PSD2, Fintech e l’OTTavo nano

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E’ notizia di oggi che anche la Consob, buon’ultima a dare l’allarme, si dice “preoccupata”, del fatto che, nel solco della PSD2, possa essere consentito a terze parti regolarmente autorizzate (TPSP) di accedere a informazioni preziose quali abitudini di spesa dei consumatori, propensione al risparmio e, più genericamente al loro profilo finanziario… e “buongiorno !” aggiungerei io … finalmente anche su quei lidi ci si accorge del problema dei problemi : l’OTTavo nano è già uscito dalla casa di Biancaneve e, ascia in mano, e pronto ad aggredire i boschi dove, a fatica, banche, utilities & c, hanno fatto crescere i loro alberi-clienti.
Preoccupanti sono anche le cifre, se veritiere, che vengono snocciolate dalla stessa Consob : solo il 12% dei consulenti finanziari italiani conosce gli AIS (Account Information Services) e solo il 15% conosce l’FDA (Financial Data Aggregation)…
Se veramente il panorama è quello disegnato dalla Consob, siamo messi veramente male. Chi non è corso ai ripari finora, ha ancora poco tempo per farlo. A meno che, non si voglia lasciare la propria customer base nelle mani di qualcuno che, al manifestarsi di problemi seri (vedi Facebook in questi giorni) e non riuscendo a trovare la soluzione, chieda poi aiuto alle autorità centrali dei vari paesi (io saprei cosa rispondergli, ma la risposta la tengo per me …); dopo il danno, la beffa.
Altro che stupirsi per le false novità dell’Apple Card … i problemi da affrontare sono altri: bisogna lavorare per far si che l’OTTavo nano non trovi più la strada per il bosco, nella speranza che la favola si chiuda con il classico “e vissero tutti felici e contenti”.

 

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Team Digitale, Jeff Bezos e riunioni inverosimili

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Ho appena finito di leggere l’intervista che Diego Piacentini, l’ex Commissiario per il Digitale, ha rilasciato a Beniamo Pagliaro di Repubblica. Inizialmente sono rimasto senza parole ma, rileggendo nuovamente, qualche parola di commento sono riuscito a trovarla e la voglio condividere con tutti voi.
Non voglio commentare il fatto, e questo lo lascio ad ognuno di voi, che chi ha avuto due anni di tempo (anche se in quel lasso di tempo, ad onor del vero, si sono succeduti tre governi), ammetta che si sia fatto poco e consigli, a chi lo sostituirà, di creare una struttura con più di 500 persone, che sia allocata in un ambiente moderno e magari logisticamente lontana dai palazzi del potere … voglio commentare invece quello che viene detto più avanti.

“Avevo sottovalutato che oltre la tecnologia, lo sviluppo di un widget, il processo di accompagnamento è manuale, fatto di incontri, di persuasione, di spiegazione. Avevo sottovalutato le decine di ore che servono per questi incontri.” 
Non posso pensare sia realmente così, mi rifiuto … non posso pensare che un manager di livello internazionale, pensi soprattutto alla soluzione e meno a coloro i quali dovranno utilizzare quella soluzione. E’ un errore gravissimo, sicuramente non l’unico che ha portato SPID ad uno stato vegetativo, ma che sicuramente non l’ha fatto nascere sotto i migliori auspici; come si può pensare di dare in mano una Ferrari ad un persona qualunque sperando che consegua gli stessi risultati di Vettel (cosa che, per la cronaca, spesso non riesce neanche a Raikkonen…). Si è sottovalutato, ancora una volta, ancora una volta quasi diabolicamente, il vero volano dell’innovazione, ovvero la comunicazione, la divulgazione. Ma non solo; secondo la mia modesta opinione, si è sottovalutato anche il coinvolgimento: tu Pubblica Amministrazione (o Agid o Team Digitale) non puoi sempre calare qualcosa dall’alto, sperando che il cittadino sia comunque proattivo non percependo realmente un vantaggio. Purtroppo è questo che bisogna considerare nel lancio di un servizio innovativo e digitale, e dovrebbe farlo a maggior ragione una PA: che l’utente percepisca, nettamente e, ancor meglio, tangibilmente, un vantaggio. Per Spid non è stato così e non credo che il futuro possa essere migliore del presente.

