No blockchain today, only Holiday (Billie)

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Oggi mi voglio disintossicare da lavoro, tecnologia e “rumore”, e voglio portarvi insieme a me tra le pagine di un libro, tra le note di un disco, avvinghiati dalle sensuali volute profumate di un caffè.
Cominciamo dal libro: Visionary Women, di Andrea Barnet, ci racconta di come, quattro “visionarie”, sono riuscite a realizzare i propri sogni, tra gli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso. La recensione del libro, apparsa oggi su Il Sole 24 Ore, mi ha letteralmente rapito e mi ha fatto venire voglia di condividere con voi la vita di queste quattro donne. La prima è Jane Goodall; nata a Londra nel 1934 e da sempre appassionata dagli animali, fu la prima che, seppur priva di qualsiasi titolo accademico (solo nel 1964 ottenne il dottorato in etologia presso l’Università di Cambridge, nonostante non fosse laureata), cercò di approcciare lo studio degli scimpanzè in maniera totalmente innovativa, sfruttando cioè il contatto diretto, familiarizzando con gli animali, arrivando addirittura a dare ad ognuno un nome e distinguendoli in base a temperamento ed abitudini. Fu anche la prima ad osservare l’uso di utensili da parte degli scimpanzè (stecchini per estrarre larve e termiti dai tronchi degli alberi), cosa che sconvolse non poco gli studiosi dell’epoca e che mise in dubbio il paradigma secondo cui soltanto gli esseri umani erano in grado di utilizzare degli utensili. Goodall ha scritto numerosi libri e girato molti documentari, nel 2002 è stata nominata Messaggero di Pace delle Nazioni Unite e nel 2011 è stata insignita del titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana ed è tutt’ora a capo del Jane Goodall Institute, che si occupa dello studio e della tutela dei primati nel mondo.
La seconda donna di cui si parla nel libro è Rachel Carson: biologa e zoologa statunitense, con il libro “Primavera Silenziosa”, pubblicato nel 1962 e la cui pubblicazione fu fortemente osteggiata da giornali e lobbies dell’epoca, diede di fatto vita al movimento ambientalista americano, animando il dialogo sulla pericolosità dei pesticidi, in particolar modo il DDT, fino a farne decretare l’abolizione dell’uso; già malata terminale, tra il 1962 ed il 1964, non rinunciò a testimoniare alla commissione voluta dal presidente Kennedy per approfondire appunto la pericolosità dei pesticidi.
La terza protagonista del libro è Jane Jacobs: antropologa e attivista statunitense, fu costretta a prendere la cittadinanza canadese per le sue posizioni contro la guerra del Vietnam. Fu autrice di diversi libri e saggi, nei quali criticava fortemente il modello di sviluppo delle città moderne e contribuì in maniera decisiva al salvataggio del Greenwich Village da coloro che volevano trasformarlo in un intrico di autostrade. Per ricordare l’impegno di Jane Jacobs, ogni in anno, in varie località del mondo, si svolge una manifestazione culturale denominata Jane’s Walk, che ha come obiettivo la sensibilizzazione all’educazione urbana attraverso passeggiate libere e gratuite durante le quali i partecipanti possono liberamente scambiarsi opinioni, parlare e celebrare i propri quartieri (si svolge anche in Italia, in tantissime città).
L’ultima protagonista del libro è Alice Waters: attivista, ristoratrice e chef americana, autrice di una vera e propria rivoluzione culturale della cucina, che ha preso le mosse dal suo ristorante Chez Panisse di Berkeley. Con il suo impegno instancabile, ha contribuito alla diffusione della cultura dell’alimentazione biologica e stagionale ed alla promozione dell’educazione al cibo nelle scuole. Dal 2002 è vice presidente di Slow Food ed è stata recentemente insignita della laurea Honoris Causa da parte dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Questo mio sproloquio vuole essere soprattutto una celebrazione dell’universo femminile, quell’universo spesso attaccato, deriso ed osteggiato (proprio come le protagoniste del libro di Barnet), purtroppo ancora oggi, con la parità di genere che, ahimè, rimane spesso solo un bell’esercizio su carta. Questo mio scritto vuole essere vicino, ed anche questa è cronaca quotidiana, a tutte quelle donne vittime di violenze, razzismo, femminicidi proprio come la donna di cui voglio parlare adesso, ma che non è ricompresa nel libro trattato finora : Billie Holiday (vedi foto all’inizio dell’articolo)Artista di colore, nata nell’aprile del 1915 a Philadelphia, Billie è forse una delle migliori interpreti della musica jazz e blues. Ebbe un infanzia molto difficile, subì maltrattamenti in famiglia ed uno stupro all’età di 10 anni; scappò da quella realtà per raggiungere la madre, che nel frattempo si era trasferita a New York, ma anche li nulla fu facile e a causa della miseria profonda, per vivere fu costretta a prostituirsi. All’età di 18 anni, fu fortunatamente notata da un produttore durante una sua esibizione in un locale blues e, ben presto, incise i suoi primi due dischi. Lavorò con i migliori jazzisti dell’epoca, cavalcando un successo sempre crescente, ma non dimenticò mai le sue origini e la sua storia: fu nel 1939, infatti, che con grande coraggio, incise Strange Fruit, il pezzo che tutt’ora la rappresenta e che la rivista Time, nel 1999 definì “Canzone del Secolo”, una canzone di denuncia contro il razzismo (Strange Fruit, lo strano frutto appunto, nella canzone è il corpo di un ragazzo di colore, ucciso da un gruppo di bianchi, che penzola appeso ad un albero). Purtroppo né il coraggio né il successo salvarono Billie da anni difficili, nei quali affrontò due matrimoni tumultuosi, la dipendenza dall’alcol e dalla droga, e la sua voce ne risentiva sempre più. La sua carriera intraprese una parabola discendente, fino alla morte nel luglio del 1959.
Non scordiamoci mai di queste donne, non scordiamoci mai di quanto, le donne devono lottare in più rispetto ad un uomo, nell’ambiente professionale in quello della vita quotidiana, teniamolo bene a mente, sempre e cerchiamo di fare qualcosa, anche un piccolo gesto, per sovvertire la tendenza.
Adesso andate a cercare sui vostri social preferiti una versione dal vivo di Strange Fruit, cantata da Billie Holiday, preparatevi un bel caffè, un the, la vostra bevanda preferita, mettetevi comodi, indossate le cuffie e lasciatevi pervadere dalla grandezza del pensiero e dell’azione di queste donne fantastiche !

