo importante o, quanto meno, forse i tempi (o gli utenti) non sono ancora maturi affinchè ci sia uno spostamento importante di clientela dalle banche verso società non finanziarie. Ne riparleremo tra un bel pò credo… pensiamo qui anche alla difficile traversata transoceanica verso l’Europa che vedrà impegnata la AppleCard (occhio al pappafico…) ed al travaglio podalico di Libra.

Voglio concludere questo articolo facendovi sorridere. Curve, uno degli ultimi card aggregator a vedere la luce, e sbarcato da qualche mese anche in Italia, ha trovato un modo divertente per incentivare l’uso della moneta elettronica: sul suo account Twitter è stata pubblicata una gif animata di Britney Spears, impegnata nel video di “Baby one more time” e la didascalia recita “…give me a sign, tap me baby one more time !”. Non male

A prestissimo … e tap iamole queste carte su !

PayPal in Honey…moon e le altre news del mondo Fintech

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E’ notizia di qualche giorno fa che PayPal ha acquisito la piattaforma Honey per 4 miliardi di dollari. Si tratta dell’investimento più importante effettuato da PayPal nella sua storia e traccia una nuova rotta per il futuro delle Fintech; con questa acquisizione, PayPal non gestirà più soltanto il pagamento della transazione di ecommerce ma diventerà attore principale nella ricerca degli acquisti da parte dei propri clienti. PayPal sarà quindi in grado di accompagnare il cliente sin dall’inizio del “bisogno” fino al pagamento consentendogli una esperienza completa. Ovviamente la creazione di questa “esperienza” per il cliente è solo uno dei motivi che spinto PayPal ad acquisire Honey … pensate, infatti, a cosa può portare l’integrazione dei dati dei circa 24 milioni di merchant account di PayPal con quelli degli shoppers di Honey ! E non dimentichiamoci anche della penultima acquisizione di PayPal, quella di Venmo; la combinazione delle tre entità potrebbe portare velocemente ad un’esperienza di acquisto iper personalizzata che costituirebbe un ulteriore lockin per PayPal verso i propri clienti. Tutto questo lascia anche pensare che, la prossima partita che si giocherà tra i grandi player dei pagamenti e dell’ecommerce, potrebbe essere quella del rewarding da programmi di loyalty diffusi; non più, quindi, programmi di loyalty verticali ma orizzontali: è questo, secondo me, il tassello abilitante che manca al mosaico di PayPal, e non solo a quello … verificheremo se il tempo confermerà questa mia ipotesi.

Settimana movimentata, l’ultima trascorsa, anche per il ministro dell’Innovazione Paola Pisano: il ministero ha deciso di far ripartire la diffusione di Spid, tramite un emendamento alla legge di Bilancio sull’identità digitale; in buona sostanza si vuole accentrare la distribuzione di Spid allo Stato (e non più quindi agli identity provider), unificandone l’emissione contestualmente alla richiesta della carta di identità elettronica. Gli attuali provider continueranno a lavorare fino al cambio di governance e saranno sostituiti, così come anticipato dal ministro Pisano, da provider cosiddetti “forti”, come PagoPA, banche e Poste.
Non so dirvi se la mossa porterà i frutti sperati ma, sicuramente, era necessaria una presa di posizione ed un nuovo indirizzo da parte del Ministero, e questi ci sono stati. Di sicuro comincerei a guardare con interesse ai prossimi sviluppi della app IO, sviluppata dal team per l’Italia Digitale, che potrebbe essere la maggior beneficiaria di un aumento della distribuzione di Spid incrociandolo con i servizi che riuscirà a mettere a disposizione del cittadino.