“La resistenza al cambiamento è un problema che hanno tutti (in tutti i paesi, ndr). Quel che manca in Italia è il senso del comune”
Il senso comune in Italia esiste, bisogna stimolarlo. Non è possibile, come tra l’altro ricorda il giornalista a Piacentini, che, prima mi dai la possibilità di fare la carta di identità elettronica e quando decido di farla scopro che c’è una lista di attesa di sei mesi, quando il rilascio di quella cartacea avviene a vista … Sarà anche vero che gli italiani mancano di senso del comune, ma è anche vero che spesso le PA, ed in questo caso i comuni, mancano di buon senso, infrastrutture e cultura digitale. E’ da li che bisogna partire: educare, creare le infrastrutture, permeare le persone di cultura digitale e poi, soltanto a risultati acquisiti, diffondere nuovi prodotti.

“La cosa di cui più sono sorpreso è la mancanza in molti enti amministrativi delle competenze di base di gestione di un progetto”
Anche questa affermazione la lascerei commentare a voi, a me imbarazza troppo sapere che un manager della PA non conosca la PA e che non abbia fatto nulla, promosso iniziative, avviato tavoli in questo campo, per cambiarla.

“L’app io.italia.it: il cittadino avrà tutti i messaggi di tutti gli enti della p.a., i pagamenti, in una sola applicazione. Se funziona tutto bene nel 2021-2022 avremo almeno dieci milioni di cittadini che la useranno.”
Ho provato a collegarmi al sito della app … sulla home page c’è scritto: “Nell’estate 2018 inizieranno i primi test con un focus group di cittadini e con alcuni enti centrali e locali. Tieniti aggiornato!“. Mi sono ovviamente iscritto alla news letter nella speranza di avere aggiornamenti quanto prima; l’estate 2018 è passata, il 2019 è alle porte e, se è vero che questa app dovrà essere il mezzo di fruizione del reddito di cittadinanza, mi sa che siamo un pò in ritardo, anche, e soprattutto, rispetto al target di 10 milioni di utilizzatori tra il 2021-2022. Per inciso, ed in via del tutto personale, per gestire i pagamenti tramite questa app, ritengo assolutamente superfluo aver messo in piedi una infrastruttura di pagamento come PagoPA, bastava un portale al passo con i tempi ed una app decente, il resto c’era già… A proposito, qualcuno sa dirmi qual’è la percentuale di adesione delle PA, ad oggi, a PagoPA (si dice sia circa il 20%, sarà vero ?)

“Ad agosto ho pranzato con Jeff (Bezos, ndr), poi sono tornato in Italia e sono andato a una delle tante riunioni inverosimili a cui partecipo. Ho chiuso gli occhi e pensato al pranzo con Jeff di due giorni prima”
Riunioni inverosimili ? ripensato al pranzo con Jeff ? Anche in questo caso lascio a voi qualsiasi commento, per quanto mi riguarda è meglio chiuderla qui. A presto !