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Povertà reale, soluzione digitale …

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Vorrei parlarvi del reddito di cittadinanza e vorrei farlo il più laicamente possibile (gli aspetti politici non mi interessano e mi piacerebbe continuare a tenerli fuori da questo blog), commentando le ultime notizie in tema di fruizione, da parte del cittadino, di questa iniziativa governativa. Il mantra sembra essere “reddito di cittadinanza ? No digital, no money”. Spero di essere smentito a breve, ma la notizia che il reddito di cittadinanza verrà legato indissolubilmente ad un wallet digitale (la app “io.italia.it“) ed all’accesso alla stessa tramite SPID, se confermata, mi colpisce in maniera molto negativa. Capisco che si voglia a tutti costi digitalizzare il paese, capisco che si voglia tracciare ogni centesimo elargito tramite questa iniziativa, capisco che non si voglia perdere la minima occasione per rilanciare SPID, capisco tutto, ma siamo sicuri che questa sia la soluzione ideale ? Qualcuno di voi potrà commentare “ma come, hai sempre sostenuto la convergenza tra strumenti di pagamento e strumenti di identità digitale, e adesso ti lamenti ?”; di sicuro non rinnego le mie idee, ma ritengo semplicemente che, considerando la platea cui si rivolge il reddito di cittadinanza, la soluzione proposta dal Team Digitale al MISE, pone non pochi limiti alla fruizione dello stesso. Siamo sicuri che non esista un’altra soluzione ? Magari una soluzione un pò meno “full digital”, seppur con tutte le garanzie di tracciabilità e di diritti al sussidio ?

