Povertà reale, soluzione digitale …

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Vorrei parlarvi del reddito di cittadinanza e vorrei farlo il più laicamente possibile (gli aspetti politici non mi interessano e mi piacerebbe continuare a tenerli fuori da questo blog), commentando le ultime notizie in tema di fruizione, da parte del cittadino, di questa iniziativa governativa. Il mantra sembra essere “reddito di cittadinanza ? No digital, no money”. Spero di essere smentito a breve, ma la notizia che il reddito di cittadinanza verrà legato indissolubilmente ad un wallet digitale (la app “io.italia.it“) ed all’accesso alla stessa tramite SPID, se confermata, mi colpisce in maniera molto negativa. Capisco che si voglia a tutti costi digitalizzare il paese, capisco che si voglia tracciare ogni centesimo elargito tramite questa iniziativa, capisco che non si voglia perdere la minima occasione per rilanciare SPID, capisco tutto, ma siamo sicuri che questa sia la soluzione ideale ? Qualcuno di voi potrà commentare “ma come, hai sempre sostenuto la convergenza tra strumenti di pagamento e strumenti di identità digitale, e adesso ti lamenti ?”; di sicuro non rinnego le mie idee, ma ritengo semplicemente che, considerando la platea cui si rivolge il reddito di cittadinanza, la soluzione proposta dal Team Digitale al MISE, pone non pochi limiti alla fruizione dello stesso. Siamo sicuri che non esista un’altra soluzione ? Magari una soluzione un pò meno “full digital”, seppur con tutte le garanzie di tracciabilità e di diritti al sussidio ?

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Il cammino dei giganti

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La leggenda narra che, dalle parti della contea di Antrim, nell’Irlanda del Nord, il gigante Finn McCool costruì un selciato per raggiungere a piedi la Scozia e combattere il gigante rivale, Angus. Il Giant’s Causeway è un luogo spettacolare e pieno di fascino, soprattutto se visitato all’ora del tramonto, quando una luce speciale sembra proiettarti nel mito e nella leggenda. Nei giorni scorsi, ad altre latitudini, ma sempre in una cornice molto suggestiva, a Capri si è svolta l’edizione 2018 del EY Digital Summit; come sempre l’agenda è stata molto ricca e gli interventi degli speaker sono stati fonte di notevoli spunti. Mi piace soffermarmi sul botta e risposta, a distanza, tra Diego Piacentini, “reggente uscente” del Team Digitale ed il ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, sulla digitalizzazione del nostro Paese. Piacentini ha colto l’occasione per alzare bandiera bianca, sottolineando come sia praticamente impossibile parlare di innovazione con interlocutori governativi e di come l’Agenzia Digitale sia rimasta ingessata dai tanti e pesantissimi compiti dei quali è stata investita (“anche se ci fosse a capo Steve Jobs non risolverebbe i problemi”). Il ministro Bongiorno, dal canto suo, ha preso atto di come l’Agid, sin qui, non abbia svolto al meglio il suo compito e di come sia necessario “rimetterla in piedi“, confermando infine che la PA italiana, in quanto a digitalizzazione, si trovi all’anno zero. La cura, sempre per il ministro, è rappresentata da un’inversione nell’iter di sviluppo dei progetti e, cioè, occorre cerca di semplificare le procedure per poi digitalizzarle.
Beh … direi che, fin qui, niente di nuovo, nonostante l’entusiastico commento di qualche osservatore; è da anni che l’Italia è il fanalino di coda nella classifica europea della digitalizzazione della PA, ed il susseguirsi dei vari governi, nonostante lo sventolio continuo di dati sempre più impietosi, non ha comunque cambiato lo stato delle cose. Secondo il mio modesto parere, la causa di questa staticità non è da ricercarsi nè nei troppi compiti affidati all’Agid, come afferma Piacentini, nè in un errata sequenza nell’iter dei progetti, come afferma il ministro Bongiorno; per risollevare l’Agid da questa crisi ci vuole Visione ! Una Visione chiara, netta ed a lungo termine dello sviluppo digitale del nostro Paese; questa è tragicamente mancata fino ad oggi. Se ancora si fa fatica a far decollare i numeri di Spid, è perchè, a monte, è mancata una Visione (ancora ci si interroga su quali nuovi Identity Providers coinvolgere per aiutare lo sviluppo del nostro sistema di identità digitale). Chi investe e chi lavora nella digitalizzazione, lo fa avendo chiaro il da farsi ed avendo chiaro cosa bisogna mettere in campo per arrivare al risultato, non sottovalutando i rischi che, inevitabilmente, si troveranno lungo la strada. Speriamo che il nuovo direttore di Agid possa portare finalmente la Visione in questo team, sul quale, noi tutti che abbiamo a cuore le sorti digitali dell’Italia, contiamo molto. Ho cominciato questo articolo raccontandovi una leggenda celtica e mi fa piacere chiuderlo citandovi una frase di uno scrittore che ha a cuore uno sport nato proprio in quei paesi; lo sport è il Rugby e lo scrittore è Alessandro Baricco : “Il rugby è nato dalla follia estemporanea di un giocatore di calcio: prese la palla in mano, esasperato da quel titic titoc di piedi, e si fece tutto il campo correndo come un ossesso. Quando arrivo’ dall’altra parte del campo, poso’ la palla a terra: e intorno fu un’apoteosi, pubblico e colleghi, tutti a gridare, colti come da improvvisa illuminazione. Avevano inventato il rugby. Qualsiasi partita di rugby e’ una partita di calcio che va fuori di testa. Con ordinata, e feroce, follia.
… l’Agid sarà finalmente pervasa da un pò di ordinata e feroce follia ?