Money … non siamo messi benissimo …

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Pink Floyd, The Dark Side of the Moon, traccia 6, il pezzo è Money !
L’attacco, per chi non lo conosce o non lo ricorda, è costituito dal rumore di un registratore di cassa e da una cascata di monetine.
Nei giorni scorsi ho partecipato al Salone dei Pagamenti e, durante la pausa pranzo, ho usufruito del bar situato proprio di fronte al MiCo di Milano; è una bar che, da anni, accetta pagamenti in moneta elettronica, anche per pagare soltanto un caffè (anche se la qualità del caffè è migliorabile); bene direte voi, e a noi che ne cale ? Ne cale che, il rumore che si sentiva l’altro giorno nel bar era lo stesso del pezzo dei Pink Floyd … moneta, moneta, moneta. Ma come, mi sono detto, i frequentatori di questo bar sono, per il 99%, gli stessi del Salone, ergo, operatori del settore bancario, Fintech, esperti di sistemi di pagamento, emettitori di carte … eppure … la stragrande maggioranza, pur avendo a disposizione il POS, preferisce pagare contante. La cara e vecchia War On Cash direi che ha esalato l’ultimo respiro: se neanche chi fa parte del mondo dei pagamenti e neanche chi è direttamente interessato, usa la carta o il bancomat siamo veramente messi male. Qui non si tratta di educare i giovani consumatori (come, peraltro, egregiamente e da anni, fa il Salone dei Pagamenti), ma di “rieducare” chi dovrebbe avere certe cose insite nei cromosomi. E’ stato veramente un brutto segnale, a maggior ragione perchè, un po’ in tutti i workshop, ci si lamentava del largo uso del contante che ancora si fa in Italia a scapito dei pagamenti elettronici e digitali e della scarsa adozione/utilizzo del Pos da parte dei merchant. Come possiamo pretendere che il nostro paese migliori su questo fronte se proprio chi ce lo predica, appena volta le spalle, fa tutt’altro ? Noi esperti ed attori dei sistemi di pagamento dobbiamo essere i primi testimonial del pagamento elettronico/digitale, non serve formazione, serve l’esempio ! Ho ripetuto questa mia esternazione anche nel corso del workshop su Jiffy nel quale ero coinvolto come speaker … parole nel silenzio. Toccati nel vivo ? Lo spero proprio, perchè era il mio obiettivo. E adesso, senza aspettare il prossimo Salone dei Pagamenti, voglio proprio vedere chi sarà il primo ad offrirmi un caffè pagando con carta … ho pazienza, aspetto e vi terrò informati !

PS: il pranzo al bar di cui sopra, per la cronaca, l’ho pagato con carta.

Povertà reale, soluzione digitale …

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Vorrei parlarvi del reddito di cittadinanza e vorrei farlo il più laicamente possibile (gli aspetti politici non mi interessano e mi piacerebbe continuare a tenerli fuori da questo blog), commentando le ultime notizie in tema di fruizione, da parte del cittadino, di questa iniziativa governativa. Il mantra sembra essere “reddito di cittadinanza ? No digital, no money”. Spero di essere smentito a breve, ma la notizia che il reddito di cittadinanza verrà legato indissolubilmente ad un wallet digitale (la app “io.italia.it“) ed all’accesso alla stessa tramite SPID, se confermata, mi colpisce in maniera molto negativa. Capisco che si voglia a tutti costi digitalizzare il paese, capisco che si voglia tracciare ogni centesimo elargito tramite questa iniziativa, capisco che non si voglia perdere la minima occasione per rilanciare SPID, capisco tutto, ma siamo sicuri che questa sia la soluzione ideale ? Qualcuno di voi potrà commentare “ma come, hai sempre sostenuto la convergenza tra strumenti di pagamento e strumenti di identità digitale, e adesso ti lamenti ?”; di sicuro non rinnego le mie idee, ma ritengo semplicemente che, considerando la platea cui si rivolge il reddito di cittadinanza, la soluzione proposta dal Team Digitale al MISE, pone non pochi limiti alla fruizione dello stesso. Siamo sicuri che non esista un’altra soluzione ? Magari una soluzione un pò meno “full digital”, seppur con tutte le garanzie di tracciabilità e di diritti al sussidio ?