Il cammino dei giganti

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La leggenda narra che, dalle parti della contea di Antrim, nell’Irlanda del Nord, il gigante Finn McCool costruì un selciato per raggiungere a piedi la Scozia e combattere il gigante rivale, Angus. Il Giant’s Causeway è un luogo spettacolare e pieno di fascino, soprattutto se visitato all’ora del tramonto, quando una luce speciale sembra proiettarti nel mito e nella leggenda. Nei giorni scorsi, ad altre latitudini, ma sempre in una cornice molto suggestiva, a Capri si è svolta l’edizione 2018 del EY Digital Summit; come sempre l’agenda è stata molto ricca e gli interventi degli speaker sono stati fonte di notevoli spunti. Mi piace soffermarmi sul botta e risposta, a distanza, tra Diego Piacentini, “reggente uscente” del Team Digitale ed il ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, sulla digitalizzazione del nostro Paese. Piacentini ha colto l’occasione per alzare bandiera bianca, sottolineando come sia praticamente impossibile parlare di innovazione con interlocutori governativi e di come l’Agenzia Digitale sia rimasta ingessata dai tanti e pesantissimi compiti dei quali è stata investita (“anche se ci fosse a capo Steve Jobs non risolverebbe i problemi”). Il ministro Bongiorno, dal canto suo, ha preso atto di come l’Agid, sin qui, non abbia svolto al meglio il suo compito e di come sia necessario “rimetterla in piedi“, confermando infine che la PA italiana, in quanto a digitalizzazione, si trovi all’anno zero. La cura, sempre per il ministro, è rappresentata da un’inversione nell’iter di sviluppo dei progetti e, cioè, occorre cerca di semplificare le procedure per poi digitalizzarle.
Beh … direi che, fin qui, niente di nuovo, nonostante l’entusiastico commento di qualche osservatore; è da anni che l’Italia è il fanalino di coda nella classifica europea della digitalizzazione della PA, ed il susseguirsi dei vari governi, nonostante lo sventolio continuo di dati sempre più impietosi, non ha comunque cambiato lo stato delle cose. Secondo il mio modesto parere, la causa di questa staticità non è da ricercarsi nè nei troppi compiti affidati all’Agid, come afferma Piacentini, nè in un errata sequenza nell’iter dei progetti, come afferma il ministro Bongiorno; per risollevare l’Agid da questa crisi ci vuole Visione ! Una Visione chiara, netta ed a lungo termine dello sviluppo digitale del nostro Paese; questa è tragicamente mancata fino ad oggi. Se ancora si fa fatica a far decollare i numeri di Spid, è perchè, a monte, è mancata una Visione (ancora ci si interroga su quali nuovi Identity Providers coinvolgere per aiutare lo sviluppo del nostro sistema di identità digitale). Chi investe e chi lavora nella digitalizzazione, lo fa avendo chiaro il da farsi ed avendo chiaro cosa bisogna mettere in campo per arrivare al risultato, non sottovalutando i rischi che, inevitabilmente, si troveranno lungo la strada. Speriamo che il nuovo direttore di Agid possa portare finalmente la Visione in questo team, sul quale, noi tutti che abbiamo a cuore le sorti digitali dell’Italia, contiamo molto. Ho cominciato questo articolo raccontandovi una leggenda celtica e mi fa piacere chiuderlo citandovi una frase di uno scrittore che ha a cuore uno sport nato proprio in quei paesi; lo sport è il Rugby e lo scrittore è Alessandro Baricco : “Il rugby è nato dalla follia estemporanea di un giocatore di calcio: prese la palla in mano, esasperato da quel titic titoc di piedi, e si fece tutto il campo correndo come un ossesso. Quando arrivo’ dall’altra parte del campo, poso’ la palla a terra: e intorno fu un’apoteosi, pubblico e colleghi, tutti a gridare, colti come da improvvisa illuminazione. Avevano inventato il rugby. Qualsiasi partita di rugby e’ una partita di calcio che va fuori di testa. Con ordinata, e feroce, follia.
… l’Agid sarà finalmente pervasa da un pò di ordinata e feroce follia ?