Messages in a bottle … from Forum Banca

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Lo scorso 27 settembre si è tenuta a Milano l’undicesima edizione di Forum Banca, cui ho avuto il piacere di partecipare come speaker. Di questa edizione, come sempre molto partecipata, vorrei riportarvi tre messaggi molto importanti che, chiusi in una bottiglia, stanno navigando verso le sponde del futuro; il primo è il seguente: “il denaro è un codice”. Questa affermazione, nata durante la sessione plenaria, ha riecheggiato molte volte durante il convegno, in forma più o meno esplicita e, diciamolo, finalmente ! Consideriamolo come una sorta di outing da parte degli attori del sistema bancario italiano, che dovrebbe creare le premesse verso un diverso approccio alle nuove tecnologie, prima fra tutte la blockchain. Un’affermazione del genere non poteva di certo passare inosservata e la speranza è quella che ciò non resti lettera morta. Sappiamo bene che molti dei gruppi bancari italiani sono, da mesi, impegnati nei vari consorzi, gruppi di lavoro, progetti, al fine di trovare soluzioni innovative, ma vogliamo sperare che non siano soltanto operazioni di facciata e che, dietro, ci sia veramente della sostanza, poichè questa potrebbe essere la scossa che necessità al sistema bancario.
Il secondo messaggio che ho raccolto è il seguente: Satispay, dopo essersi calata con successo nell’agone del P2P, conquistando circa 500.000 utenti registrati, ed essersi aperta al mondo dei pagamenti, sta per diversificarsi ulteriormente, avendo espresso l’intenzione di aumentare la pletora di servizi da mettere a disposizione dei propri utenti. Drin Drin … lo avete sentito il campanello ? Beh, spero che lo abbiano sentito anche le banche presenti a Forum Banca; con questi competitor la gara sarà ardua, molto, e lo diventerà sempre di più ! Ormai, gestire il conto di un cliente, non è più considerato un asset strategico (PSD2 & Open API docet); ciò che è fondamentale è gestire tutti i servizi a contorno e farlo bene. Le banche sono avvisate, e noi saremo spettatori interessati di questa competizione.
Il terzo messaggio è questo : “SPID è in rianimazione”; ho volutamente scelto questo reparto e non quello di “terapia intensiva”, poichè ancora non è chiaro, purtroppo per il paziente, quale siano le terapie scelte dai “medici”. Ho partecipato come speaker alla tavola rotonda del Forum, incentrata su Spid, avendo come “compagni di viaggio”, Isadora Bombonati, legal counsel di UBI Banca e Stefano Arbia, responsabile SPID. Parlando delle cause che hanno ingenerato la scarsa diffusione di SPID ed il relativo scarso utilizzo, vorrei sottolinearvi quella che potrebbe rappresentare una svolta importante: “la porta per permettere alle banche di diventare identity provider di SPID, è aperta”. Le banche potrebbero effettivamente dare una grossa mano alla diffusione del nostro sistema di identità digitale, traendo anche loro ottimi vantaggi. Non ci resta che sperare… sperare che la porta continui a rimanere aperta e che qualcuno cominci a cogliere l’opportunità;  in assenza di queste mosse credo che la situazione del paziente possa ulteriormente e velocemente aggravarsi.
La bottiglia contenente questi tre messaggi è in viaggio; chissà su quali sponde arriverà e, soprattutto, chissà se i messaggi arriveranno a chi saprà come utilizzarli … ai posteri l’ardua sentenza (sorry maestro Manzoni per la citazione).