Ho letto con molto interesse un’intervista di Digital360 al CEO di Revolut Nikolay Storonsky. Revolut non si fermerà, afferma Storonsky, e la sua ambizione è quella di diventare la prima banca realmente globale, l’Amazon dei servizi finanziari; l’intenzione è quella di affiancare, ai servizi finanziari di base (che continueranno ad essere gratuiti), una serie di servizi ad alto valore raggiunto (da cui trarre le revenue) che permetteranno di generare ottimizzazione grazie alle economie di scala; in buona sostanza, in Europa soprattutto, almeno a detta di Storonsky, si dovrebbe/potrebbe puntare alla creazione di aziende globali, che siano in grado di ribaltare gli attuali paradigmi dei mercati e monetizzare l’innovazione. La strada è tracciata ed è quella giusta, secondo la mia modesta opinione, e adesso spetta a chi avrà la forza ed il coraggio di agire, così come ben rappresentato da Muzio Scevola quando comparve al cospetto del Re Porsenna, il quale, alla domanda del Re “ma chi te lo ha fatto fare di attentare alla mia vita, correndo il rischio di essere catturato ed ucciso ?”, rispose “Et facere et patii fortia romanum est !” (il fare ed il patire grandi cose è da romano).

Et facere et patii fortia FINTECH est !

A prestissimo

 

PSD2, Fintech e l’OTTavo nano

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E’ notizia di oggi che anche la Consob, buon’ultima a dare l’allarme, si dice “preoccupata”, del fatto che, nel solco della PSD2, possa essere consentito a terze parti regolarmente autorizzate (TPSP) di accedere a informazioni preziose quali abitudini di spesa dei consumatori, propensione al risparmio e, più genericamente al loro profilo finanziario… e “buongiorno !” aggiungerei io … finalmente anche su quei lidi ci si accorge del problema dei problemi : l’OTTavo nano è già uscito dalla casa di Biancaneve e, ascia in mano, e pronto ad aggredire i boschi dove, a fatica, banche, utilities & c, hanno fatto crescere i loro alberi-clienti.
Preoccupanti sono anche le cifre, se veritiere, che vengono snocciolate dalla stessa Consob : solo il 12% dei consulenti finanziari italiani conosce gli AIS (Account Information Services) e solo il 15% conosce l’FDA (Financial Data Aggregation)…
Se veramente il panorama è quello disegnato dalla Consob, siamo messi veramente male. Chi non è corso ai ripari finora, ha ancora poco tempo per farlo. A meno che, non si voglia lasciare la propria customer base nelle mani di qualcuno che, al manifestarsi di problemi seri (vedi Facebook in questi giorni) e non riuscendo a trovare la soluzione, chieda poi aiuto alle autorità centrali dei vari paesi (io saprei cosa rispondergli, ma la risposta la tengo per me …); dopo il danno, la beffa.
Altro che stupirsi per le false novità dell’Apple Card … i problemi da affrontare sono altri: bisogna lavorare per far si che l’OTTavo nano non trovi più la strada per il bosco, nella speranza che la favola si chiuda con il classico “e vissero tutti felici e contenti”.

 

Lo Yin e lo Yang della PSD2

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Yin e Yang, ovvero il concetto alla base dell’antica filosofia cinese, che descrive il tramutarsi della notte in giorno e viceversa; lo stesso viene anche usato per descrivere, in generale, le funzioni più attive (Yang) e quelle meno attive (Yin). Spero nell’assoluzione di tutti voi se, molto meno filosoficamente, associo il concetto di Yin e Yang agli ultimi annunci, dei giorni scorsi, relativi alle novità in tema di pagamenti e PSD2. In particolare vorrei intrattenervi sul lato Yin della PSD2, quello attendista, esitante, poco concreto, in buona sostanza Passivo, e sul lato Yang, quello propositivo, spavaldo e molto concreto, ovvero Attivo. Il lato Yang della PSD2 è rappresentato, decisamente, da Yolt (sarà un caso che il nome inizi, anche in questo caso, con una “Y” ?), la prima piattaforma europea multibanca, lanciata da ING sul mercato italiano, che consentirà agli utenti una vista unificata dei propri conti, carte, ecc..
Mentre tutto il lato Yin, soprattutto per quanto riguarda le banche ed i PSP italiani, dorme tranquillo, c’è qualcun altro che suona la carica, forte del desiderio dei consumatori italiani (circa il 61% secondo un recente sondaggio) che asserisce di voler avere più servizi nelle proprie app di mobile banking. Questo dato dovrebbe far riflettere ancora di più banche e PSP italiani, poichè, se lo confrontiamo con quello relativo ai cittadini del resto Europa, la percentuale è molto più bassa (intorno al 35%)… questo, secondo me, vuol dire soltanto una cosa : gli utenti italiani sono molto meno soddisfatti delle proprie app di mobile banking rispetto al resto degli utenti europei. Mentre però, nel lato Yin, ci si interroga sulle soluzioni da adottare, sulla complessità delle architetture, su quanto quotare i nuovi servizi, sull’affidarsi o meno all’aiuto di una FinTech, ecco che, come al solito in oltralpe, c’è qualcuno che “fa” ed invade il mercato italiano. Sono assolutamente convinto che, in questo momento, i vari PSP, le banche, le associazioni, stiano pensando come mettere i bastoni tra le ruote a questo nuove attore che ha scompaginato la loro quiete. Qui, però, c’è solo da prendere esempio e, magari, sviluppare qualcosa di competitivo … e non sarà facile. Yolt si propone come semplice gestore delle finanze e, oltre ad andare incontro alle necessità sopra evidenziate, strizza un occhio al cliente che vuole un maggior controllo ed un aggiornamento in tempo reale del proprio budget, ma è ovviamente rivolta anche ai millennials, che tra i clienti sono quelli che di più chiedono comodità, velocità e personalizzazione. Una app molto più che disruptive e che, spero, scuota rapidamente dal torpore, Yin, i nostri PSP e li faccia approdare nel futuro, Yang, dell’ecosistema dei pagamenti.