Messages in a bottle … from Forum Banca

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Lo scorso 27 settembre si è tenuta a Milano l’undicesima edizione di Forum Banca, cui ho avuto il piacere di partecipare come speaker. Di questa edizione, come sempre molto partecipata, vorrei riportarvi tre messaggi molto importanti che, chiusi in una bottiglia, stanno navigando verso le sponde del futuro; il primo è il seguente: “il denaro è un codice”. Questa affermazione, nata durante la sessione plenaria, ha riecheggiato molte volte durante il convegno, in forma più o meno esplicita e, diciamolo, finalmente ! Consideriamolo come una sorta di outing da parte degli attori del sistema bancario italiano, che dovrebbe creare le premesse verso un diverso approccio alle nuove tecnologie, prima fra tutte la blockchain. Un’affermazione del genere non poteva di certo passare inosservata e la speranza è quella che ciò non resti lettera morta. Sappiamo bene che molti dei gruppi bancari italiani sono, da mesi, impegnati nei vari consorzi, gruppi di lavoro, progetti, al fine di trovare soluzioni innovative, ma vogliamo sperare che non siano soltanto operazioni di facciata e che, dietro, ci sia veramente della sostanza, poichè questa potrebbe essere la scossa che necessità al sistema bancario.
Il secondo messaggio che ho raccolto è il seguente: Satispay, dopo essersi calata con successo nell’agone del P2P, conquistando circa 500.000 utenti registrati, ed essersi aperta al mondo dei pagamenti, sta per diversificarsi ulteriormente, avendo espresso l’intenzione di aumentare la pletora di servizi da mettere a disposizione dei propri utenti. Drin Drin … lo avete sentito il campanello ? Beh, spero che lo abbiano sentito anche le banche presenti a Forum Banca; con questi competitor la gara sarà ardua, molto, e lo diventerà sempre di più ! Ormai, gestire il conto di un cliente, non è più considerato un asset strategico (PSD2 & Open API docet); ciò che è fondamentale è gestire tutti i servizi a contorno e farlo bene. Le banche sono avvisate, e noi saremo spettatori interessati di questa competizione.
Il terzo messaggio è questo : “SPID è in rianimazione”; ho volutamente scelto questo reparto e non quello di “terapia intensiva”, poichè ancora non è chiaro, purtroppo per il paziente, quale siano le terapie scelte dai “medici”. Ho partecipato come speaker alla tavola rotonda del Forum, incentrata su Spid, avendo come “compagni di viaggio”, Isadora Bombonati, legal counsel di UBI Banca e Stefano Arbia, responsabile SPID. Parlando delle cause che hanno ingenerato la scarsa diffusione di SPID ed il relativo scarso utilizzo, vorrei sottolinearvi quella che potrebbe rappresentare una svolta importante: “la porta per permettere alle banche di diventare identity provider di SPID, è aperta”. Le banche potrebbero effettivamente dare una grossa mano alla diffusione del nostro sistema di identità digitale, traendo anche loro ottimi vantaggi. Non ci resta che sperare… sperare che la porta continui a rimanere aperta e che qualcuno cominci a cogliere l’opportunità;  in assenza di queste mosse credo che la situazione del paziente possa ulteriormente e velocemente aggravarsi.
La bottiglia contenente questi tre messaggi è in viaggio; chissà su quali sponde arriverà e, soprattutto, chissà se i messaggi arriveranno a chi saprà come utilizzarli … ai posteri l’ardua sentenza (sorry maestro Manzoni per la citazione).