Circolare gente, circolare …

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Nel numero di Settembre della rivista Mind, ho trovato un interessante articolo di Vittorio Zambardino, con il titolo “Una targa per circolare sul Web”. L’autore affronta un argomento che è entrato prepotentemente nelle cronache di tutti i giorni: il social hating.
Relativamente al titolo dell’articolo ed al suo argomento, ritengo personalmente che, per usare correttamente i social, occorrerebbe, oltre alla targa, anche una bella patente ma questo, purtroppo, non è ancora possibile. Viviamo in un tempo in cui il rispetto delle regole viene calpestato quotidianamente ed il terreno dei social è quello dove, spesso, si rimane impuniti; insulti, minacce, avvertimenti in stile mafioso, raramente trovano giustizia, neanche attraverso una sanzione pecuniaria, come suggerisce Zambardino.
Non credo che si possa demandare un controllo ai vari responsabili di Facebook, Twitter & C, ma penso che si debba trovare una soluzione alternativa, uno strumento che faciliti il lavoro della Polizia Postale; l’autore dell’articolo invoca una sorta di “giudice digitale” che, agendo su denuncia, possa accertare l’identità dell’hater, la realtà dei fatti e comminare la giusta sanzione. Ma come fare senza doversi districare tra indirizzi IP, log, dati dei provider ? Accorciare questa catena si potrebbe … una soluzione ci sarebbe … e se si legasse la registrazione ai social ad una identità digitale, magari SPID ? A me non sembra un’idea così peregrina: non si potrebbero più creare dei profili fake e per tutti gli altri sarà possibile, in qualsiasi momento ed in tempo reale, risalire direttamente alla persona che ha aperto quel determinato profilo. Se mi permettete il paragone è un pò come quei provvedimenti che stanno sempre più limitando la circolazione ai mezzi alimentati a gasolio a favore degli altri e l’obiettivo è un pò lo stesso : aria più respirabile !
Che ne pensate ?