Digital is better than physical

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E’ da tempo ormai che, grazie alle spinte normative (PSD2) ed a quelle tecnologiche (FinTech), la partita tra i grandi gruppi bancari si sta giocando sul terreno del Digital Banking. Come si può evincere dal rapporto “Digital Banking 2018” di KPMG, il cliente bancario sta velocemente cambiando le sue abitudini e i suoi desiderata: per la prima volta viene evidenziato come il canale digitale abbia superato quello fisico, nella preferenze dei clienti, arrivando a costituire il canale principale per l’acquisto e la gestione di prodotti e servizi finanziari. Questo dato, che già di per se aprirebbe la strada ad ampie ed articolate discussioni, è accompagnato da altri, ancora più interessanti; si evidenzia infatti, che il 74% degli intervistati è disponibile a prendere in considerazione l’attivazione di servizi bancari offerti da operatori tecnologici, adducendo come motivo principale la semplificazione ! Ciò rappresenta una, per certi versi, sorprendente e positiva inclinazione dei clienti verso i nuovi servizi ed i nuovi attori che sono contemplati nella PSD2. Questo dovrebbe far riflettere soprattutto le banche che ancora non stanno lavorando in questa direzione e dovrebbe far accelerare coloro i quali hanno già intrapreso questo cammino.
Altro dato interessante, che emerge sempre dal rapporto KPMG, è che il 68% degli intervistati si manifesta disponibile a concedere l’accesso ai propri dati personali ad operatori tecnologici, in cambio di un vantaggio economico; anche in questo caso ci troviamo davanti ad un dato sorprendente ma che avevo avuto già modo di sottolineare: i sistemi di identità digitale si diffondono e vengono utilizzati soltanto se rappresentano un valore economico per chi li utilizza. Questa, secondo me, è una delle chiavi per ipotizzare una “fase 2” di SPID o uno dei cardini per uno nuovo sistema di identità digitale transnazionale.
Non abbiamo ancora parlato di blockchain (ovviamente non è un obbligo ma il seguito del discorso ci porterà proprio da quelle parti) … ma, proseguendo la lettura del report, arrivano i giusti spunti: la maggior parte degli intervistati dicono di volersi ancora rivolgere al canale fisico solo per le operazioni più complesse (mutui, gestione di problematiche complesse, consulenza su prodotti di investimento/finanziamento). In questo campo la blockchain potrebbe giocare un ruolo fondamentale, rendendo estremamente semplici e sicure, quelle che oggi sono operazioni complesse ed articolate e consentendo al cliente di operare in ottica full digital.
Le banche che ancora non hanno chiari questi scenari, rischiano di vedere quanto prima, sui loro schermi, la schermata “game over”; occorre dirigersi, quanto prima, verso un’offerta di servizi digital tailor made, al fine di perseguire quella che qualcuno chiama la digitalizzazione per valore.