Cashlessway, the way to cashless sulle note di Venditti

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Nel pomeriggio di ieri ho avuto l’opportunità di seguire la Tavola Rotonda della Community Cashless Society di The European House Ambrosetti. Tanti sono stati i relatori di spessore e tante le tematiche affrontate, ma alcuni mi hanno colpito particolarmente, vedremo poi se positivamente o meno … Ho rilevato con piacere la proposta della Community, circa il riconoscimento della filiera dei pagamenti come Industria: in effetti i numeri, in volumi ed in moneta, che questa filiera genera annualmente sono da capogiro, fino a cubare qualche punto di PIL e, sposando completamente la proposta suddetta, ritengo sia giunto il momento di dare ulteriore dignità a tutti gli attori di questa catena, rendendoli parte di un unicum che sappia rappresentarli tutti. Glisserei, invece, sulle altre proposte relative all’incentivazione dell’uso della moneta elettronica, poichè, sinceramente, sono almeno dieci anni che vengono rimbalzate da più parti e, se non hanno avuto efficacia sino ad oggi, non vedo perché debbano avere più successo in futuro; mi riferisco alla sensibilizzazione sul costo del contante, sulla maggiore sicurezza delle transazioni elettroniche, sugli stimoli alla bancarizzazione, all’innovazione ed alla digitalizzazione. Vedo, invece, sicuramente più efficaci strumenti quali le sperimentazioni che si sono avviate in alcune città (Bergamo, Milano, Firenze e, a breve, anche Roma), per favorire lo sviluppo di Cashless Cities: soprattutto in questi tempi di lockdown potrebbe essere strategico cogliere l’opportunità di far conoscere ai cittadini la praticità degli strumenti digitali, ivi compreso l’uso di moneta elettronica in luogo del contante.

Per quanto riguarda gli interventi, sottolineerei su tutti quello di Roberta Cocco, assessore alla trasformazione digitale del Comune di Milano. Aldilà dei contenuti, sempre di altissimo livello, mi è particolarmente piaciuto lo slogan che ha adottato nel suo lavoro : semplificazione x digitalizzazione; è questa una delle chiavi di volta che può sbloccare definitivamente lo sviluppo digitale di questo paese, ovvero rendere le cose più semplici, più abbordabili da tutti, attraverso una digitalizzazione “democratica”. Occorre avvicinare i cittadini alle istituzioni facendogli capire che queste ultime non sono il “nemico” ma “l’ente vicino”, quell’entità in grado di risolvergli un problema senza farlo muovere di casa. Questa linea ha permesso al Comune di Milano di registrare numeri clamorosi per quanto riguarda i pagamenti digitali ed altrettanto lusinghieri per quanto riguarda i certificati emessi in remoto. Questo e ciò che si chiama “trasformazione digitale”, non una rivoluzione ma un percorso, non facile ma doverosamente perseguibile. Altro messaggio importante che ho colto dall’intervento dell’assessore Cocco è quello della cooperazione: le amministrazioni pubbliche devono collaborare tra di loro per far emergere talenti ed idee, e tutte devono instaurare partnership con il privato per far si che questi talenti e queste idee sfocino in soluzioni strategiche. Cercherò di fare mio questo paradigma: semplificazione, trasformazione, digitalizzazione, partnership.

Nota di colore: le slide presentate dall’assessore Cocco avevano come sfondo l’immagine di CityLife che vedete in cima all’articolo; la sua presentazione è stata preceduta dal suo omologo del Comune di Roma (altrettanto interessante e piena di spunti come, ad esempio, lo Smart Citizen Wallet) e le slide avevano come sfondo il Foro Romano… che bello sarebbe se la mia città fosse rappresentata da qualcosa di più moderno (e non ce l’ho con l’assessore Gareri), che gli permetterebbe di scrollarsi di dosso alcuni cliché e proiettarla in una nuova dimensione, più moderna, più digitale. Scrivo questo perchè amo profondamente la mia città e, come cantavamo insieme a tutti i condomini dai nostri balconi, qualche giorno fa : “… no nun te lasso mai, Roma Capoccia, der monno infame …” (Roma Capoccia, Antonello Venditti)

A prestissimo e … mai paura !