It’s a kind of magic…

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“A kind of magic
One dream, one soul, one prize
One goal, one golden glance
of what should be
It’s a kind of magic
One shaft of light that shows the way…”

Questo l’incipit di una delle canzoni più rappresentative dei Queen, A kind of magic. Proprio questa canzone e, soprattutto, quel “un raggio di luce che mostra la via…” mi sono venuti in mente leggendo, in queste ultime settimane, una serie di articoli, pubblicati dal Sole 24 Ore, a valle dell’uscita del Manifesto della Blockchain, stilato da Marco Bentivogli e Massimo Chiriatti. Oggi, sulle note dei Queen, voglio aggiungere il mio modesto contributo a questo fermento innovativo, dare più vigore a questo shaft of light che ci deve mostrare un nuovo percorso tecnologicamente innovativo.  Lo farò tramite questo strumento, il mio blog, nella speranza di aggiungere un piccolo blocco agli altri che hanno già piazzato personaggi ben più illustri di me.
Per farlo, comincio col condividere in pieno le parole finali dell’articolo apparso oggi, sempre sul Sole 24 Ore, a firma di Felicia Pelagalli : Occorrono visione, obiettivi ambiziosi e un’azione immediata. Anche in Italia. Assolutamente vero, bisogna muoversi, e anche in fretta. Ormai l’hype sulla blockchain possiamo mettercelo alle spalle e, finalmente, possiamo cominciare a lavorare… duro. Tanti sono i casi d’uso analizzati in questi ultimi anni, tante le implementazioni che hanno visto la luce, e tante sono ancora quelle su cui iniziare a scommettere.
Sono convinto che la tecnologia blockchain, essendo nata per gestire transazioni di scambio di denaro (virtuale o reale che sia), veda, nel mondo Finance e, più propriamente, nel mondo Payments, un suo naturale utilizzo. Sono altresì convinto che l’altro utilizzo principale della blockchain possa essere nella gestione e nel controllo dei dati personali (magari affrontando e risolvendo una volta per tutta la querelle sulla compatibilità tra blockchain e GDPR).
Queste sono le basi. Volendo entrare più nello specifico, mi piacerebbe che si lavorasse, ed io mi metto a completa disposizione, ad un progetto che potesse mettere a fattor comune tutti i benefici della blockchain, della PSD2 e del GDPR. Questa è secondo me lo shaft of light, l’illuminazione da seguire. E’ un mio pallino da mesi e non smetterò di sponsorizzarlo finchè qualcuno non mi seguirà: integrare, in un unico punto (un wallet, what else ?), la gestione del portafoglio elettronico, la gestione dei pagamenti, la gestione dei dati personali. Sfruttare le novità introdotte dalla PSD2, per quanto riguarda l’accesso ai conti, le possibilità insite nei nuovi attori introdotti dalla normativa, PISP e AISP, rendere l’utente finalmente protagonista e non meramente soggetto passivo, libero dall’obbligo di disporre di una carta di credito o di debito per fare un’acquisto sul web , effettuare acquisti attraverso una moneta digitale (che sia magari a parità con la valuta fiat), così da velocizzare la transazione e ridurne al minimo il costo, dargli la possibilità di scegliere quali dei suoi dati personali cedere a terzi , in che modo e con che remunerazione, metterlo finalmente al centro di questi ecosistemi, renderlo libero ! (sono quindi pago…)
Questo mi piacerebbe si facesse … La tecnologia c’è, le donne e gli uomini di buona volontà anche (almeno da quel che si percepisce dalle colonne del Sole), occorre, secondo me, alzare la voce, urlare quelli che sarebbero i vantaggi, per tutti, adottando queste scelte, squarciare il velo del “si va bene ma l’innovazione ha un costo”, quando un “abbiamo fatto sempre così e continueremo a farlo” ha un costo anche maggiore …
Nel concludere questo che potrei chiamare il mio personalissimo “Post-It della blockchain”, vi lascio ancora qualche verso della canzone dei Queen menzionata in apertura … Buona innovazione a tutti !

