Road to Rugby World Cup 2019 #12 Hen Wlad Fy Nhadau

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“Gli inglesi praticano questo gioco perché l’hanno inventato. Gli irlandesi perchè detestano gli inglesi e adorano le risse. Gli scozzesi l’hanno adottato per la loro inimicizia storica nei confronti degli inglesi. I gallesi hanno un enorme vantaggio sui loro avversari: tutti i loro giocatori, infatti, o sono nati su un campo di rugby o vi sono stati concepiti.” (Peter George Derek Robbins)

Chi mi conosce sa che il mio cuore rugbystico è un tricolore, verde, bianco e rosso : il verde dell’Irlanda, il bianco della seconda maglia della nazionale italiana, ed il rosso, intenso, delle maglie del Galles ! E’ quindi con tutto il cuore che oggi vi parlerò di Hen Wlad Fy Nadhau (che tradotto dall’idioma gallese è Terra dei miei padri), l’inno del Galles. E’ un inno particolarmente sentito dai giocatori e dai tifosi gallesi, e durante la sua esecuzione si vedono scendere copiose lacrime sulle gote di tutti; gli spettatori degli altri paesi fanno fatica a seguirne il testo (viene cantato rigorosamente in lingua gallese), ma la sua melodia e l’atmosfera che si crea al Millennium Stadium di Cardiff (74.500 posti dedicati al rugby), rapiscono completamente gli animi di chiunque! L’inno è il risultato del lavoro di Evan James e James James, padre e figlio, che nel 1856 ne composero, rispettivamente, parole e musica. Il testo celebra le antiche tradizioni di questa terra, patria di artisti e patrioti, che per la causa della libertà furono disposti a versare il loro sangue. La parola Patria, in gallese Gwlad, viene scandita ed urlata a piena voce, quasi a rivendicarne il possesso ed il sacrificio fatto per difenderla; il tratto che unisce la patria ai suoi figli è individuato nella lingua gallese e l’augurio con il quale si conclude l’inno è proprio “O, che sopravviva la vecchia lingua !”.
L’esecuzione dell’inno al Millennium, come dicevo prima, è un momento quasi religioso e, soprattutto nelle giornate di pioggia, durante le quali il tetto dello stadio viene chiuso, per preservare il manto erboso, tutto diventa ancora più suggestivo : l’orchestra da semplicemente il “la” e poi si tace, i giocatori si stringono forte in un commovente abbraccio ed insieme al pubblico intonano la lirica “a cappella” (mi sta venendo la pelle d’oca semplicemente a scriverlo…)… in caso di rinascita vorrei rinascere gallese (lo dico sempre chissà se si avvererà) !
Una partita di rugby in Galles non è semplicemente una partita, ma un raduno di famiglie, amici, conoscenti, sconosciuti, tutti uniti dalla passione per la palla ovale; è di più, è una festa e, durante la partita, tanti sono i momenti nei quali, spontaneamente, sugli spalti vengono cantate a ripetizione canzoni della tradizione. Da questa passione travolgente sono rapiti anche i mezzi di comunicazione, in particolar modo la BBC, che per le partite del Sei Nazioni, crea sempre degli spot divertenti (qui ne potete vedere uno).
Ma torniamo all’inno, in differita dal Millennium Stadium di Cardiff, eccolo qui !

Nell’unica partita della RWC2019 giocata oggi, la Scozia ha regolato Samoa con un roboante 34-0, riscattando in parte la sconfitta all’esordio con l’Irlanda.

A prestissimo e … mai paura !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Crouch, bind, set & Agile