Utilities & Payments

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Sono da sempre convinto, e questo ha alimentato ed alimenta la mia passione lavorativa, che un importante servizio a valore aggiunto che le Utilities possono mettere a disposizione della propria clientela, è quello della multicanalità dei sistemi di incasso; poter pagare le proprie bollette, dove si vuole, quando si vuole e nella massima sicurezza, ritengo sia un plus non trascurabile per un cliente. Il momento del pagamento è, spesso, l’unica occasione di contatto tra cliente e azienda erogatrice, e questo momento deve essere reso il più confortevole possibile. Nel settore elettrico e gas, Enel è da anni all’avanguardia nelle modalità di pagamento offerte ai propri clienti, avendo lanciato, nel tempo, l’incasso tramite carte di credito, PayPal (prima utility in Europa a farlo), MyBank (prima utility in Italia), CBill (prima utility in Italia) CityPoste Payment e PayTipper, ma, pian piano, anche gli altri player del settore hanno cominciato a seguire questa strada. E’ di qualche giorno fa il comunicato stampa di Hera che annuncia la possibilità, per i propri clienti, di poter pagare le proprie bollette tramite MyBank e CBill e, in collaborazione con Unicredit, ha lanciato i cosiddetti Virtual Accounts, ovvero l’associazione, ad ogni cliente, di un IBAN virtuale, verso il quale è possibile disporre un bonifico che, proprio grazie a questo legame univoco tra codice Iban e cliente, verrà automaticamente rendicontato senza ulteriori lavorazioni e/o disguidi da parte dell’azienda. Questi sono, sicuramente, ottimi passi verso la digitalizzazione e verso un notevole miglioramento della Customer Experience, e, secondo me, anche se implicitamente, sono valori che entrano a far parte dell’offerta confezionata per il cliente; sono convinto che la lotta all’ultimo cliente, che si scatenerà al momento del superamento del regime di maggior tutela e che vedrà impegnati tutti i player del settore, si giocherà anche su questo campo. Più saranno digitali e numerose le possibilità offerte ai clienti di regolarizzare le proprie bollette, tanto più le aziende stesse saranno appetibili per i clienti. Quello dei sistemi di pagamento è un mondo in fermento, ora molto più di prima, e in tanti, anche chi ha altrove il suo core business, stanno cercando di ritagliarsi un ruolo, cercando di cogliere le possibilità offerte dalla PSD2 e dalla blockchain. PISP e AISP altro non sono che dei mezzi fenomenali per sapere tutto sul cliente, per potergli confezionare un’offerta su misura, e per dargli servizi che gli possano semplificare e migliorare la sua esperienza digitale.
Beh a questo punto non ci resta che attendere (poco) chi farà la prima mossa e quali saranno le contromosse della concorrenza … nel mondo dei pagamenti e delle utilities non ci si annoia mai e, spesso, ci si diverte, lavorativamente parlando ovviamente…

Lo Yin e lo Yang della PSD2

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Yin e Yang, ovvero il concetto alla base dell’antica filosofia cinese, che descrive il tramutarsi della notte in giorno e viceversa; lo stesso viene anche usato per descrivere, in generale, le funzioni più attive (Yang) e quelle meno attive (Yin). Spero nell’assoluzione di tutti voi se, molto meno filosoficamente, associo il concetto di Yin e Yang agli ultimi annunci, dei giorni scorsi, relativi alle novità in tema di pagamenti e PSD2. In particolare vorrei intrattenervi sul lato Yin della PSD2, quello attendista, esitante, poco concreto, in buona sostanza Passivo, e sul lato Yang, quello propositivo, spavaldo e molto concreto, ovvero Attivo. Il lato Yang della PSD2 è rappresentato, decisamente, da Yolt (sarà un caso che il nome inizi, anche in questo caso, con una “Y” ?), la prima piattaforma europea multibanca, lanciata da ING sul mercato italiano, che consentirà agli utenti una vista unificata dei propri conti, carte, ecc..
Mentre tutto il lato Yin, soprattutto per quanto riguarda le banche ed i PSP italiani, dorme tranquillo, c’è qualcun altro che suona la carica, forte del desiderio dei consumatori italiani (circa il 61% secondo un recente sondaggio) che asserisce di voler avere più servizi nelle proprie app di mobile banking. Questo dato dovrebbe far riflettere ancora di più banche e PSP italiani, poichè, se lo confrontiamo con quello relativo ai cittadini del resto Europa, la percentuale è molto più bassa (intorno al 35%)… questo, secondo me, vuol dire soltanto una cosa : gli utenti italiani sono molto meno soddisfatti delle proprie app di mobile banking rispetto al resto degli utenti europei. Mentre però, nel lato Yin, ci si interroga sulle soluzioni da adottare, sulla complessità delle architetture, su quanto quotare i nuovi servizi, sull’affidarsi o meno all’aiuto di una FinTech, ecco che, come al solito in oltralpe, c’è qualcuno che “fa” ed invade il mercato italiano. Sono assolutamente convinto che, in questo momento, i vari PSP, le banche, le associazioni, stiano pensando come mettere i bastoni tra le ruote a questo nuove attore che ha scompaginato la loro quiete. Qui, però, c’è solo da prendere esempio e, magari, sviluppare qualcosa di competitivo … e non sarà facile. Yolt si propone come semplice gestore delle finanze e, oltre ad andare incontro alle necessità sopra evidenziate, strizza un occhio al cliente che vuole un maggior controllo ed un aggiornamento in tempo reale del proprio budget, ma è ovviamente rivolta anche ai millennials, che tra i clienti sono quelli che di più chiedono comodità, velocità e personalizzazione. Una app molto più che disruptive e che, spero, scuota rapidamente dal torpore, Yin, i nostri PSP e li faccia approdare nel futuro, Yang, dell’ecosistema dei pagamenti.