“The bell that rings inside your mind
It’s a challenging the doors of time
It’s a kind of magic
The waiting seems eternity
The day will dawn of sanity
Is this a kind of magic…”

Incasso ergo ingaggio

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L’ingaggio è, per la maggior parte delle aziende fornitrici di beni o servizi, una delle note dolci/amare della gestione della propria clientela. Si studiano campagne che coinvolgano tutti i canali possibili ed immaginabili, come mail, telefono, post-it, radio, tv, ecc … ma, nella maggior parte dei casi, i risultati non sempre sono confortanti; ciò dipende da tanti fattori, ovviamente, e, ad oggi, non è ancora stato individuato lo strumento di engagement “perfetto”.
Da quando mi occupo di sistemi di pagamento, ho sempre creduto, che, spesso, l’unico momento in cui il cliente prende veramente contatto con l’azienda fornitrice, sia quello del pagamento, ed è un contatto che avviene più volte durante l’arco di un anno. Se il pagamento rappresenta una grandissima occasione di contatto è altresì vero che ci sono una serie di tranelli da evitare: il cliente deve poter pagare in modo veloce, sicuro ed economico in maniera tale che possa essere ben disposto per un eventuale engagement.
Ci sarà pure un motivo se, Startup e Fintech continuano a gettarsi a capofitto nel mondo dei pagamenti, nonostante, come ben sappiamo tutti, le fee con cui vengono remunerati i vari attori della filiera sono ormai ridotte veramente al minimo (e da merchant non posso che esserne contento…). Il motivo è semplicemente che, se un’azienda crede davvero nell’engagement attraverso questo canale e li vuole puntare i propri sforzi, sia per fare retention dei già clienti che proporsi verso coloro che potrebbero diventarlo, non può tralasciare di curare il momento del pagamento e per farlo non può che rivolgersi alle nuove entità del mercato, che possono mettere in piedi una valida customer experience. Come già da più tempo si dice, nel settore delle utilities, la differenza tra un fornitore e l’altro non la fa più il prezzo del servizio ma la fanno la varietà e la completezza dei servizi a contorno e tra questi, il principale è quello dei canali di pagamento. Nel muoversi su questo terreno occorre tener ben presente la grande eterogeneità della propria customer base: i clienti sono diversi per età, abitudini, localizzazione, digitalizzazione e per ognuno di questi cluster occorrerebbe studiare il mezzo di pagamento più adatto. Questo, automaticamente, diventerà un valore aggiunto all’offerta di base, una caratteristica che connota e fa preferire la propria offerta a quella di altri competitor.
Marketing ed Incassi, su questi sviluppi, devono viaggiare nella stessa direzione: i sistemi di pagamento, soprattutto quello digitali, possono essere la base perfetta per “montare” tutta un’altra serie di servizi (programmi di loyalty, gestione del cashback, carte di pagamento, servizi di identità digitale). Che bello sarebbe poter offrire alla propria clientela un wallet digitale che, oltre ai pagamenti, sia in grado di gestire il programma di loyalty e l’identità digitale (vi rimando al mio post di ieri per approfondimenti).
Le ultime tecnologie, ivi compresa la blockchain, ci danno questa possibilità, la PSD2 ci abilita a farlo dal punto di vista normativo, abbiamo un servizio di identità digitale nazionale che va rilanciato … che aspettiamo allora ! Facciamolo !
Rendiamo unico il nostro cliente, rendiamolo parte della nostra tribù, rendiamolo felice della propria scelta, diamogli opportunità, fidelizziamolo nel senso più completo della parola !
Let’s go !

“I am, then I pay !”