Utilities & Payments

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Sono da sempre convinto, e questo ha alimentato ed alimenta la mia passione lavorativa, che un importante servizio a valore aggiunto che le Utilities possono mettere a disposizione della propria clientela, è quello della multicanalità dei sistemi di incasso; poter pagare le proprie bollette, dove si vuole, quando si vuole e nella massima sicurezza, ritengo sia un plus non trascurabile per un cliente. Il momento del pagamento è, spesso, l’unica occasione di contatto tra cliente e azienda erogatrice, e questo momento deve essere reso il più confortevole possibile. Nel settore elettrico e gas, Enel è da anni all’avanguardia nelle modalità di pagamento offerte ai propri clienti, avendo lanciato, nel tempo, l’incasso tramite carte di credito, PayPal (prima utility in Europa a farlo), MyBank (prima utility in Italia), CBill (prima utility in Italia) CityPoste Payment e PayTipper, ma, pian piano, anche gli altri player del settore hanno cominciato a seguire questa strada. E’ di qualche giorno fa il comunicato stampa di Hera che annuncia la possibilità, per i propri clienti, di poter pagare le proprie bollette tramite MyBank e CBill e, in collaborazione con Unicredit, ha lanciato i cosiddetti Virtual Accounts, ovvero l’associazione, ad ogni cliente, di un IBAN virtuale, verso il quale è possibile disporre un bonifico che, proprio grazie a questo legame univoco tra codice Iban e cliente, verrà automaticamente rendicontato senza ulteriori lavorazioni e/o disguidi da parte dell’azienda. Questi sono, sicuramente, ottimi passi verso la digitalizzazione e verso un notevole miglioramento della Customer Experience, e, secondo me, anche se implicitamente, sono valori che entrano a far parte dell’offerta confezionata per il cliente; sono convinto che la lotta all’ultimo cliente, che si scatenerà al momento del superamento del regime di maggior tutela e che vedrà impegnati tutti i player del settore, si giocherà anche su questo campo. Più saranno digitali e numerose le possibilità offerte ai clienti di regolarizzare le proprie bollette, tanto più le aziende stesse saranno appetibili per i clienti. Quello dei sistemi di pagamento è un mondo in fermento, ora molto più di prima, e in tanti, anche chi ha altrove il suo core business, stanno cercando di ritagliarsi un ruolo, cercando di cogliere le possibilità offerte dalla PSD2 e dalla blockchain. PISP e AISP altro non sono che dei mezzi fenomenali per sapere tutto sul cliente, per potergli confezionare un’offerta su misura, e per dargli servizi che gli possano semplificare e migliorare la sua esperienza digitale.
Beh a questo punto non ci resta che attendere (poco) chi farà la prima mossa e quali saranno le contromosse della concorrenza … nel mondo dei pagamenti e delle utilities non ci si annoia mai e, spesso, ci si diverte, lavorativamente parlando ovviamente…