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Crouch (bassi), Bind (legati) e Set (via) sono i tre comandi dati dall’arbitro di una partita di rugby, cui i due pacchetti di mischia devono attenersi al fine di generare una mischia “corretta”. Nel rugby si usa la mischia al fine di far riprendere il gioco in maniera ordinata dopo la constatazione di un’infrazione non grave (per la quale è invece prevista la ripresa con un calcio di punizione). Il termine inglese per indicare la mischia è “scrum”, e questo termine ci fa venire alla mente una trasformazione che molti di voi stanno sperimentando nelle vostre aziende : la metodologia Agile. Questo metodo di sviluppo del software sta pervadendo tutte le aziende e dovrebbe permettere un abbattimento dei tempi e dei costi di sviluppo e contribuire a generare prodotti più vicini alle esigenze del cliente. Uno dei pilastri della metodologia Agile è che “le persone e le interazioni sono più importanti dei processi e degli strumenti, in quanto le relazioni e la comunicazione tra i vari attori di un progetto rappresentano la risorsa più importante del progetto”. So già che vi starete chiedendo : ok ma l’Agile che c’entra con il rugby ?
Uno dei framework dell’Agile e lo Scrum (termine inglese che indica mischia…). E’ un framework che aiuta la gestione di un progetto in un contesto nel quale non è possibile una pianificazione (vedi la mischia nel rugby). Scrum si basa sull’empirismo ed afferma il concetto che la conoscenza deriva dall’esperienza e che le decisioni si basano su ciò che si conosce. Il team Scrum è formato da diverse figure ed è auto-organizzato e cross funzionale. Lo Scrum dell’Agile è quanto di più simile alla mischia del rugby si possa trovare in un ambiente lavorativo. Il pacchetto di mischia, pur essendo formato da giocatori che hanno un ruolo preciso (strettamente legato al numero della maglia che indossano … altro che il calcio…), ha però un unico obiettivo cui tutti i componenti del pacchetto dovranno tendere : far indietreggiare o disassare il pacchetto avversario. Ma che caratteristiche hanno i solisti di questo concerto ?
Partiamo dalla prima linea, quella di contatto tra i due pacchetti; ai lati ci sono i piloni, il numero 1 (pilone sinistro) ed il numero 3 (pilone destro). Sono, in genere, i giocatori più pesanti, abbondantemente oltre il quintale, ed il loro scopo è quello di tenere la mischia parallela al terreno, sostenere il tallonatore, e cercare di avanzare verso il campo avversario o far disassare la mischia avversaria, il tutto nel rispetto delle regole. Tra i due piloni, si inserisce, o sarebbe meglio dire, si lega, il numero 2 (tallonatore). Il suo ruolo è quello di spingere il pallone (tallonare appunto), inserito nel pacchetto di mischia dal numero 9 (vedi foto all’inizio dell’articolo), verso il numero 8, che è il giocatore che chiude il pacchetto di mischia.
La seconda linea è costituita da due giocatori, il numero 4 ed il numero 5, denominati genericamente seconde linee; questi sono i giocatori più alti della squadra, avvicinando o superando i due metri. In inglese sono denominati Lock, in quanto hanno il compito di mantenere unito il pacchetto di mischia ed il loro ruolo è svolto infilando la testa tra i corpi del pilone e del tallonatore.
La terza linea è costituita dai giocatori con il numero 6 e 7 (terza ala o flanker) e dal numero 8 (o terza linea centro). Il 6 ed il 7 sono i giocatori più agili dell’intero pacchetto di mischia, meno alti dei colleghi in seconda linea e più leggeri dei colleghi in prima; si legano con un braccio alla seconda linea e, con una spalla, al gluteo del pilone che ha davanti. Questi due giocatori hanno un ruolo fondamentale, in quanto sono i primi a doversi staccare dal pacchetto, una volta che la palla è giocabile, al fine di andare a contrastare l’azione della squadra avversaria. Il numero 8, alto quasi quanto una seconda linea e prestante quasi quanto un 6 o un 7, è il regista della mischia, ne controlla e ne gestisce i movimenti ed è il giocatore deputato a passare la palla al 9 (il mediano di mischia) che inizializzerà l’azione di attacco.
Così come nello scrum dell’agile anche nel pacchetto di mischia, ogni giocatore, pur conservando le proprie caratteristiche, conoscenze e ruolo, deve fare la propria parte per assicurare la spinta dell’intero pacchetto e conservare il possesso della palla per poter poi imbastire un’azione di attacco che permetterà alla propria squadra di arrivare all’obiettivo finale che, non a caso, si chiama META !
L’Agile non è un nemico … ma è un compagno fidato che ti porta in meta !

“Adesso so che quando si avanza uniti ci sono possibilità di successo.
Adesso so che se non andrò in meta io, ci andrà un mio compagno.
Adesso so che cosa vuol dire rispettare un avversario che è a terra.
Adesso so che potrò cadere e perdere il pallone, ma un compagno sarà pronto a raccoglierlo e a lavorarlo per me.
Adesso so che bisogna avere sempre qualcosa da portare avanti.
Adesso so che si può anche perdere, ma non ci si deve mai arrendere.
Adesso so che per ottenere qualcosa bisogna essere determinati.
Adesso so che correre non vuol dire scappare, ma andare incontro al futuro.
Adesso so che affrontare la vita sarà un gioco da ragazzi e che, se la vita è un gioco, il rugby è una gran bella maniera di viverla !” (M.Petternella)