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Eccomi di nuovo a voi dopo un breve periodo di oblio … devo farvi subito una confessione: il titolo di questo post l’ho rubato ! I am then I pay è un vecchio pallino dell’amico Roberto Garavaglia e, probabilmente, i tempi, le tecnologie e la volontà, sono ora maturi affinchè questo pallino diventi realtà.
Parlo dell’avvio di un progetto, FICES (First Italian Cross-border Eidas Services), animato da InfoCert, BNL, CheBanca!, ING Italia e EuropAssistance Italia, che ha come obiettivo quello di consentire ai cittadini dell’Unione Europea di sperimentare – mediante l’autenticazione con l’identità digitale rilasciata dai propri Stati di appartenenza – l’accesso ai servizi offerti da aziende italiane.
In buona sostanza, i cittadini europei in visita in Italia potranno acquistare, tramite App, biglietti per spettacoli, ticket per la sosta o sottoscrivere polizze assicurative temporanee, senza essere registrati sulle App dei fornitori dei servizi, sfruttando la propria identità digitale rilasciata dal proprio paese di provenienza.
Siamo sicuramente davanti ad un cambiamento “epocale” per il mondo dei pagamenti e spero vivamente che questo progetto rappresenti solo l’inizio di un percorso rivoluzionario. Non conosco ancora i dettagli tecnici, ma sarebbe fantastico se, a gestire e a garantire lo scambio di informazioni tra l’identity provider e la app del merchant fosse la blockchain. Beh si forse ho un pò esagerato ma ritengo che, proprio per le sue caratteristiche di “garante”, questa tecnologia potrebbe essere perfetta a “garantire” lo scambio di credenziali (tra l’altro ci dovrebbe già essere qualche applicazione della tecnologia in questo senso, e proprio su tematiche di digital identity).
A questo punto, oltre che attendere i risultati di questo progetto (tra un anno circa), cosa possiamo fare ? Di sicuro non dobbiamo rimanere con le sinapsi spente, anzi … direi che questo progetto ci offre un’ottima sponda; occorre cominciare a rivisitare in questa ottica le tematiche di accesso alle app. Spero che leggere questo articolo vi faccia lo stesso effetto che sta a facendo a me che lo sto scrivendo: mi prudono le mani ! Ma vi rendete conto ? Penso a tutti quelli che, fino ad oggi ed ancora in queste ore, affermano che “il cliente è mio e lo gestisco io” … tic, tac, tic, tac … queste affermazioni hanno il tempo contato ! La partita, d’ora in avanti, non la giocheranno più i proprietari delle app, poichè, al fine di sostenere ed aumentare il proprio volume di affari, saranno “costretti” ad integrarsi con gli Identity Provider.
Penso che, tutto questo, offra anche una seconda, ottima, sponda … a chi direte voi ? Ma a SPID ovviamente !  Trovo che SPID, grazie a queste novità, possa trovare una seconda vita, un nuovo impulso, la “freschezza” che tanto è mancata sino ad ora. Ottenere l’identità digitale con SPID, non soltanto per avere accesso ad un numero limitato di servizi, per la maggior parte offerti dalla PA italiana, ma per poter usufruire, durante i nostri soggiorni all’estero, di tutti i servizi digitali offerti dagli altri paesi dell’Unione Europea (che sono di gran lunga più avanzati e diffusi dei nostri), direi che sarebbe un bel viatico ? O no ?
Ai posteri l’ardua sentenza, disse Manzoni ne “Il 5 maggio”, ma noi dobbiamo, sempre,  essere parte attiva di questo cambiamento …

“Esiste un mondo in cui le persone non lasciano che le cose accadano. Le fanno accadere. Non dimenticano i propri sogni nel cassetto, li tengono stretti in pugno. Si gettano nella mischia, assaporano il rischio, lasciano la propria impronta. È un mondo in cui ogni nuovo giorno e ogni nuova sfida regalano l’opportunità di creare un futuro migliore. Chi abita in quel luogo, non vive mai lo stesso giorno due volte, perché sa che è sempre possibile migliorare qualcosa. Le persone, là, sentono di appartenere a quel mondo eccezionale almeno quanto esso appartiene loro. Lo portano in vita con il loro lavoro, lo modellano con il loro talento. V’imprimono, in modo indelebile, i propri valori. Forse non sarà un mondo perfetto e di sicuro non è facile. Nessuno sta seduto in disparte e il ritmo può essere frenetico, perché questa gente è appassionata – intensamente appassionata – a quello che fa. Chi sceglie di abitare là è perché crede che assumersi delle responsabilità dia un significato più profondo al proprio lavoro e alla propria vita.” (Sergio Marchionne)