N26 tricolore, Satispay pick&go e prospettive future per l’ecommerce

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Giornata di annunci importanti quella odierna ! Partiamo con N26, la quale comunica che, da oggi, i conti dei suoi utenti aperti in Italia, avranno automaticamente un Iban italiano. La decisione sarebbe stata presa dall’azienda per venire incontro alle numerose richieste dei propri clienti anche se, secondo me, è un’abilissima mossa di marketing e la tanto sbandierata “customer centricity” c’entra poco o nulla. La mossa sicuramente stimolerà i clienti di N26 all’accredito del proprio stipendio o della pensione e al collegamento delle proprie utenze e servizi in abbonamento. Per i 500.000 clienti italiani rimarranno ovviamente invariate tutte le altre funzionalità di cui già godevano prima di questa modifica. L’azienda tedesca si sta comunque muovendo anche su altri fronti, come ad esempio sviluppare partnership con aziende leader nel settore dell’ecommerce (vedi Yoox), al fine di ampliare l’offerta e continuare a mantenerla appetibile.

Il secondo annuncio riguarda Satispay : l’azienda italiana ha reso noto di aver sviluppato e reso disponibili alcune nuove interessanti funzionalità all’interno della propria app ed in particolare quella che riguarda il servizio di consegna e ritiro (consegna a domicilio e prenota e ritira). Con questa novità si mettono in condizione anche i negozi più piccoli di gestire gli acquisti online senza aver sviluppato un vero e proprio ecommerce proprietario. Il funzionamento è abbastanza semplice : il cliente sceglie la modalità (consegna a domicilio o ritiro in negozio), contatta telefonicamente il negozio e procede all’ordine; il negoziante invierà al richiesta di pagamento sull’account Satispay del cliente e,  a valle della conferma del pagamento, l’ordine verrà completato. Con questa operazione, anche Satispay, così come N26, prosegue il cammino per sviluppare sempre di più la propria offerta (anche perchè solo i pagamenti non si va da nessuna parte).

Ieri ho partecipato ad un interessante webinar organizzato dal consorzio Netcomm e tenuto dall’amico Roberto Liscia. Si sono analizzati lo stato attuale e le prospettive a medio raggio dell’ecommerce; è indubbio che questo periodo di lockdown abbia dato linfa a tutti quei merchant che hanno un canale di vendita online (sia da solo che affiancato ad una rete fisica), e dove non c’è stato un aumento di volumi si è registrato comunque un’acquisizione di nuovi clienti (il periodo esaminato è 17/23 marzo). L’aumento di volumi è più marcato per il settore food&beverage e per quello delle spedizioni, mentre risulta molto più contenuto per quanto riguarda il settore dell’abbigliamento (direi che il tutto era abbastanza scontato ma il conforto dei numeri provenienti dal campo fa sempre piacere). Già da oggi, i merchant dovranno impegnarsi per il futuro: questa “digitalizzazione forzata”, produrrà effetti anche nei mesi a venire, ed il numero di utenti che utilizzeranno servizi di ecommerce con consegna a domicilio aumenteranno esponenzialmente (così come le transazioni con moneta elettronica), ed i negozianti dovranno adeguare i loro sistemi e le loro modalità di vendita, i rapporti con i clienti e, probabilmente, arrivare ad una nuova politica dei prezzi. Sintetizzando quanto accaduto in queste settimane nel settore dell’ecommerce, secondo Netcomm : “in un mese è stato fatto un passo avanti pari a 5 anni verso la digital society” (ed io mi sento di sottoscrivere completamente questa affermazione). Per le aziende di food&beverage, pharma, delivery, media&entertainment si prepara un futuro “frizzante”.

Sulla debacle del sito Inps, preferisco stendere un velo pietoso; chiudo, invece, con un frase estratta da un articolo di Vincenzo Vita, sul tema del contact tracing, pubblicato sul Manifesto di oggi :

“Che la pandemia ci aiuti ad aprire gli occhi: la sintassi dell’età analogica, fondata su una visione vecchia e logora del rapporto tra pubblico e privato, è ormai lontana dalla nuova lingua digitale. Il governo e il parlamento inseriscano con urgenza in uno dei veicoli legislativi un punto sull’argomento, evitando di impastoiarsi in procedure lente e burocratiche. È pure l’occasione per diffondere le culture digitali in maniera solidale e democratica. Il divide è sociale e cognitivo, prima ancora che tecnologico. Una rete delle reti può rintracciare e circondare il virus. E ad emergenza conclusa le libertà individuali devono tornare ad essere piene.”