Lo Yin e lo Yang della PSD2

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Yin e Yang, ovvero il concetto alla base dell’antica filosofia cinese, che descrive il tramutarsi della notte in giorno e viceversa; lo stesso viene anche usato per descrivere, in generale, le funzioni più attive (Yang) e quelle meno attive (Yin). Spero nell’assoluzione di tutti voi se, molto meno filosoficamente, associo il concetto di Yin e Yang agli ultimi annunci, dei giorni scorsi, relativi alle novità in tema di pagamenti e PSD2. In particolare vorrei intrattenervi sul lato Yin della PSD2, quello attendista, esitante, poco concreto, in buona sostanza Passivo, e sul lato Yang, quello propositivo, spavaldo e molto concreto, ovvero Attivo. Il lato Yang della PSD2 è rappresentato, decisamente, da Yolt (sarà un caso che il nome inizi, anche in questo caso, con una “Y” ?), la prima piattaforma europea multibanca, lanciata da ING sul mercato italiano, che consentirà agli utenti una vista unificata dei propri conti, carte, ecc..
Mentre tutto il lato Yin, soprattutto per quanto riguarda le banche ed i PSP italiani, dorme tranquillo, c’è qualcun altro che suona la carica, forte del desiderio dei consumatori italiani (circa il 61% secondo un recente sondaggio) che asserisce di voler avere più servizi nelle proprie app di mobile banking. Questo dato dovrebbe far riflettere ancora di più banche e PSP italiani, poichè, se lo confrontiamo con quello relativo ai cittadini del resto Europa, la percentuale è molto più bassa (intorno al 35%)… questo, secondo me, vuol dire soltanto una cosa : gli utenti italiani sono molto meno soddisfatti delle proprie app di mobile banking rispetto al resto degli utenti europei. Mentre però, nel lato Yin, ci si interroga sulle soluzioni da adottare, sulla complessità delle architetture, su quanto quotare i nuovi servizi, sull’affidarsi o meno all’aiuto di una FinTech, ecco che, come al solito in oltralpe, c’è qualcuno che “fa” ed invade il mercato italiano. Sono assolutamente convinto che, in questo momento, i vari PSP, le banche, le associazioni, stiano pensando come mettere i bastoni tra le ruote a questo nuove attore che ha scompaginato la loro quiete. Qui, però, c’è solo da prendere esempio e, magari, sviluppare qualcosa di competitivo … e non sarà facile. Yolt si propone come semplice gestore delle finanze e, oltre ad andare incontro alle necessità sopra evidenziate, strizza un occhio al cliente che vuole un maggior controllo ed un aggiornamento in tempo reale del proprio budget, ma è ovviamente rivolta anche ai millennials, che tra i clienti sono quelli che di più chiedono comodità, velocità e personalizzazione. Una app molto più che disruptive e che, spero, scuota rapidamente dal torpore, Yin, i nostri PSP e li faccia approdare nel futuro, Yang, dell’ecosistema dei pagamenti.

Circolare gente, circolare …

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Nel numero di Settembre della rivista Mind, ho trovato un interessante articolo di Vittorio Zambardino, con il titolo “Una targa per circolare sul Web”. L’autore affronta un argomento che è entrato prepotentemente nelle cronache di tutti i giorni: il social hating.
Relativamente al titolo dell’articolo ed al suo argomento, ritengo personalmente che, per usare correttamente i social, occorrerebbe, oltre alla targa, anche una bella patente ma questo, purtroppo, non è ancora possibile. Viviamo in un tempo in cui il rispetto delle regole viene calpestato quotidianamente ed il terreno dei social è quello dove, spesso, si rimane impuniti; insulti, minacce, avvertimenti in stile mafioso, raramente trovano giustizia, neanche attraverso una sanzione pecuniaria, come suggerisce Zambardino.
Non credo che si possa demandare un controllo ai vari responsabili di Facebook, Twitter & C, ma penso che si debba trovare una soluzione alternativa, uno strumento che faciliti il lavoro della Polizia Postale; l’autore dell’articolo invoca una sorta di “giudice digitale” che, agendo su denuncia, possa accertare l’identità dell’hater, la realtà dei fatti e comminare la giusta sanzione. Ma come fare senza doversi districare tra indirizzi IP, log, dati dei provider ? Accorciare questa catena si potrebbe … una soluzione ci sarebbe … e se si legasse la registrazione ai social ad una identità digitale, magari SPID ? A me non sembra un’idea così peregrina: non si potrebbero più creare dei profili fake e per tutti gli altri sarà possibile, in qualsiasi momento ed in tempo reale, risalire direttamente alla persona che ha aperto quel determinato profilo. Se mi permettete il paragone è un pò come quei provvedimenti che stanno sempre più limitando la circolazione ai mezzi alimentati a gasolio a favore degli altri e l’obiettivo è un pò lo stesso : aria più respirabile !
Che ne pensate ?