Digital is better than physical

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E’ da tempo ormai che, grazie alle spinte normative (PSD2) ed a quelle tecnologiche (FinTech), la partita tra i grandi gruppi bancari si sta giocando sul terreno del Digital Banking. Come si può evincere dal rapporto “Digital Banking 2018” di KPMG, il cliente bancario sta velocemente cambiando le sue abitudini e i suoi desiderata: per la prima volta viene evidenziato come il canale digitale abbia superato quello fisico, nella preferenze dei clienti, arrivando a costituire il canale principale per l’acquisto e la gestione di prodotti e servizi finanziari. Questo dato, che già di per se aprirebbe la strada ad ampie ed articolate discussioni, è accompagnato da altri, ancora più interessanti; si evidenzia infatti, che il 74% degli intervistati è disponibile a prendere in considerazione l’attivazione di servizi bancari offerti da operatori tecnologici, adducendo come motivo principale la semplificazione ! Ciò rappresenta una, per certi versi, sorprendente e positiva inclinazione dei clienti verso i nuovi servizi ed i nuovi attori che sono contemplati nella PSD2. Questo dovrebbe far riflettere soprattutto le banche che ancora non stanno lavorando in questa direzione e dovrebbe far accelerare coloro i quali hanno già intrapreso questo cammino.
Altro dato interessante, che emerge sempre dal rapporto KPMG, è che il 68% degli intervistati si manifesta disponibile a concedere l’accesso ai propri dati personali ad operatori tecnologici, in cambio di un vantaggio economico; anche in questo caso ci troviamo davanti ad un dato sorprendente ma che avevo avuto già modo di sottolineare: i sistemi di identità digitale si diffondono e vengono utilizzati soltanto se rappresentano un valore economico per chi li utilizza. Questa, secondo me, è una delle chiavi per ipotizzare una “fase 2” di SPID o uno dei cardini per uno nuovo sistema di identità digitale transnazionale.
Non abbiamo ancora parlato di blockchain (ovviamente non è un obbligo ma il seguito del discorso ci porterà proprio da quelle parti) … ma, proseguendo la lettura del report, arrivano i giusti spunti: la maggior parte degli intervistati dicono di volersi ancora rivolgere al canale fisico solo per le operazioni più complesse (mutui, gestione di problematiche complesse, consulenza su prodotti di investimento/finanziamento). In questo campo la blockchain potrebbe giocare un ruolo fondamentale, rendendo estremamente semplici e sicure, quelle che oggi sono operazioni complesse ed articolate e consentendo al cliente di operare in ottica full digital.
Le banche che ancora non hanno chiari questi scenari, rischiano di vedere quanto prima, sui loro schermi, la schermata “game over”; occorre dirigersi, quanto prima, verso un’offerta di servizi digital tailor made, al fine di perseguire quella che qualcuno chiama la digitalizzazione per valore.