Contributi governativi, Crif&Strands ed una piccola riflessione

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Torniamo ancora, per qualche aggiornamento, sui contributi governativi COVID19 che i governi delle varie nazioni impattate stanno per erogare ai propri cittadini; della situazione in USA abbiamo già detto e non vorrei infierire troppo, e allora parliamo di Cina … beh li non ci hanno pensato una attimo : un bel voucher inviato su WeChat, da poter spendere dove si vuole con l’obiettivo duplice di aiutare i cittadini e provare a risollevare l’economia. L’equivalente di circa 1,5M di euro sono stati distribuiti tramite questo sistema ed i voucher possono essere utilizzati per acquisti food&beverages, sport, libri ed altre categorie. Un altro esempio di come il digitale può facilitare la risoluzione di problemi pratici non di poco conto. E qui in Italia ? Gli aiuti saranno veicolati tramite le banche, ed ABI ha dato la disponibilità per negoziare un accordo attraverso il quale le banche anticiperanno le somme ai cittadini in attesa che arrivino i versamenti dall’INPS (all’orizzonte c’è l’ipotesi di un’apertura di credito a tempo pari al valore del contributo spettante); diciamo che siamo messi un pò meglio degli nipotini dello zio Sam ma ancora ad anni luce dalla Cina.

E’ di oggi la notizia di una importante acquisizione in tema Fintech: Crif, società italiana specializzata in sistemi di informazioni creditizie e servizi di outsourcing e processing di soluzioni per il credito, ha acquisito l’americana Strands, fintech specializzata in soluzioni avanzate di digital banking. Da questo matrimonio, probabilmente, nascerà un soggetto in grado di fornire soluzioni integrate di access to account (aggregazione di conti), personal e business financial manager che verrano offerte a banche ed istituzioni finanziarie al fine di accorciare i tempi di transizioni da banche analogiche a banche digitali. Ne sentiremo parlare molto …

Per chiudere vi segnalo che da ieri (disponibile da oggi su RaiPlay), è iniziata la nuova stagione di Lessico, Lessico Civile, di e con Massimo Recalcati, che ha come temi il confine, l’odio, l’ignoranza, il fanatismo, la libertà; mai come ora sento (ma spero che lo sentiate anche voi), il bisogno di riflettere su questi fenomeni collettivi contemporanei.

“Gli esseri umani sono ossessionati dalla sicurezza, tanto da cedere libertà di pensiero. Per superarla dobbiamo osservarla e riconoscerla in quanto umana. Se la demonizziamo non riusciremo ad introdurre una versione differente del confine” (M.Recalcati)

A prestissimo e … mai paura !

 

Cicerone e il contact tracing

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Bonus civis est, qui non potest pati eam in sua civitate potentiam quae supra leges esse velit”, ammoniva ai suoi tempi Cicerone, ed oggi suonerebbe più o meno così : “Il buon cittadino è quello che non può tollerare nella sua patria un potere che pretende d’essere superiore alle leggi.”
Potrebbe essere queste il succo di ciò che stiamo leggendo ed ascoltando, in questi giorni, sull’opportunità o meno di attivare una sorta di contact tracing per combattere l’epidemia di Covid19; ognuno di noi deve farsi baluardo al fine di non farci soverchiare da un “potere tecnologico” che potrebbe sfuggire di mano al suo portatore. Assolutamente vero e pienamente condivisibile; questo però non ci fa andare avanti nella discussione, ci lascia nella terra di nessuno dove, le due parti in causa, sostengono strenuamente le loro posizioni senza addivenire ad un confronto. Sul “Manifesto” di oggi, in un articolo a firma di Arturo Di Corinto, nell’ipotesi di un avvio di una qualsiasi forma di contact tracing, si nominano cinque pilastri irrinunciabili :

1) ogni limitazione della privacy deve essere necessaria e proporzionata
2) la raccolta dei dati deve essere fatta senza alcun pregiudizio (nazionalità, etnia, ecc…)
3) finita l’emergenza, tutti i dati devono essere distrutti, cancellati
4) qualsiasi uso dei dati deve essere rapidamente e chiaramente spiegato a tutti
5) se l’uso di questi dati provoca la limitazione dei diritti di una persona, questa deve avere l’opportunità di contestarne immediatamente l’uso

Se trovassimo qualche donna o uomo di buona volontà e di adeguata preparazione, che possa incrociare questi 5 pilastri con quanto fatto a Taiwan,  avremo trovato la soluzione ottimale. Il ministro digitale di Taiwan, Audrey Tang, si è fatta promotrice del cosiddetto “Hacktivismo”, ovvero un attivismo basato sulla produzione di POC (proof of concept) inerenti i servizi pubblici online; coinvolgendo stakeholder pubblici e privati, grazie ad un’azione collettiva partecipativa si è riusciti a creare un insieme, consensuale e trasparente, di risposte al Covid19. Il governo di Taiwan è riuscito a sfruttare la tecnologia come strumento di creatività democratica, rendendo tutti gli attori partecipi e responsabili allo stesso tempo.

Riusciremo anche noi in questo intento ?

A prestissimo e … mai paura !

 

Del digital divide e del contact tracing …

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E’ di ieri un articolo di Massimo Mantellini su “Internazionale” che affronta il tema del digital divide in Italia. E’ un tema delicato e dovrebbe essere portato, oggi più che mai, all’attenzione sia dell’opinione pubblica quanto della classe politica ed i motivi sono fondamentalmente due: il primo perchè colpisce i più deboli ed il secondo perchè ormai riguarda un numero rilevante di nostre attività (vedi la scuola in tempi di lockdown). Le politiche (di tutti gli schieramenti a dire il vero) del “nessuno deve rimanere indietro”, qualcuno indietro ce l’hanno lasciato e bisognerà provvedere quanto prima a colmare queste distanze. Con l’avvento della pandemia, tantissime nostre attività quotidiane sono diventate, forzatamente, digitali e questo, nel male, è un formidabile assist per chi ci governa: finalmente la consapevolezza del poter fare tante cose, in digitale, si è diffusa completamente e, parafrasando un nostro politico del passato, “il digitale è fatto adesso bisogna far diventare tutti digitali”. Per raggiungere questi obiettivi occorrerà lavorare sodo, sia dal punto di vista delle infrastrutture che su quello dello sviluppo delle competenze, e non sarà facile. Speriamo che la nostra classe politica e dirigenziale, presente e futura, sappia traguardarci fuori da questo pantano e consegnarci un paese digitalmente migliore !

Un argomento che sta invece tenendo banco da qualche giorno è quello sul Contact Tracing, ovvero sulla possibilità di contenere e combattere le epidemie come quelle del Covid19 con la tecnologia, i BigData e l’intelligenza artificiale. E’ curioso osservare come, in Italia ma anche nel resto del mondo (vedi articolo apparso sul NY Times di ieri), quando si toccano certe tematiche, sorgono, dal nulla, i massimi esperti delle due fazioni, quelli che vorrebbero la tecnologia applicata, subito e a tutti i costi, e quelli “cerca il cavillo e metti un paletto, questa cosa non s’ha da fare”. Scremando scremando, come successo nelle settimane passate con i virilogi, od alcuni presunti tali, arriviamo finalmente a selezionare i veri esperti delle due fazioni che, purtroppo però, non si parlano; continuano ognuno per se a sproloquiare e a pubblicizzare le proprie ragioni, senza avere la minima intenzione di rendersi disponibili ad un contraddittorio costruttivo. Ecco, è proprio questo di cui si sente la mancanza: sappiamo che la tecnologia può aiutarci a combattere questa malattia e sappiamo anche quali sono le libertà personali che verrebbero sacrificate e a quali condizioni, ma nessuno, fino ad ora, si è reso disponibile a cercare una quadra di tutto ciò. Anche qui, non ci rimane che sperare nel prossimo futuro.

A presto e … mai paura !

“Se anch’io da bimbo, mamy, fossi stato trasferito ner Kansas City …”

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“invece me so’ beccato ‘a scarlattina, you remember mamy ?” La citazione è del film “Un americano a Roma”, la scena è quella in cui il protagonista, Nando Meniconi, rimpiange di non essersi trasferito da piccolo in America, come Joe Di Maggio, e non aver quindi potuto inseguire i suoi sogni, a causa, appunto, della scarlattina.
America is a great country, il paese che ti da sempre un’opportunità e che ti è vicino (forse) nei momenti di difficoltà; è di questi giorni la notizia, riportata anche in un articolo del sito Payments.com, che lo stesso Trump, per essere d’aiuto ai propri compatrioti in questo momento di difficoltà, ha disposto di stanziare 1.000 $ per ogni lavoratore che ha perso, definitivamente o temporaneamente, il posto di lavoro. La sorpresa sta nel mezzo con il quale queste somme saranno veicolate : un assegno ! Viviamo in un era sempre più digitale, dove si fanno sempre più spazio metodi di pagamento digitali, e cosa esce fuori dal cilindro dello zio Sam ? Un assegno !
Come riportato nell’articolo sopra citato, oltre alle possibilità di frodi e furti cui si andrà sicuramente incontro, si sottolineano la durezza e l’arcaicità di alcune disposizioni bancarie, abbastanza stringenti, secondo le quali, se nel conto del beneficiario non ci sono fondi per coprire l’assegno, l’accredito dello stesso potrebbe essere effettuato con un ritardo compreso tra 3 e 10 giorni dalla data di versamento.
Possibile che nel paese di Apple, Google e Facebook non si sia trovato un sistema più veloce, sicuro, digitale ??? La risposta, o forse il presagio, è in un’altra battuta del film e la scena è quella in cui Nando Meniconi promette ai membri della sua orchestrina sgangherata, una volta finita la guerra, futuri successi in America :

Nando : “Okay white, appena arivano l’americani, ve porto tutti a Broadway !”

Romolo : “See, se aspettamo l’americani c’annamo nel 2000 a Broadway !”

Buona visione o ri-visione del film (a questo punto è d’uopo) e … Mai paura !

Tu chiamale se vuoi CDBC … piccole emozioni, l’ispettore Closeau e Britney Spears

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CBDC, ovvero Central Bank Digital Currency, versioni digitali delle monete fiat che, a differenza delle altre cryptocurrencies sono vigilate dalla autorità bancarie centrali; di loro si fa un gran parlare in questi giorni. Ha cominciato la Germania, poi Banque de France e, ultimo in ordine di tempo, il presidente della Consob Paolo Savona. I francesi parlano di “cauta apertura alla sperimentazione”, ma questo è comunque un fatto (così diceva l’ispettore Closeau se non erro…). Più che un fatto direi una dichiarazione di intenti; la sintesi potrebbe essere che si sta sempre più rilevando un bisogno di aumentare l’efficienza delle attività finanziare (BdF si riferiva soprattutto alle operazioni cross border) e della tokenizzazione di queste, grazie all’ausilio di tecnologie DLT based, ovviamente tutto ciò dovrà avvenire sotto il controllo delle autorità centrali, la BCE in questo caso. Gli ha fatto eco, qualche giorno dopo, il presidente della Consob, Paolo Savona, che però è anche andato un pochino oltre, affermando che : “Oggi è possibile isolare il sistema dei pagamenti dalle gestioni bancarie creando criptomonete per migliorare efficienza e ridurre il costo delle transazioni. Le banche diverrebbero mere intermediarie di risparmio e il loro principale servizio diverrebbe quello di valutare il merito di credito”. Parole forti direi, come sempre quando a parlare è Savona, ma assolutamente di sprone per svegliare chi ancora sonnecchia tranquillo o per far fare ulteriori passi a chi si è fermato alla fase di POC. Facendo una sintesi potremmo dire : “E’ giunto il momento !”. E’ sicuramente giunto il momento di non fomentare più l’hype su queste tecnologie e cominciare a produrre soluzioni. E’ il mercato ed il sistema che lo chiede e le potenzialità, aldilà di quelle rimarcate da interventi ben più di alto livello rispetto a quello che può esprimere il sottoscritto, sono molteplici, sia per le banche che per tutti gli stakeholder della catena. Chissà se, prima o poi, io ed il mio amico Roberto Garavaglia, cominceremo a raccogliere le royalties del marchio CryptoEuro™

L’annuncio del prossimo ingresso di Google nel mondo della gestione dei conti bancari ha sicuramente fatto rumore, amplificato dai risultati di una survey del sito Payments.com, secondo la quale è emerso che il 57,5% degli intervistati si sono dichiarati interessati a sistemi di banking offerti da attori non finanziari. Ovviamente una cosa è l’interesse dimostrato in un sondaggio, molto diversa potrebbe essere la realtà ma anche questo è un fatto (dice Closeau). Soffermiamoci, però, sulla risposta ad un’altra domanda contenuta nello stesso sondaggio, dalla quale emerge che il 91% degli intervistati si dichiara soddisfatto dei servizi offerti dalla propria banca. Direi che la partita è ancora in bilico e che non sarà facile per chiunque, piccolo o grande che sia, giocare un ruolo importante o, quanto meno, forse i tempi (o gli utenti) non sono ancora maturi affinchè ci sia uno spostamento importante di clientela dalle banche verso società non finanziarie. Ne riparleremo tra un bel pò credo… pensiamo qui anche alla difficile traversata transoceanica verso l’Europa che vedrà impegnata la AppleCard (occhio al pappafico…) ed al travaglio podalico di Libra.

Voglio concludere questo articolo facendovi sorridere. Curve, uno degli ultimi card aggregator a vedere la luce, e sbarcato da qualche mese anche in Italia, ha trovato un modo divertente per incentivare l’uso della moneta elettronica: sul suo account Twitter è stata pubblicata una gif animata di Britney Spears, impegnata nel video di “Baby one more time” e la didascalia recita “…give me a sign, tap me baby one more time !”. Non male

A prestissimo … e tap iamole queste carte su !